«Inadeguati? Si sbagliano Abituati al terrorismo, non temiamo i quartieri»

L’ordine pervenuto ai militari dal comando della «Santa Barbara» è perentorio: non far parola con alcuno della missione che inizierà oggi. Tanto meno con i giornalisti. Ma in uno dei bar della zona frequentato dai soldati, finalmente c’è chi vuole togliersi un sassolino dalla scarpa sotto garanzia dell’anonimato.
«Sono convinto del contributo positivo che daremo nei pattugliamenti in città - esordisce un militare - perché una uniforme dell’esercito è comunque garanzia di legalità e di presenza dello Stato. Chi è onesto non ha nulla da temere. Secondariamente trovo che dovrebbe divenire un compito istituzionale per tutti quei militari che non hanno impegni nelle missioni estere. Terzo punto: io e altri miei colleghi siamo molto contrariati per quanto detto ai giornali da un certo sindacato di polizia (il Siulp, ndr), secondo il quale non saremmo adeguatamente armati né preparati per questo compito».
Ma voi non siete poliziotti…
«No, ma abbiamo in dotazione le loro stesse armi, siamo addestrati per far fronte a situazioni estreme e - lo dice indicando il commilitone accanto, che è un mezzo armadio con tanti nastrini sull’uniforme da far invidia a un generale, ndr - molti di noi hanno alle spalle numerose missioni estere. Si figuri se ci perdiamo d’animo di fronte ad un quartiere malfamato da monitorare».
Sarete comunque sempre in pattuglie miste con le forze dell’ordine, e per quanto riguarda gli obiettivi sensibili?
«Niente di più di una normale operazione "Domino", già svolta dall’esercito per antiterrorismo».