Gli imprenditori stranieri valgono una manovra

Le aziende multietniche cresciute dell’11 per cento

Milano, città sempre più multietnica. E che ha fatto dell’integrazione un elemento fondamentale per la sua crescita economica. Per chi ancora avesse dubbi e riserve circa l’apporto degli extracomunitari al sistema produttivo del nostro Paese, bastano i dati emersi da una recente rilevazione della Camera di commercio di Milano sul secondo trimestre 2007, che ci dicono che l’imprenditoria straniera contribuisce alla ricchezza cittadina con circa 30 miliardi all’anno, contando su 18.854 ditte individuali nel 2006 (più 11 per cento rispetto all’anno precedente). Insomma, un decimo del fatturato meneghino è dovuto ad attività imprenditoriali extracomunitarie, soprattutto commerciali e di ristorazione.
I dati sono stati resi noti in occasione della presentazione della prima guida «Milano multietnica», un censimento dei servizi e delle attività avviate dalle comunità straniere presenti a Milano e provincia realizzato da Camera di commercio, Isnart (Istituto nazionale ricerche turistiche) e Actl (Associazione per la cultura e il tempo libero).
Tra le attività imprenditoriali, il commercio è l’area dove più alta è la concentrazione di titolari stranieri, prevalentemente giovani uomini provenienti dai Paesi arabi. Delle quasi 19mila ditte milanesi che hanno come titolare un extracomunitario, un quarto è intestata ad egiziani e oltre la metà a cittadini di fede musulmana. Molto concentrata è anche la provenienza dai singoli Paesi: l’84 per cento delle imprese etniche, per un terzo attive nei campi commercio e ristorazione, sono gestite da persone provenienti da solo quindici Paesi, tra i quali spiccano mondo arabo, Cina e area slava.
Il discorso cambia se ci si rivolge ad attività imprenditoriali più complesse rispetto alle società individuali. Nella partecipazione societaria alle imprese, tra titolari, soci e amministratori si contano oltre 37mila extracomunitari, col 5,5 per cento di tutte le cariche milanesi. E si sposta anche l’asse geografico, portando ai primi posti Svizzera e Stati Uniti.
Una realtà molto varia e dinamica, che restituisce in termini economici alla città quello che la città ha dato in termini di integrazione. «Valorizzare queste attività - dice il presidente della Camera di commercio di Milano, Carlo Sangalli - significa riconoscere il valore aggiunto dell’imprenditorialità multietnica milanese. Questa rilevazione ci dice non solo che la ricchezza della città si gioca prevalentemente sul terziario, ma anche che il risultato dell’integrazione non è a somma zero, ma significa vantaggi per tutti, sia dal punto di vista culturale sia economico», conclude Sangalli.