«Immigrati utili alla città» Ma il clandestino fa paura

L’indagine della Camera di commercio: un cittadino su due chiede controlli più severi sugli irregolari

Milano «città aperta» agli immigrati e alla loro integrazione, ma a determinate condizioni. E le maggiori difficoltà di inserimento riguardano la comunità musulmana locale. Questo, in sintesi, il pensiero dei milanesi interpellati da CedCamera, azienda speciale della Camera di Commercio, assieme ai residenti di altri quattro grandi centri italiani (Bologna, Roma, Napoli e Palermo) nell’ambito di una ricerca presentata alla vigilia della Conferenza internazionale «Laboratorio Euro-Mediterraneo».
Prioritario, dunque, il controllo della clandestinità (per il 53% degli intervistati) e solo in seguito la creazione di nuovi posti di lavoro (10,2%). Mentre una quota interessante di cittadini (7,8%) ritiene che l’istituzione di un assessorato ad hoc potrebbe giovare alla causa dell’integrazione. Quest’ultima, comunque, deve passare per il giusto «mix» tra mantenimento di usanze tipiche delle etnie straniere e adozione dei costumi nostrani.
Specchio di un atteggiamento complessivo che non muta rispetto alla rilevazione dello scorso anno e spia di tolleranza, estesa a tutti i simboli religiosi, che si parli di crocifisso o di hijab, il velo. In definitiva, la presenza di immigrati extracomunitari è vista come una risorsa positiva per la propria vita personale nel 45% circa delle risposte, il doppio rispetto al passato.
L’indagine tocca inoltre alcuni aspetti del delicato rapporto tra Milano e l’Islam. Cresce dal 29% al 42% il numero di coloro che sono contrari alla costruzione di un’altra moschea in città, perché costituirebbe uno spreco di soldi pubblici (32% dei pareri) o per timore che diventi luogo di ritrovo per terroristi (15,6%). Nel 2005, ma su scala nazionale, appena il 3% del campione aveva dichiarato di non avere scambi con cittadini arabi. Oggi la percentuale è salita al 16%.
Altro nodo cruciale è la concessione del diritto di voto agli extracomunitari. Anche in questo caso i contrari sono aumentati in un anno dal 26,5% al 40%. Eppure la domanda conteneva una clausola: «Immigrati regolari residenti in Italia da oltre 10 anni». Il 52% dei milanesi, infatti, considera ancora necessario il possesso della cittadinanza italiana. In calo anche l’indice di gradimento delle «coppie miste», cioè composte da italiani (uomini o donne) ed appartenenti ai Paesi arabi del Mediterraneo. A Milano nel 2005 si dicevano «a favore» il 69% dei cittadini; dopo un anno la percentuale si è ridotta al 60%, a fronte del 35,5% di chi vede con diffidenza questo tipo di unioni.
Va meglio sotto il profilo dell’integrazione commerciale ed economica. Ad oltre la metà dei milanesi è capitato di frequentare esercizi gestiti da arabi, soprattutto ristoranti, pizzerie e alimentari. Riscuote successo il cibo etnico, per tanti un modo per «conoscere la cultura islamica». Un interesse non condiviso soltanto dal 28% dei milanesi. È forse questa una delle conseguenze degli attentati terroristici che hanno preso di mira l’Occidente: con il mondo musulmano non si può far a meno di confrontarsi. Ma a quasi cinque anni dalla strage delle Torri Gemelle il 50,6% di chi vive a Milano si sente meno sicuro di prima quando si trova nelle vicinanze di luoghi pubblici affollati come stazioni, metropolitane e centri commerciali.
Un’insicurezza tornata ai livelli post 11 marzo 2004, data dell’attacco a Madrid. «Emerge una radicalizzazione delle posizioni - è l’analisi di Bruno Ermolli, presidente di Promos, società della Camera di Commercio di Milano per le attività internazionali - in pratica un milanese su due mostra sospetti e paure verso gli immigrati provenienti da Paesi di tradizione musulmana. Allo stesso modo, un’altra metà è aperta al nuovo e interessata all’integrazione». Nel rispetto delle regole, però.