"I sintomi sono gli stessi dell’influenza L’Italia pronta ad affrontare il contagio"

Intervista al professor Giorgio Palù, professore all’Università di Padova,
presidente dei virologhi italiani e presidente vicario di quelli
europei

«L’influenza suina è un’influenza mutante, passa dai suini agli uccelli e all’uomo. I tempi di diffusione sono quelli tipici dell’influenza quindi se è già tra noi fermarla con misure di contenimento è difficile, ma abbiamo già due tipi di farmaci in grado di funzionare». Il professor Giorgio Palù, professore all’Università di Padova, presidente dei virologhi italiani e presidente vicario di quelli europei, non sembra molto preoccupato. Il vantaggio rispetto al contagio della Sars che nel 2003 terrorizzò il mondo - spiega questo super esperto già in contatto con il nostro ministero della Sanità - sta tutto nella possibilità di disporre di farmaci adeguati. «La Sars era una malattia totalmente nuova e non esistevano farmaci in grado di contrastarla. In questo caso abbiamo a che fare con il virus dell’influenza di cui conosciamo perfettamente struttura e proteine esterne. Quindi possiamo disegnare dei farmaci in grado di reagire alle sue diverse forme».
L’influenza raramente uccide, ma a Città del Messico fa strage...
«L’influenza normalmente in circolazione muta di un aminoacido o due, questo è un virus completamente nuovo».
Il contagio americano e quello messicano sono dello stesso ceppo?
«Questo non lo sappiamo... Il sistema sanitario americano è molto rapido, in California hanno già isolato e sequenziato il virus, in Messico ci stanno ancora lavorando. In Messico abbiamo oltre 60 vittime e 800 casi, in America pochi casi e non gravi. Dunque bisogna capire se è lo stesso virus che produce effetti diversi o se sono cose diverse».
Ma da dove arriva?
«Sembra arrivare dal suino, ma ci sono delle stranezze... L’influenza, dato che il suo virus non resiste a temperature superiori ai 30 gradi, preferisce i periodi invernali, invece in Messico fa caldo».
Se un turista contagiato rientra in Italia quanto tempo abbiamo per accorgercene?
«I tempi d’incubazione sono quelli tipici dell’influenza quindi più o meno una settimana».
E i sintomi?
«Gli stessi dell’influenza: febbre, mal di gola, tosse, dolori vari».
Quindi identificarlo non è facile...
«Bisogna isolare il paziente sospetto e vedere se è lo stesso virus. Speriamo non arrivi e speriamo non sia lo stesso. Per la prima diagnosi in Italia abbiamo almeno sette od otto laboratori in grado di svolgere analisi genetiche e individuare i virus».
Dopo averlo individuato che si fa?
«Si mettono in allarme i medici sentinella, ovvero i medici di famiglia e le strutture specialistiche dove isolare i pazienti».
Un turista contagiato può diffondere il virus?
«Il virus dell’influenza si trasmette per via aerogena, attraverso le particelle di saliva, o il contatto con i liquidi biologici. La risposta quindi è affermativa, il virus può trasmettersi con contaminazioni di saliva o attraverso il contatto».
Quindi è più contagioso della Sars.
«La Sars nel 2003 si trasmise soprattutto nelle strutture sanitarie attraverso contatti fisici di secrezione, l’influenza trasmettendosi attraverso l’aerosol si diffonde molto di più».
Quindi è più pericolosa?
«Certo, ma potrebbe anche autovanificarsi. È successo alla fine degli anni ’70. Il contagio colpì una caserma americana, ma non ci fu bisogno di usare il vaccino messo a punto perché non produsse casi mortali».
L’Italia è in grado di reagire?
«Siamo organizzati con un centro di allerta, laboratori per la diagnosi, medici sentinella e centri di controllo regionali».
Possiamo star tranquilli?
«Stando all’analisi genetica fatta in California il virus è sensibile ad almeno due farmaci di cui abbiamo riserve disponibili. In ogni caso bisogna attendere e capire cosa dice l’Organizzazione Mondiale per la Sanità».
Non sembra ne sappiate molto.
«Fino a quando non avremo le analisi del Messico possiamo solo avanzare ipotesi».