«Integrazione in classe, le famiglie vanno coinvolte»

Il cardinale: «Tutti hanno diritto a una educazione rispettosa delle propria identità, ambiente e cultura»

Andrea Tornielli

«Decidere in base all’emergenza non è la cosa migliore. Ho l’impressione che su problemi come quello della scuola islamica si arrivi sempre troppo tardi...». Il Cardinale Dionigi Tettamanzi - che ieri ha presentato la terza tappa del cammino pastorale della diocesi, dedicato alla fede vissuta e incarnata nel quotidiano - non si è sottratto alle domande dei giornalisti sulla scuola di via Quaranta. Ma ha risposto con una critica al modo in cui la vicenda è stata affrontata finora. «Ho l’impressione - ha spiegato l’arcivescovo - che giudici e decisioni in questa vicenda passino solo per alcune persone e mi domando se siano state interpellate le famiglie dei ragazzi».
«Spesso - ha detto - ci si scontra prima di incontrarsi. Invece bisogna continuare ad alimentare una cultura dell’incontro e del dialogo». «L’integrazione è qualcosa che compete non solo alle istituzioni, ma anche alle famiglie e alla società. Ogni essere umano - ha aggiunto - ha diritto a una educazione rispettosa delle identità, come del luogo, dell’ambiente, della legalità del Paese. Arrivare a una giusta integrazione è un processo».
Tettamanzi ha quindi spiegato che «la convivenza nella multiculturalità si fonda proprio sulle identità: se uno non riconosce se stesso non può neppure riconoscere gli altri e dialogare. È impossibile un’identità che non si misuri, non si confronti, non si costruisca. Il dialogo non è in contrasto con l’identità, non è l’appiattimento delle identità. Cancellare il dialogo vuol dire cancellare le identità».
L’arcivescovo ha quindi risposto a una domanda sulla situazione dei nomadi a Milano, riproponendo di fatto il giudizio già espresso sulla scuola islamica, vale a dire la necessità di affrontare questi problemi non quando fanno notizia e sono diventati «emergenze»: «Non si tratta - ha concluso - solo di trovare una soluzione immediata, che alla fine viene trovata, ma elaborare un progetto organico e articolato in cui ognuno faccia la propria parte, perché è possibile e doverosa la convivenza, rispettando le persone».