Ibiscus, fagiani e tartarughe I segreti dei parchi in città

Ibiscus al Montestella, fagiani al parco Berna Ciclamini, un casino di caccia di Ludovico il Moro a Quarto Oggiaro, tortore dal collare in riva alla Martesana, quanti piacevoli segreti si nascondono nei parchi più recenti e meno conosciuti di Milano? Lo spazio che occupano è di oltre 2 milioni 531 mila metri quadrati.
Numeri ragguardevoli che forse non tutti conoscono: forse non tutti sanno che i 370 mila metri quadrati del Parco Montestella, in zona San Siro sono stati progettati nel 1946 dall'architetto Piero Bottoni, che dedicò il parco alla moglie Stella. Nelle intenzioni dell'ideatore, la «Montagnetta» avrebbe dovuto raggiungere i 90 metri d'altezza.
Le macerie degli edifici bombardati, consentirono invece di raggiungere solo quota 45. Ibisco a foglia variegata, abeti rossi, bagolari, robinie, tigli, platani, aceri, olmi fanno parte del suo patrimonio. In centro non ci sono solo i parchi storici. Realizzato negli Anni Sessanta, il Parco Pallavicino è un’area di 100 mila metri quadrati in zona Fiera-Sempione. Nei suoi spazi ci sono luoghi per il gioco divisi per fasce d'età. Una fontana formata da massi erratici e getti d'acqua improvvisi è l'attrazione principale per piccoli e meno piccoli nelle giornate di afa. Presenti boschetti di betulla, querce rosse, ma anche colossali bagolari e piante di agnocasto: una verbenacea il cui infuso un tempo serviva a sedare i bollenti spiriti dei novizi. Suo coevo è il Parco Berna Ciclamini, 60 mila metri quadrati in zona Inganni, adibiti a parco nel 1969 e in passato appartenuti al Comune di Sellanuova, una manciata di cascine rurali annesse a Milano nel 1923. Alcuni sostengono che in questa area non sia raro avvistare ancora fagiani e altri gallinacei selvatici. Àncora più giovane è il Parco Teramo, 80 mila metri quadrati in zona Barona, partorito dall'Ufficio Tecnico del Comune nel 1970.
In passato fu un’area agricola, dotata di una fitta rete di canali alimentati dai Navigli Grande e Pavese. Oggi in questo fazzoletto verde non si fatica più, ma si gioca e si fa sport anche all’insegna del fresbee che ha proprio qui la sede della Federazione italiana. Un anno dopo «sboccia» il Parco di Trenno, 600 mila metri quadrati ricavati in un' area agricola in zona S. Siro, trasformata a verde pubblico nel 1971.
Ci sono campi di bocce, tennis e calcio tra percorsi per cicloturisti e pianeggianti praticelli dove i campeggiatori provano a montare la nuova tenda, sognando luoghi esotici di villeggiatura. Ma il verde più sorprendente della città, almeno per gli esperti, è al Parco di via Lessona, 130 mila metri quadrati in zona Quarto Oggiaro. Si tratta dell'ex vivaio botanico comunale. Aperto al pubblico alla fine degli Anni Settanta, è il più ricco di specie vegetali di tutta Milano. Tanto da aver stupito, nel corso di varie ricognizioni, anche gli agronomi più giovani del Settore Parchi e Giardini del Comune: pini dell'Himalaya, cipressi di Lawson, abeti rossi.
E ancora farnie, araucarie, ciliegi e faggi piangenti rappresentano la ricca dote del parco dove il comune ha anche curato il recente restauro di villa Scheiber, una dimora settecentesca sorta sul luogo occupato nel ’400 da un casino di caccia di Ludovico il Moro. Dal verde da ammirare al verde da fruire. Si deve agli architetti Mercandino e Beretta il progetto del Parco Forlanini, 650 mila metri quadrati di ampi prati, filari di alberi, viali ed un laghetto, la Salesina, nella parte Nord est. Sulle sue sponde sono presenti canneti del tipo Typha latifoglia, ottimo habitat - secondo gli esperti - per pesci ed uccelli acquatici se non fosse per l’impressionante numero di tartarughe d’acqua dolce abbandonate da padroni sprovveduti a un destino di incolpevoli voraci predatori di uova.