«Insegno ai manager ad apprendere le regole dei monaci»

I n un mercato in crisi e alla ricerca di riforme strutturali, una lezione alle imprese può arrivare dai valori della «regola» del monachesimo benedettino. A esserne convinto è Massimo Folador, ex manager di importanti aziende italiane e straniere, autore di un libro emblematico dal titolo: «Il lavoro e la regola». Attento conoscitore della cultura benedettina, l’autore si occupa di consulenza strategica all’impresa e, contemporaneamente, è presidente dell’Associazione «Verso il cenobio», la cui finalità è far conoscere, in ambito aziendale, l’attualità e la forza dell’insegnamento di San Benedetto. In un modo che possiamo definire rivoluzionario, Folador fa rientrare a pieno titolo nella formazione professionale quei principi etici che Benedetto ha posto come pietre fondamentali della sua istituzione. Dalla Regola citiamo un passaggio significativo: «L’abate... abbia sempre presente quale incarico si è assunto e a chi dovrà rendere conto della sua amministrazione, sapendo che dovrà servire più che comandare».
La sua attività parte da Milano. Quali sono le caratteristiche salienti della vita spirituale nella nostra città?
«Milano ha dalla sua parte una grande capacità di anticipare il cambiamento. Nell’ambito del suo tessuto produttivo e aziendale si pone domande legate anche allo spirito, forte di una radicata tradizione cristiana e cattolica. Tanto che sono le stesse aziende a richiedere momenti di formazione nei monasteri, come Viboldone e Chiaravalle».
La sua particolare vocazione formativa si rivolge soprattutto al mondo dell'impresa. Perché?
«Il mondo imprenditoriale vive in continuazione situazioni di profondo cambiamento. Un cambiamento che riguarda il mercato ma non solo. In certe situazioni accade che la risorsa più importante, l’uomo, che dovrebbe gestire questo cambiamento e cogliere le opportunità proprie di ogni evoluzione, è una persona spesso confusa e disorientata. Una persona che fatica talvolta a trovare idee, motivazioni e comportamenti che possano dare beneficio a sè stesso e risultati all’azienda».
Di qui lo spunto per il suo libro.
«Il lavoro e la regola è un’indicazione di cammino rivolta alla persona. Partendo dalla conoscenza di sé, dall’interiorità, si traccia un percorso verso lo sviluppo delle competenze chiave in una comunità organizzata: l’ascolto e il dialogo. Eccellenza, potere di sintesi e creatività sono le doti aziendali che ne conseguono».
Come si articola il percorso che ha tracciato nella sua opera?
«Ho cercato di sintetizzarlo in quattro capitoli. Dal silenzio all’ascolto, Responsabili di decidere - della bontà della propria vita, dentro cui c’è quella lavorativa -, A partire dalla consapevolezza - di sé, degli altri, delle cose - e Libertà di condividere. Quest’ultima parte spiega come l’uomo, elemento imprescindibile al servizio dell’innovazione e del benessere, si realizza nel contesto, con gli altri. Mettersi in gioco significa trovare la propria verità anche attraverso quella degli altri. È così che si può trasformare il proprio potenziale in valore».