Macché populismo, la vera demagogia è lo spreco di Stato

La ricetta dell'Imu di Berlusconi è stata sommersa dalle critiche. Ma in un Paese supertassato il gettito fiscale in eccesso devo tornare nelle tasche dei contribuenti

La pagina del modello F24 alla voce Imu

L'unico modo per affamare la bestia statale è toglierle il nutrimento. Tutti chiedono la riduzione delle imposte, ma chi fa una proposta concreta è un demagogo. È più falso promettere genericamente il calo della pressione fiscale o indicare un obiettivo e concentrarsi su di esso? La realtà è che chi si candida ad amministrare la Bestia, ha piacere che sia ben nutrita. I conservatori, in fondo, vogliono proteggere la spesa pubblica. I liberali semplicemente chiedono allo Stato di stare a cuccia: fare di meno, possibilmente meglio, ma soprattutto di meno. La proposta lanciata ieri da Berlusconi sulla restituzione dell'Imu (peraltro votata anche dal Pdl, durante le prime settimane del governo Monti) va ascritta all'opzione liberale.
Come era evidente è stata sommersa da critiche. Tralasciamo quelle politiche, e addentriamoci su quelle più tecniche.
1. La proposta del Cavaliere rappresenterebbe una sorta di voto di scambio: tu mi voti, io ti restituisco 4 miliardi di tasse pagate nel 2012. Si tratta di una critica risibile. Come se poi promettere maggiore spesa non fosse uno scambio. Proviamo a capovolgere il ragionamento. La tassa sulla prima casa è un pizzo di Stato e l'organizzazione politica che si candida a governare il Paese restituisce il mal tolto. La politica economica degli ultimi anni (compresa l'estate della crisi del 2011 in cui il governo del Cav era finito nel pallone) si è contraddistinta per una rincorsa della spesa pubblica. Lo Stato spende 800? Bene, cioè male: i cittadini la devono finanziare. Il paradigma dovrebbe essere ribaltato. Individuiamo piuttosto un tetto alle tasse annuali che si possono prelevare dai cittadini: diciamo 600 (un numero preso relativamente a caso) e su questo valore limitiamo la spesa pubblica. Non c'è scritto in nessuna legge del mondo che le spese dei privati siano comprimibili a piacimento da parte dei governi. Sia piuttosto lo Stato a stringere la cinghia.
2. La proposta del Cavaliere è pura demagogia. Anche qui rimettiamo le carte in ordine. E vediamola diversamente cercando di spiegare l'Imu. L'ultima più pesante rata è stata pagata il 17 dicembre dell'anno scorso. Gli italiani si sono messi in fila alle poste o in banca per pagare 2-300 o mille euro di una nuova tassa. Lo hanno fatto direttamente, senza alcun intermediario che rendesse l'esborso meno trasparente. Ecco il punto. Il saldo dell'Imu ha inciso sui consumi, e per di più nel periodo più caldo, quello natalizio. Duecento euro di Imu si sono tramutati in minori spese private: si chiama effetto povertà. Nell'abc della scienza delle finanze si ipotizza un'imposta di questo tipo nei casi in cui l'economia corra a mille, l'inflazione sia a due cifre, e i governi abbiano la necessità di frenare i consumi. Farlo in recessione è come offrire l'ultimo bicchierino a un ubriaco.
3. La proposta di Berlusconi manca di copertura finanziaria. È l'obiezione più seria. Motivo per il quale i critici di Berlusconi non l'hanno utilizzata con forza, preferendo piuttosto scommettere sul fatto che il Cav non mantiene le sue promesse elettorali (anche se una delle poche, per la verità, che ha mantenuto è stata proprio l'abolizione dell'Ici sulla prima casa). Ma vediamo perché anche questa critica fa acqua. Un liberale di scuola friedmaniana vi direbbe subito che riducendo l'imposizione sulla casa e liberando risorse per i consumi, il gettito che si perde con un mano si prende dall'altra grazie ai maggiori introiti derivanti dall'Iva e dalla conseguente ripresa produttiva. È un argomento che non convince i tecnici del Tesoro. Anche se è evidente che un'eccessiva imposizione faccia perdere gettito: il caso della nautica è eclatante, erano previsti 155 milioni di entrate, che a saldo invece hanno superato solo i 20 milioni. Stesso discorso per la benzina, che viene comprata sempre di meno e quindi produrrà meno del gettito previsto.
In realtà i tecnici del governo Monti hanno già trovato la copertura per Berlusconi. L'Imu ha portato nelle casse dello Stato quattro miliardi più del previsto: esattamente quanto vale il rimborso promesso da Berlusconi. Quei quattro miliardi inattesi non dovrebbero confluire nel bilancio della bestia statale, ma essere restituiti ai contribuenti. In un Paese supertassato sarebbe buona norma prevedere che il gettito inatteso e il recupero dell'evasione fiscale non siano messi nel calderone, ma restituiti ai contribuenti virtuosi e strozzati dal fisco.
Non è corretto, non è sano, non è etico utilizzare i nostri quattrini per coprire i buchi di una spesa senza controllo. Che proprio per questo sarà sempre incentivata ad essere senza controllo. Si restituisca il mal tolto e sia la macchina statale a fare quei sacrifici richiesti ai privati. Soffrirà perché affamata? Certo. Ma qualcuno ci deve spiegare per quale dannato motivo la sofferenza privata sia più accettabile di quella pubblica.

Commenti

il vale

Lun, 04/02/2013 - 15:29

non diciamo fesserie... pur di mantenere il posto di lavoro... torniamo ad essere seri e facciamo giornalismo obiettivo. il berlusca non sta in piedi di per sè, figuriamoci le sue teorie... mi meraviglio chq qualcuno erudito come chi si firma caschi in simili tranelli saluti e baci

decespugliatore

Lun, 04/02/2013 - 15:30

A questo punto possiamo convenire che il CaV merita un monumento in ogni città italiana con scritto "A SILVIO BERLUSCONI CHE IMPEDI' IL MASSACRO FISCALE DEGLI ITALIANI NEL III° MILLENNIO".

MagoGi

Lun, 04/02/2013 - 15:40

Che Porro pensi che ad una sparata come quella dell'IMU i leader degli altri partiti rispondano con grandi elucubrazioni e non a loro volta con una battuta mi sembra risibile.

Kost

Lun, 04/02/2013 - 15:57

Meno male che qualcuno ha la testa per ragionare e che scrive articoli per fare in modo che anche gli altri ragionino in modo diverso e non seguano la corrente di pensiero della massa.

Rita Coltellese

Lun, 04/02/2013 - 16:07

"Affamare la Bestia" è il titolo di un mio post del 19 settembre 2012 sul mio sito www.ritacoltelleselibripoesie.com, solo che "la Bestia" non era lo Stato come lei scrive, bensì i Partiti, per il moltiplicarsi delle ruberie dovute a troppi soldi pubblici della legge truffaldina sui rimborsi elettorali, contro il risultato del referendum che non voleva tale finanziamento.

gigi0000

Lun, 04/02/2013 - 16:11

Caro Vicedirettore Porro, non solo condivido la Sua analisi, ma aggiungo d'aver subito pensato anch'io, tutt'altro che economista, al maggior gettito IMU come una buona ragione per l'abolizione dell'imposta e per la restituzione dell'avanzo indebitamente richiesto. Ma i nostri tecnici, evidentemente poco avvezzi a far di conto ed a far previsioni azzeccate, hanno commesso ben altri errori, quali, ad esempio, quello delle imposte sulla nautica, ma non solo, pertanto i saldi sembrerebbero ancora negativi. Negativi malgrado i quasi 4 miliardi in più di IMU. Non credo sia necessario scomodare la politica di Regan per avere prova che riducendo l'imposizione fiscale e rilanciando i consumi interni i gettiti risulterebbero invariati, ovvero accresciuti. Ma forse i tecnici ed i compagni queste cose non le sanno.

Ritratto di Il corvo

Il corvo

Lun, 04/02/2013 - 16:15

1) La spesa pubblica comprende pensioni, stipendi, ammortizzatori sociali, ricerca, istruzione ecc..Se si mette un limite alle entrate, cioè alle tasse, si dovrebbero conseguentemente tagliare anche questi capitoli di spesa. 2) Tutte le spese dovute a qualsiasi titolo: assicurazione e bollo auto, canone TV, asili nido, malattie, e ovviamente tasse, comprimono i consumi, ma allora che si fa, non si pagano più? 3) Se beneauguratamente dovesse avanzare qualche soldo non sarebbe male utilizzarlo per abbattere il debito pubblico, che rappresenta una emorragia, in termini di interessi, e che è a mio avviso è il punto più critico della nostra economia.

giancarlop

Lun, 04/02/2013 - 16:20

Bravo Porro, è questa la strada. Più che ridurre il numero degli statali (comunali, provinciali, regionali), bisognerebbe pagarli ma lasciarli a casa e sopratutto non dargli soldi da investire. La nostra tragedia è che togliamo soldi a chi sa cosa farne per darli a chi li spende per le cattedrali nel deserto, talvolta purtroppo per far piacere a qualcuno e spesso per pura ignavia.

Roberto Monaco

Lun, 04/02/2013 - 16:23

Caro Porro, io la leggo sempre volentieri, e le chiedo: perchè i governi Berlusconi non sono mai riusciti a ridurre la spesa pubblica, ma piuttosto si è alzata? Se non ci è riuscito in otto anni di governo degli ultimi dodici, cosa le fa pensare che possa volerlo fare stavolta? Ridurre la spesa pubblica è complicatissimo, per mille motivi: imporre tasse è molto più rapido e semplice.

giancarlop

Lun, 04/02/2013 - 16:59

@il corvo: lo stato non è imprenditore, costruisce ospedali dove non servono , asili dove non ci sono bambini, ponti e gallerie che non servono a nessuno(salvo a chi li costruisce), e dulcis in fundo, se fa una cosa utile, gli costa il triplo perchè fanno, si, le gare al ribasso ma poi concedono gli aggiornamenti in corso d'opera. Devo continuare?? Lo stato è diventato il più grosso ed incompetente imprenditore italiano ed il brutto è che non può fallire perchè trova sempre un Monti di scorta. Ripeto: paghiamoli pure tutti, ma la metà lasciamoli a casa e privatizziamo tutto il possibile.