Indro e la linea dura contro i rapimenti

Oggi sono allegate gratuitamente, come inserto centrale, quattro copertine storiche del <em>Giornale</em> (agosto-settembre 1975) diretto da Indro Montanelli

Oggi sono allegate gratuitamente, come inserto centrale, quattro copertine storiche del Giornale (agosto-settembre 1975) diretto da Indro Montanelli.

di Mario Cervi

Più d’un lettore ha rilevato che queste prime pagine, viste oggi, danno l’impressione che l’Italia sia immobile. Sempre la stessa tematica, con problemi riproposti da decenni e soluzioni da decenni invocate. C’è del vero in questa diagnosi sconfortata. Anche se negli anni della Repubblica l’Italia ha cambiato faccia, da Paese d’emigrazione s’è trasformata in Paese d’immigrazione, da Paese di sovranatalità preoccupante in Paese d’altrettanto preoccupante denatalità. Ma la prima pagina del 4 settembre 1975 ci ricorda un’altra cosa di cui ci siamo un po’ dimenticati. La stagione dei sequestri è sostanzialmente finita, i suoi ritorni sono sporadici. Questa turpe e feroce forma di criminalità, che imperversò negli anni Settanta, non incombe più. La cronaca fu dominata dalla tragedia di Cristina Mazzotti, rapita per ottenere un riscatto - poi pagato - e nonostante questo barbaramente uccisa. Gli assassini furono individuati e catturati. Il fondo di Montanelli («Non siamo tutti colpevoli»), dibatte l’angoscioso problema del riscatto, e dall’opportunità di impedirne il pagamento. Su questo Montanelli si pronuncia. Nessuna trattativa con quell’orrenda delinquenza. Men che mai dopo che «lo straziante caso di Cristina Mazzotti ha dimostrato che il cedimento non serve nemmeno a salvare l’ostaggio».