Intanto la Provincia taglia i fondi per i suoi trasporti

L’amministrazione toglie 42 milioni dal Bilancio del 2005. Linee extraurbane, appalti revocati: le società vincitrici fanno ricorso

Quarantasette pagine di ricorso contro la Provincia di Milano che «revocando», a gara conclusa, il bando per l’affidamento del servizio di trasporto pubblico diventa «la peggiore delle tredici province lombarde» sul fronte della mobilità. L’ha presentato Auto guidovie italiane a nome e per conto anche del Consorzio trasporti nord Milano e della azienda Trasporti pubblici monzesi di proprietà del comune di Monza.
Società unite contro la giunta Penati: scegliendo di annullare quella gara, dopo un lavoro di anni, con tanto di nome delle sei aziende vincitrici, l’inquilino di Palazzo Isimbardi «ha compromesso la buona riuscita dell’intera operazione di riforma del trasporto pubblico locale». Decisione politica seguita dalla variazione del Bilancio 2005 che toglie poco più di 42 milioni di euro dal capitolo del trasporto pubblico, ovvero diminuisce dell’ottanta e passa per cento lo stazionamento per i bus extraurbani. «Un pasticcio» commentano da Forza Italia che costa «milioni di chilometri-bus in meno all’anno con un danno non quantificabile per chi vive in Provincia, dove le profonde modificazioni urbanistiche e demografiche avevano reso sempre più opportuno un ridisegno della rete su gomma che, in un regime monopolistico e fermo ai privilegi di concessioni, era in mano a cinquantadue operatori gestori di 154 linee». Sintesi estrema di un sistema che la Signora Provincia, quella governata dal centrodestra, aveva modificato dopo «opportune consultazioni con i comuni coinvolti» e con quel piano triennale dei servizi di trasporto che prevedeva «molto in termini di qualità e a parità di spesa pubblica perché la Provincia riceve dalla Regione i soldi per pagare chi vince le gare».
Sistema all’insegna della razionalità - il territorio diviso in sei lotti, affidati ciascuno a un’azienda per sette anni - che ha spinto decine e decine di amministrazioni comunali a investire soldi per le nuove fermate delle nuove linee. Investimenti persi perché il settore appalti del governo Penati contesta «l’aggiudicazione di quattro dei sei lotti»: motivo? La scoperta che in un capitolato non viene indicato un numero sufficiente di paline, gli indicatori delle fermate: 88 invece di 95. Meglio, quindi, azzerare tutto oggi - anche se due vincitori su sei hanno le carte in regola - e ripartire da zero, con tanto di cancellazione dal bilancio di quei quarantadue e più milioni di euro. Salvo che, pochi mesi fa, l’amministrazione Penati aveva triplicato l’addizionale sull’imposta di pubblica trascrizione garantendo in cambio maggiori investimenti sul trasporto pubblico. Risultato? «Le spese per il trasporto non diminuiscono ma aumentano» dicono gli azzurri persi dentro i conti della nuova sconfitta penatiana.
Che, tra l’altro, finisce pure davanti alla Corte dei Conti. «Questa mossa brucia sei anni di lavoro di tecnici, funzionari e consiglieri ovvero quasi 600mila euro e senza nemmeno spiegare perché».

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