Incidenti stradali, Niguarda in prima linea Uno «sportello» per vittime e parenti

Aperto il lunedì e il venerdì, darà conforto psicologico agli infortunati e ai loro parenti

Marisa De Moliner

A Milano l'estate non è il periodo caldo per gli incidenti stradali. Ci s'infortuna di più sull'asfalto in primavera e in autunno quando la città è al completo e in molti viaggiano in moto e motorino. Ciò nonostante al Trauma Service del Niguarda hanno comunque un gran daffare. Al punto che hanno aperto uno sportello per le vittime della strada. Un punto d'ascolto, attivo dal 3 luglio il lunedì e il venerdì dalle ore 10 alle 12,30, dove possono trovare aiuto gli infortunati e i loro parenti. Un sostegno psicologico, burocratico e legale offerto dall'Associazione italiana familiari e vittime della strada. Per quello sanitario ci pensano i medici del Trauma Service, l'unica struttura dedicata ai traumatizzati presente in Lombardia e una delle sei presenti sul territorio nazionale.
Ma come assistete gli infortunati in incidenti avvenuti sulle due e quattro ruote? «In tempi velocissimi - risponde Osvaldo Chiara, responsabile del Trauma service - nei casi più gravi il paziente viene operato a soli quindici minuti dall'arrivo in ospedale. Negli altri casi, invece, ne trascorrono circa trenta o quaranta».
A che si deve tanta rapidità? «All'organizzazione del trauma team (un chirurgo, un anestesista, due infermieri, e un tecnico di radiologia oltre a un radiologo, un ortopedico e un neurochirurgo reperibili 24 ore su 24)- spiega il dottor Chiara - che può effettuare gli esami diagnostici nella stessa schock-room. Una di quelle sale d'emergenza che si vedono nei telefilm americani e la cui efficienza va ad aggiungersi a quella del 118, che ci allerta in quali condizioni è il paziente (per esempio codice rosso significa parametri vitali alterati e pericolo di vita)».
Si tratta di situazioni che accadono spesso, basti pensare che alla Ca' Granda assistono all'anno 400 traumatizzati, il 70% dei quali sono vittime di incidenti stradali. Nonostante l'intensa attività, il trauma service del Niguarda non è sufficiente ad assistere tutti i politraumatizzati. «Ce ne vorrebbero almeno altri due - conclude Osvaldo Chiara - considerando i pendolari che vengono a Milano e chi abita nell'hinterland, i traumatizzati all'anno sono almeno 1200 o 1500. Ben più numerosi dei 400 per milione d'abitanti stimati dalle statistiche".