Ictus e artrosi: ora la riabilitazione si fa anche a scuola e in parrocchia

Tre lettere per indicare un progetto che potrebbe rivoluzionare il futuro dei pazienti affetti da malattie croniche. Afa, che sta per Attività Fisica Adattata e cioè un'attività fisica per specifiche menomazioni croniche stabilizzate ai fini della prevenzione.
Tre lettere, per dimostrare che basta costruire una rete solida quando la coperta del sistema sanitario nazionale si fa troppo corta e le persone affette da malattie croniche rischiano di sentirsi abbandonate. Quando non trovano assistenza, soprattutto psicologica e si sentono sole.
Il principio fondamentale si basa su un semplicissimo concetto: il movimento può migliorare la qualità della vita di questi malati. La premessa è d'obbligo: «Questo progetto non è alternativo alla riabilitazione - chiarisce subito Marco Pagani, fisiatra e geriatra dell'Humanitas - ma esattamente successivo».
L'obiettivo di Afa infatti è proprio quello di aiutare tutti quei malati che hanno esaurito l'assistenza del servizio sanitario nazionale, ma che di fatto, hanno ancora bisogno di fare attività fisica per recuperare il danno provocato da patologie quali ad esempio ictus, Parkinson, artrosi o lombalgie. E proprio dopo uno studio su questa ultima malattia, è nato in Toscana Afa e in breve tempo cinque donne si sono riunite insieme per fare movimento. Passo dopo passo, ora sono cinquemila le persone che attualmente aderiscono al programma in tutta la regione.
Sono tre le caratteristiche portanti di questo progetto: la «dose» dell'esercizio adattato alla patologia specifica, la continuità dell'intervento per tutto l'anno e la sua gestione extra sanitaria, ma con una supervisione e un controllo da parte delle Asl.
Dalla Toscana alla Lombardia, passando per gli Stati Uniti. Afa infatti, ha ricevuto l'approvazione della rivista «Science» ed è stato esportato in diverse realtà americane. È toccato alla zona vicina all'ospedale di Niguarda far partire il progetto anche a Milano. Una sperimentazione che presto dovrebbe sbarcare anche tra le corsie dell’ospedale di Rozzano.
Dalla teoria alla pratica, perché il segreto del successo di Afa sta nella costruzione di una rete di servizi che già esistono nel territorio, ma che non hanno mai collaborato tra di loro. «La nostra idea è molto semplice - continua Pagani - : dopo un finanziamento iniziale, ciascun gruppo si deve auto mantenere». Il segreto? «Basta organizzare i corsi durante i momenti in cui le palestre restano inutilizzate e poco importa se siano dentro le scuole, le parrocchie o di proprietà delle più diverse associazioni. Quindi bisogna far pagare una retta agli iscritti, ma l'esempio in Toscana ci dimostra può essere molto contenuta, inferiore ai 2 euro a seduta ad esempio».
Quindi basta poco per avviare il progetto: il primo passo è trovare un’area e delle attrezzature per accompagnare i pazienti, tappa dopo tappa, nella riabilitazione.