La festa patronale di "san libro"

Ma perché migliaia di persone affollano i centri storici d'estate nelle feste del libro?

Ma perché migliaia di persone affollano i centri storici d'estate nelle feste del libro? Sono reduce da strabocchevoli sagre librarie in tutta Italia, mi accingo a un altro bagno di libridine nel borgo natio. Folle refrattarie ai libri e alla lettura, inchiodate ai tablet o alla tv, partecipano a questo struscio intellettuale di massa. Come mai? Ritrovano nelle feste librarie la festa patronale. Non è illuminismo di massa, ma luminarie per i santi in veste di autori. Si comprano gelati e focacce e si lascia l'obolo al santo, acquistando un libro-santino, con la benedizione firmata dell'autore e per i più devoti con dedica personale. Il mondo cambia, la tecnologia allontana i vicini e avvicina i lontani, siamo cinici e solitari, ma ci restano tre bisogni elementari.

Il bisogno di festa che interrompe la routine per un evento speciale, l'adorazione di una reliquia. Il bisogno di comunità per venerare insieme, coram populo, riunirsi e strusciarsi. Il bisogno di sacro, cioè di qualcosa d'eccezionale, locale e universale, disceso dall'alto, che colleghi a un culto, un rito, una predica. Poi ci sono, come alle feste patronali, i palloni gonfiati, i fuochi d'artificio verbale, gli spari a devozione. L'antico risorge in nuova veste. Questo dimostra tre cose: il globale non cancella il locale; il telemondo va compensato con la fisicità di un incontro-evento; al di là della tecnica e della finanza, l'uomo resta animale ludico, religioso e comunitario. Il libro, più che un testo, è un pretesto.

Commenti
Ritratto di Euterpe

Euterpe

Sab, 31/08/2013 - 16:54

Soprattutto d'estate, in vacanza,quando non bisogna usare le forze per far fronte al bisogno,frequentando le feste librarie (e in genere avvenimenti festaioli), l'individuo crede di poter conciliare il piacere ludico con quello pseudo-intellettuale,ma in ultima analisi si unisce agli altri nelle folle perché,appena si ferma il suo agitarsi,sarebbe costretto a ritornare in se stesso e ciò sarebbe per lui un peso insopportabile.La capacità di stare in solitudine e di assaporare il silenzio non è di tutti,anzi direi di pochissimi.

Nadia Vouch

Sab, 31/08/2013 - 17:32

@Euterpe. Come sempre, si rivela meravigliosa nel Suo commento. Riesce veramente, con una ferma dolcezza, vera dolcezza, a dare il "la" ad una discussione. Ci si può, davvero, abituare alla solitudine? Lo chiedo da persona che, non ha conosciuto una solitudine soltanto, ma più solitudini. Ossia, la solitudine non è unica, ma ce ne sono molte.

Agev

Sab, 31/08/2013 - 17:55

La nostra cara musa Euterpe ... di fatto ci sta indicando la via per poter accedere all' infinito intelligente . La capacità della solitudine ... il saper fare silenzio ... il silenzio della mente ... ma soprattutto ascoltare il silenzio . Questa è la chiave per poter accedere alle intelligenze/conoscenze più alte/profonde e sottili dell' universo dal quale veniamo ed apparteniamo . Buona serata . Gaetano M

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Sab, 31/08/2013 - 18:08

Non penso di sbagliare molto quando mi soffermo a immaginare che il libro è anche un oggetto e come tale, ha una sua fisicità che, solo per questa, può subito colpire l' astante al di là della vetrinetta o della bancarella d'esposizione. Possederlo può essere il desiderio primario, una specie di coup de foudre al primo incontro, per quelli che non leggono, poi, può rappresentare addirittura il piacere della trasgressione diversiva. Esibirlo maneggiandolo a passeggio, seduto al bar, o sotto l' ombrellone può significare accreditarsi in una categoria, mentale soprattutto. Se presentato direttamente dall' autore, nella categoria dei “io c'ero”, doppio gusto se abbiamo strappato un autografo, e triplo se abbiamo conquistato il K2 della dedica. L'autore è fatto secondario, l' argomento forse non ci sfiora che un attimo, ma la serata sagrale dei fagioli e libro è indimenticabile, da insaccare nel videocellulare. Si bada poco al costo, ma il libro di presenza è come lo spaghetto espresso: ha un valore aggiunto che nella libreria sotto casa manca. Questo lo abbiamo preso alla fiera di Vattelapesca, lontanissimo da casa, ha viaggiato per venire nella mia scansia, e per rinnovare con questo ricordo la magia preziosa ancora da sfogliare. Se poi l' autore compare in video, gridiamo la miracolo e chiamiamo a raccolta la famiglia, perché si ricomponga, almeno per un momento, un attimo di passato ritornato a rammentarci che bella cosa abbiamo in casa. Appena possibile, lo leggeremo come se fosse davvero un libro e non una preziosa reliquia.

guidode.zolt

Sab, 31/08/2013 - 19:39

In un'epoca in cui la maggior parte della gente acquista i libri a metro, quelli in polistirolo con rilegatura in similpelle e dorature varie, consigliati dall'architetto ed in tinta con il divano, credo che i libri siano guardati con sufficenza e noncuranza, un pò come l'antiquariato, adatto a pochi eletti. E poi, vuoi mettere un libro elettronico ..? quando mi serve lo scarico...operazione che rimane però nelle intenzioni... non c'è più il piacere di sentir frusciare la carta sotto le dita aprendo un libro la prima volta, per me è l'amico più caro, ti conforta nei tuoi momenti più intimi e, quando lo riponi religiosamente, aspetta pazientemente che tu lo riapra ...i miei hanno il profumo del mio tabacco da pipa.

Ritratto di Michele Corno

Michele Corno

Sab, 31/08/2013 - 19:41

E' triste, ma è così: il libro è davvero un pretesto. Capita lo stesso coi musei aperti nelle sere d'estate e altre iniziative del genere. Io mi auguro sempre che tra i mille e mille, che si adeguano a tali situazioni, ve ne sia almeno uno che ne tragga davvero qualcosa. Allora non sarebbe un pretesto, ma l'acquisto di una mente.

Ritratto di MARINA58

MARINA58

Sab, 31/08/2013 - 22:21

Per il lavoro che svolgo...amo sempre più la solituine...(l'importante è...che non sia imposta)troppo fracasso, troppa superficialità, alla quale mi adatto gioco forza...spengo telefoni, scribacchio ed ascolto musica...mio pane quotidiano, danzo e il danzare...libera tutta la mia Anima...in un crescendo di sensualità e spiritualità...AMO i libri...ed una frase di LAO TZU..."essere amati profondamente da qualcuno ti dà forza.Amare profondamente qualcuno ti da coraggio" mi propongo di approfondire la lettura del suddetto, con grande entusiasmo...per il momento...mi accontento del dolce e tenero brano dedicatomi dal mio FEDERICO...GRANDE AMORE DELLA MIA VITA...QUANDO SORRIDI DI NEFFA... è tutto, come per incanto... diventa...POESIA!! GRAZIE DOTTOR VENEZIANI! con immutato affetto Marina.ps son sempre presente e colgo l'occasione quando posso, davvero col CUORE!! un abbraccio sincero e colmo d'ammirazione!!!!!!!!!!!!!!!!

francoberto

Sab, 31/08/2013 - 23:38

Sino a qualche anno fa i parvenus si facevano ritrarre con un libro fra le mani;oggi le masse intere sono "parvenues"(i ritrattisti scarseggiano),gli autori abbondano,gli editori boccheggiano, cosa c'è di meglio che mescolare il tutto e guarnirlo, magari, con la porchetta?Ma un fatto è certo: il libro,oggi come allora,resta un pretesto!

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Dom, 01/09/2013 - 08:27

Non penso di sbagliare molto quando mi soffermo a immaginare che il libro è anche un oggetto e come tale, ha una sua fisicità che, solo per questa, può subito colpire l' astante al di là della vetrinetta o della bancarella d'esposizione. Possederlo può essere il desiderio primario, una specie di coup de foudre al primo incontro, per quelli che non leggono, poi, può rappresentare addirittura il piacere della trasgressione diversiva. Esibirlo maneggiandolo a passeggio, seduto al bar, o sotto l' ombrellone può significare accreditarsi in una categoria, mentale soprattutto. Se presentato direttamente dall' autore, nella categoria dei “io c'ero”, doppio gusto se abbiamo strappato un autografo, e triplo se abbiamo conquistato il K2 della dedica. L'autore è fatto secondario, l' argomento forse non ci sfiora che un attimo, ma la serata sagrale dei fagioli e libro è indimenticabile, da insaccare nel videocellulare. Si bada poco al costo, ma il libro di presenza è come lo spaghetto espresso: ha un valore aggiunto che nella libreria sotto casa manca. Questo lo abbiamo preso alla fiera di Vattelapesca, lontanissimo da casa, ha viaggiato per venire nella mia scansia, e per rinnovare con questo ricordo la magia preziosa ancora da sfogliare. Se poi l' autore compare in video, gridiamo la miracolo e chiamiamo a raccolta la famiglia, perché si ricompongo, almeno per un momento, un attimo di passato ritornato a rammentarci che bella cosa abbiamo in casa. Appena possibile, lo leggeremo come se fosse davvero un libro e non una preziosa reliquia.

Ritratto di tempus_fugit_888

tempus_fugit_888

Dom, 01/09/2013 - 09:20

La frequentazione alla festa patronale del san libro è davvero quanto descrive Veneziani, ma è anche un mettersi in evidenza come acculturati. Esattamente come fa, penosamente, qualcuno in questi Cucù.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Dom, 01/09/2013 - 09:44

#Michele Lamacchia -"...La magia preziosa ancora da sfogliare",lei ha saputo cogliere l'emozione dell'avere per la prima volta tra le mani un libro a lungo desiderato.

Agev

Dom, 01/09/2013 - 10:38

Con un libro ... ci si incontra ... le affinità/conoscenze sono sempre elettive . Gaetano M

Nadia Vouch

Dom, 01/09/2013 - 11:37

Il meccanismo è comunque anche psicologico. Più persone vediamo concentrate in un luogo, più altre se ne aggiungono. Questo accade anche per altre merci. Intendo che se un oggetto ci sembra notato da altri, scatta in noi il desiderio di appropriarcene a nostra volta. E' un meccanismo atavico.

Luigi Farinelli

Dom, 01/09/2013 - 12:05

Dall'articolo: "... il globale non cancella il locale...". Sarebbe altamente auspicabile. Purtroppo la globalizzazione ci è imposta dall'alto, da una casta criminale autoeletta che non si fa remore a distruggere le peculiarità storiche e culturali dei vari popoli per mediarne i caratteri attraverso il mescolamento etnico senza controllo, la distruzione dei simboli religiosi, l'abbattimento del senso della moralità a favore del malthusianesimo e del libertinismo; la denigrazione delle tradizioni e delle esperienze per indurre le future generazioni a crescere senza più "pericolosi" punti di riferimento e convincendole a non usare più il cervello (troppa fatica usarlo, e poi ci sono loro, quelli della casta "illuminata" a pensare per essi: basta che loro facciano gli schiavi imbelli e lobotomizzati dal "progressismo" e dal "politicamente corretto" socialistoide-massonico).

Ritratto di MARINA58

MARINA58

Dom, 01/09/2013 - 15:10

Egregio Dottor Veneziani:colgo l'occasione, prim d'usire ed immergermi nel MONDO DI SOFIA...a me caro, di precisare: che di figli, ne ho due...Amatissimi e desideratissimi; parlo più spesso di FEDERICO; semplicemente, perchè più in sintonia, con la mia ANIMA,(NON CHE L'ALTRO, NON LO SIA...ma meno bisognoso e fragile... due caratteri totalmente all'opposto...) e, quando un figlio, ti dedica...(con l'approvazione dell'altro...) AMOR DE MI VIDA...DEI SOTTOTONO...tutto il resto, lo relego in cantina ed il mio CUORE ESULTA D'AMORE...puro e vero, come solo quello tra mamma e figli...può essere!!un Grazie immenso a F.e V. per la vicinanza totale, non che per l'immenso AMORE che mi donate quotidianamente...la mia vita vi appartiene, imperituramente!! con AFFETTO E PRESENZA COSTANTE...IL VOSTRO FIORE DEL DESERTO!!!!!!!!!!!!BESOOO!!

marco lambiase

Dom, 01/09/2013 - 15:28

x Nadia Vouch - il meccanismo è la riprova sociale. Usato a piene mani dai pubblicitari e manipolatori. In questo caso ben venga. Probabilmente, aumentando la platea dei lettori, farà dei proseliti stabili.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Dom, 01/09/2013 - 15:44

E' vero ,cara Nadia,vi sono tanti tipi di solitudine.Vi è quella che deriva da una delusione, un abbandono o una perdita,che viviamo spesso mettendo in dubbio la nostra identità,assaliti da un terremoto emotivo,spesso con sensi di colpa;gli anziani vedono in essa un lento restringersi della vita e delle compagnie,assistendo ogni giorno di più allo scemare della bellezza,delle forze,delle speranze,all'impossibilità di ogni progetto;la solitudine dei malati,dei giovani,ma è impossibile elencare tutte le tipologie.Io vorrei invece riferirmi alla solitudine come scelta consapevole,vissuta con lo spirito dell'otium' greco e latino,con spirito'contemplativo' nella sua accezione più ampia."Se sarai solo,tu sarai tutto tuo",ci dice Leonardo e come dargli torto? La solitudine ci aiuta a dialogare con noi stessi,a liberare spazio per l'intimità, a ricercare ed identificare le radici dei nostri comportamenti e degli errori,a mettere ordine nelle nostre emozioni,ad entrare in contatto e ad apprezzare la natura e le gioie apparentemente più semplici,ad assecondare il cambiamento che si produce con gli anni, superando una visione statica dell'esistenza e la cristallizzazione dei sentimenti,a non lasciarci frenare dai rimpianti o dai rimorsi, a dare un senso a ciò che sembra non averne, ci apre la mente e il cuore ai doni e alla lezione dei grandi e alla loro bellezza.In definitiva forse ci aiuta a morire e a rinascere.Nietzsche dice "Là dove finisce la solitudine,comincia il mercato; e dove il mercato comincia, là comincia anche il fracasso dei grandi commedianti e il ronzio di mosche velenose". Allora, pur consapevoli con Emerson che "nessun uomo è un'isola",tuttavia, tutte le volte che ci sarà possibile,senza rammarico diciamo "Via dalla pazza folla"...magari in compagnia di un libro.

OBLIVION

Dom, 01/09/2013 - 15:48

L' Accademia della Crusca continua a non ospitare nella lingua italiana il termine “ acculturato ”, probabilmente, anche per via della sua estrema vaghezza, come riconosciuto dai dizionari moderni. Sta di fatto che il termine acculturation, inglese, ha una valenza semantica diversa da quella che, nella parte più provinciale d' Italia, si tende attribuirgli in senso gratuitamente dispregiativo. Anche questa è una forma di intelligenza creativa che prolifica alla grande quando si desidera operare un appiattimento in basso mirato a superare, in questo modo davvero modesto, il gup culturale. Non con uguale successo, nel caso inverso. In effetti il lemma “colto” - impropriamente inteso come sinonimo da parte di altri - subisce una serie di casi di rigetto, di difficile pronuncia e faticosa ortografia, è poco digeribile, e forse è anche causa di irritazione di un colon già irritabile per fatti suoi. Quest' uomo invisibile “acculturato” che appare e scompare a piacere di chi lo evoca spesso, come affetti da una sindrome di ecolalia inguaribile (ripetono ma non sanno nemmeno che cosa significhi esattamente), forse potrebbe essere un ignorante che sta imparando con sforzo. Onore al merito e alla buona volontà. Se le cose stanno così, lo si svilisca pure se si ritiene giusto, ma non neghiamo il primo premio all' ignorante arrogante e il premio speciale della Giuria ai talebani lessicali che raccolgono qua e là materiali da riciclo e fanno scorta di termini di attrazione, roba da richiamo, che poi utilizzano, in genere, a sproposito spinti dal miraggio di sfoggiare lustro espressivo e far colpo sull’ uditorio o sul lettore. Robaccia farlocca da bancarella dell’ usato.

Nadia Vouch

Dom, 01/09/2013 - 16:07

@Euterpe, grazie, bellissime immagini. Esiste poi anche il fenomeno delle "letture di gruppo". Un incontro di solitudini, o la medesima solitudine unita dallo stesso libro?

Nadia Vouch

Dom, 01/09/2013 - 16:14

@marco lambiase. Il problema credo sia proprio che il libro è già un oggetto pubblicitario. Teoricamente, chiunque sa leggere, può farlo. Tuttavia, già ora, il mercato premia alcune pubblicazioni sciocche e ignora altre. Una cosa è l'alfabetizzazione e altra cosa è la scelta libera e personale di cosa leggere. Sa che i ragazzini americani ai quali hanno chiesto chi sia Homer, hanno risposto "Simpson"? Come poi dimenticare la studentessa maturanda che, alla domanda "Mi dica L'Infinito di Leopardi" rispose "Leopardare"? Cordialità.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Dom, 01/09/2013 - 16:23

Suvvìa,Nadia,non sia così incline al pessimismo.Ha visto il film "Il club di Jane Austen"? Un libro offre moltissimi spunti che vengono recepiti secondo le proprie inclinazioni,preferenze,insomma la propria 'weltanschauung';ciò offre la possibilità del dialogo,del confronto di idee ,anche di accese discussioni,e il tutto alla fine è sempre fruttuoso e può risultare anche gratificante.

Agev

Dom, 01/09/2013 - 16:43

OBLIVION ... lei non riesce proprio mai ad abbandonarsi... Personalmente l'unica reale intelligenza e conoscenza che riconosco è figlia del totale abbandono , del movimento , della danza e dell'unità del sentire , in una parola - potenza orgastica - solo da qui in poi ci potrà essere conoscenza e vita vivente su questo meraviglioso pianeta . Tutto il resto appartiene a ciò che fino ad oggi (tranne poche eccezioni ) si è chiamato cultura/religione/metafisica ecc ... Effetti abortivi di un unica matrice comune ... l' impotenza . Come vede la mia posizione verso ciò che vive di vita vivente e conoscenza è ben indirizzata . L' essere " dotti " .. o " colti " ... non ha nulla ha che vedere con la conoscenza ... anzi ne diviene impossibilità . Con affetto Gaetano M

Nadia Vouch

Dom, 01/09/2013 - 16:49

@Euterpe. No, nessun pessimismo! La mia era solo un'immagine per ricollegarmi a Veneziani, che parla di libro usato come pretesto. Comunque, io di alcuni libri sono così "gelosa" che non li condividerei con nessuno. Trovo anche taluni libri difficili da commentare e farlo diviene a volte una forzatura. In fondo tutto può essere interpretato.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Dom, 01/09/2013 - 16:51

@ Oblivion - Non mi sembra che il termine 'acculturato' sia in genere usato in senso alquanto negativo,'acculturarsi' è da intendersi come 'work in progress' ed è un processo positivo,'colto' indica una dimensione già acquisita,più stabile.Forse mi sbaglio,le chiedo scusa,ma ...mi sto 'acculturando'.

Agev

Dom, 01/09/2013 - 16:56

OBLIVION ... Dimenticavo .. l' uomo/donna di conoscenza non è mai di parte ... e diviene necessariamente creatore di nuove realtà/mondi . Essenzialmente è un creatore . Visto che l'intelligenza non Le fa difetto .. La invito ad essere più creativa .Gaetano M

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Dom, 01/09/2013 - 17:26

Nadia,anche a me è accaduto,una sola volta,di essere assurdamente gelosa di un libro, "Le memorie di Adriano" della Yourcenar, e di non volerlo condividere con nessuno.Ma ho superato questa fase,anche se quel "Animula,vagula,blandula..." mi suscita sempre emozione.

Nadia Vouch

Dom, 01/09/2013 - 17:27

@OBLIVION. E vogliamo anche dire che, in Italia, è usuale pagare per farsi pubblicare un libro? Scrittori magnifici, anche per questo, resteranno per sempre sconosciuti. Saluti.

Ritratto di tempus_fugit_888

tempus_fugit_888

Dom, 01/09/2013 - 17:47

@ Nadia Vouch. Ciao Nadia, bello il tuo post Dom, 01/09/2013-16:14 che mi fa ricordare un'altra non trascurabile perlina. Il professore che interroga su VERLAINE e lo studente che risponde parlando di VERNEL. LO SCIACQUAMORBIDO..

Ritratto di Luca Scialò

Luca Scialò

Dom, 01/09/2013 - 22:56

Ricordo un altro tuo Cucù dove parli degli autori come Santi da processione. In effetti è così. A tanta gente non interessa tanto il libro, quanto prendersi un po' di aria fresca, spettegolare, digerire facendo quattro passi, mangiarsi un gelato all'aperto. Se ci fosse sempre questo interesse durante l'anno, si venderebbero migliaia di libri in più

Ritratto di lucianaza

lucianaza

Lun, 02/09/2013 - 11:42

Sono d'accordissimo su tutto, ma vorrei aggiungere che ognuno da un libro ricava sempre qualcosa, anche solo una frase della presentazione, ma è pur sempre il pensiero che qualcuno ha espresso. Poi c'è tutto il resto e speriamo davvero che tablet e telecomandi vengano messi un po' in disparte!

Nadia Vouch

Lun, 02/09/2013 - 12:03

tempus_fugit_888. Ci hanno scritto biblioteche intere di libri sugli errori altrui. Esprimersi con strafalcioni è servito a creare un'intera vena comica (esempio, Nino Frassica). Si pensi anche al linguaggio dei fumetti, entrato ormai nel quotidiano. Qualcuno potrebbe ignorare Leopardi o Verlaine ma, mi pare più grave per esempio, che in un istituto tecnico alla domanda "Mi parli della corrente", intendendo quella del Golfo, lo studente risponda "Corrente alternata!". Dopo la matematica anche la geografia è divenuta un'opinione. Saluti.

Antoine de Roquentin

Lun, 02/09/2013 - 13:24

Forse hanno la speranza di non fare brutti incontri tipo imbattersi negli scritti di don Marcello che indossa sempre lo scapolare di san Silvio.

Nadia Vouch

Lun, 02/09/2013 - 13:53

@Antoine de Roquentin. Dunque, Lei è Antoine, come il cantante, quello de "se sei buono ti tirano le pietre, etc. etc". Penso Lei la conosca. Tutti la conoscono quella canzone. Pochi, invece, usano qui le parole come pietre. Forse, non se ne era accorto? Saluti.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Lun, 02/09/2013 - 13:56

@Antoine de Roquentin - Se lei avesse letto i suoi libri,avrebbe visto che Veneziani non ha bisogno di scapolare,perché ha le capacità di salvarsi da sé.Lei piuttosto,se è così attratto dalla nausea sartriana,come il suo nick sembra indicare, ascolti 'Some of these days',così si rasserena.

OBLIVION

Lun, 02/09/2013 - 14:27

EUTERPE. Tento da ieri (spero non ancora invano) questo mio terzo invio. Forse non ho saputo esprimermi: mi sono limitato, infatti, a rilevare la estrema vaghezza, che si tende ad attribuirgli un senso gratuitamente dispregiativo. Ma poi ho aggiunto colui che sta impegnandosi per imparare, onore al merito e alla buona volontà. Sta di fatto che l'acculturamento ( o acculturazione) dovrebbe essere propriamente riferito a etnie migratorie in genere verso una cultura che non è la propria. In questo senso, riferito all' individuo si tende ( salvo diverso contesto dialogico) a rilevare il caso di chi si sforza per imparare qualcosa non di sua pertinenza. Ci sarebbe il termine “istruito” ma non è del tutto calzante. Difficile dirlo in breve. La vaghezza del termine impedisce, come ho detto, il riconoscimento ufficiale della Accademia della Crusca. Ma vi è molto materiale in proposito. Lei non è una “imparata”, lei sta imparando come mi sforzo di fare anche io e chiunque altro affronti la cultura con la curiosità di sapere e la relativa insoddisfazione cronica. L' acculturato ha molto dell' informato sfoggiante quello che ha raccolto e che poi si fermato soddisfatto e nulla del formato discreto. Da qualche parte, ricordo, lo chiamano il “capiscione”. In questo senso si evidenzia la malizia di chi usa il termine acculturato come con una leggera passata di cultura a pennello e rifiuta quello di “colto”. Ci faccia caso, anche qui. Gli psicologi hanno detto che ha un effetto terapeutico di tipo liberatorio da parte degli affetti da questa particolare sindrome.

Nadia Vouch

Lun, 02/09/2013 - 14:55

@OBLIVION. Ahia! M'è caduta una pietra in testa! Farò forse parte anch'io di quella categoria, bisognosa di psicologo, definita da un dialetto "capiscione"? Per me, concordo con @Agev, quando dice "essere dotti o colti nulla ha a che vedere con la conoscenza, anzi ne diviene impossibilità". Saluti.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Lun, 02/09/2013 - 15:28

@ Nadia Vouch - Ma no,lei non mi sembra una 'capiscione',già il fatto di avere dubbi a tal proposito la fa esulare dall'appartenenza all'area dei'capiscioni'(mi piace questo vocabolo). @ Oblivion -la ringrazio per le sue precisazioni,però adesso sarò sempre esitante quando dovrò usare questo vocabolo.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Lun, 02/09/2013 - 15:32

@Nadia Vouch- Bisognerebbe forse precisare a quale tipo di 'conoscenza' ci si riferisce e indicare anche le vie da seguire per lambirla o per approdarvi.

OBLIVION

Lun, 02/09/2013 - 15:52

uterpe, Nadia, non volendo ci siamo imbarcati in una disputa terminologica e non babasterebbero libroni per venirne a capo. Io parlavo solo in base alle mie esperienze ed al mio senso critico, senza trarne regole fisse. Non capisco però perché sia meglio la falsa modestia e fingere una ignoranza, altrettanto bugiarda di una ostentazione autocelebrativa. Perché dovrebbe dare ai nervi se qualcuno cita con conoscenza qualche autore, se richiama Animula,vagula,blandula, o il waregang o il weltanschauung (letteralmente intraducibile in italiano, forse “visione del mondo”, di Weber ) o 'Opera al nero” della Marguerite Cleenewerck de Crayencour, o la teoria quantistica di Planck, o la teoria dei frattali di Benoît Mandelbrot, etc. Senza arroganza io non credo al concetto di uguaglianza, una vera forzatura concettuale. In natura nulla è uguale, nemmeno due gocce d'acqua; e la libertà è anche quella di essere diverso, non essere costretto ad essere uguale ad altri che, magari con ci piacciono. L'uguaglianza di cui all' art. 3 della Costituzione è solo equidistanza davanti alla legge; il comunismo era destinato a morire perché era innaturale. E quelli che chiamano acculturati e non colti, quando hanno bisogno per risolvere loro problemi, mettono da parte certe loro idee, si rivolgono ai secondi con rispetto e speranza, pagano profumatamente e dicono pure grazie. E in cuor loro sono contenti che ci sia qualcuno disuguale. Credetemi, so di che parlo. Con vera cordialità. Anche per questo non condivido e trovo gratuita la regola della cultura ostativa della conoscenza. Quasi un ossimoro, peraltro.

Nadia Vouch

Lun, 02/09/2013 - 16:05

@Euterpe e @Oblivion. Adesso mi è più chiaro. Per me, conoscenza è in sintesi estrema "più so, meno so", e per questo adoro chi mi ricorda autori (sapere a posteriori qualcosa che è fissato, perché documentato) e aspetti della vita (empirismo del sapere) a me ignoti o poco noti. Scopro così di avere in me stessa degli interessi che magari ignoravo di avere, e di possedere capacità di comprensione verso materie che pensavo distanti. Bellissimo. Grazie a Voi.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Lun, 02/09/2013 - 16:44

Oblivion -Post coraggioso e 'controcorrente', il suo, (adesso se dico che il vocabolo spontaneamente mi fa ricordare "A rebours" di Huysmans come mi si giudicherà?) Alcuni lettori hanno già parlato della diffusa tendenza all' omologazione verso il basso,ad un allarmante conformismo,ad una 'chiusura dell'anima' verso ciò che sul piano spirituale,culturale, sfortunatamente non si possiede,all'assenza di curiosità intellettuale; e allora,poiché ci si crede già perfetti così come si è,bisogna nutrire diffidenza per coloro che sono portatori di qualche qualità di cui si è carenti,che non somigliano,non disdegnare nemmeno il ricorso all'arma della derisione o del rifiuto. So bene che sto indicando solo alcuni aspetti fenomenologici del problema,ma un'analisi antropologica e sociologica non troverebbe qui spazio né in questa sede sarebbe opportuna,oltre al fatto che le mie limitate capacità non mi permetterebbero un 'esposizione esaustiva.

Agev

Lun, 02/09/2013 - 17:28

Carissima OBLIVION ... Sappia che c'è uno stato/evoluzione del Essere dove la parola recupera l'originale significato . Nel divenire/essere unità ... vive solo il sentire ... la comunicazione diviene telepatica ... Al Di La di tutte le comprensioni/conoscenze/realtà ... la parola non serve più ... diviene addirittura limitativa ... non si hanno parole per descrivere la realtà . Noi siamo Uno che è due ma che è Uno . Così funziona l'universo e noi . Questo non significa che dobbiamo livellarci verso il basso ... semmai nel suo opposto . Con affetto. Gaetano M

Ritratto di Michele Corno

Michele Corno

Lun, 02/09/2013 - 17:37

Il destino del libro è incerto, mi auguro che si sviluppi come quello del treno: la locomotiva si inserì tra le carrozze a cavalli, le successive prime automobili e infine l'aereo. Le carrozze sparirono e gli altri mezzi promettevano a loro volta di annullare il treno, potenzialmente obsoleto di fronte a tanta tecnica. Eppure... oggi è visibile come sia più vivo che mai questo mezzo di trasporto sul quale, molto più di altri, apriamo un libro e iniziamo a leggere.

laura bianchi

Lun, 02/09/2013 - 19:15

Un VENEZIANI INSUPARABILE!! e,una MARINA58 MADRE, DONNA E FEMMINA AL CONTEMPO...tenerissima!!La leggo sempre con piacere, per la semplicità, non comune.ps un consiglio:ottimo LAU TZU, ma legga anche FEDOR DOSTOEVSHIJ, LE NOTTI BIANCHE. ne rimmarrà estasiata, un caro saluto Laura.(NA-REGI)Attenta... ai troll!!!

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Mar, 03/09/2013 - 12:09

Ad onta di qualche sprovveduto, vintage del keine kulture rivoltato a nuovo, alcune lettrici hanno avviato e governato un' agile quanto interessante conversazione partendo da una semplice parola e da un Cucù di Veneziani, sempre, al solito livello di stimolo interlocutorio. I toni sereni e la attenzione nell' ascolto, la competenza consapevole e la curiosità cognitiva, elementi che evitano le pregiudiziali dell' antagonismo conflittuale, e una buona igiene intellettuale ha dato pregio allo scambio di idee e hanno permesso di incanalarsi non verso una sbrigativa risposta risolutiva, in genere preconfezionata, ma – questo è più difficile ma altrettanto più ragguardevole – di allargare la domanda. Interessanti i riferimenti, le ipotesi, gli stimoli a catena anche per gli altri intervenuti. Modello operativo e di Gemüt davvero auspicabili.

Ritratto di MARINA58

MARINA58

Mar, 03/09/2013 - 13:19

@LAURA...(NA REGI)ho compreso chi sei!! WOWWWWWW!!! il nostro motto è...ANIMO!!non servono alte parole...risulterebbero superflue!! GRAZIE... leggerà con passione...LE notti bianche di DOSTOEVSKIJ...che amo profondamente,(per il momento l'ho cercato su internet...e già, mi ha catturato) ma tu...non dimenticare il nostro...FEDERICO (dal nome a me caro...sempre non a caso...)GARCIA LORCA!!!!!! non che CHOPIN...(sempre non a caso...) per quanto riguarda i cosidetti...TROLL, serena;e da quel dì, che tengo le distanze; soprattutto da quando un "signore" ha quasi portato scompiglio nella ma vita...(e tu sai a chi mi riferisco, avendone discusso a lungo...) non ne dimentico, nè il dolore, ne la delusione, ma lo ringrazio,(tutto sommato) per i post...passati che non hanno eguali!! Adoro,(tempo permettendo)leggere tutti indistintamente,ogni pensiero, sia esso espresso, da "anziani" o "vecchi" tutti in fondo...regalano, sapere ed emozioni...che non vanno mai sprecate!!ps ti sentirò ancora su fb...MUCHAS GRACIAS TESOR...por compantir tan bonito pensamiento!! MARE!! TODO OK!!!!!!!!!!!!!!!!

Nadia Vouch

Mar, 03/09/2013 - 13:58

@Michele Lamacchia. Grazie. @MARINA58. Bentornata! Sono felice che sia todo ok. Abbraccio!

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Mar, 03/09/2013 - 15:13

@Michele Lamacchia- Qualche povero di spirito mi accuserà di piaggeria,ma io comunque la ringrazio per le parole rivolte ad alcuni partecipanti di questo forum; esse sono di conforto e stimolano a seguire le sue orme di persona amabile,colta,comprensiva con le altrui debolezze,un vero 'aristos'.

Nadia Vouch

Mar, 03/09/2013 - 18:19

@Euterpe. Piaggeria? Io, adoro fare complimenti agli altri. Mi piacciono le persone che hanno idee, non i finti modesti, i finti pensatori, i finti di qualunque categoria. Infatti, Veneziani in primis, vi voglio molto bene e non mi vergogno a dirlo. Cordialità.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Mar, 03/09/2013 - 19:05

Nadia,i rapporti interpersonali,e non solo quelli,sarebbero migliori se riuscissimo ad esprimere più spesso anche i nostri sentimenti di apprezzamento per coloro che secondo noi lo meritano,ma i fattori ostativi sono molti e vari. Credo che dovremmo sforzarci di sorridere più spesso e imparare a coltivare sentimenti positivi per contribuire al benessere esistenziale nostro e degli altri.

Nadia Vouch

Mar, 03/09/2013 - 19:24

@Euterpe. Giusto. Io, spesso l'ho fatto e sono stata giudicata "strana" se non persino "eccentrica". Questo mi fece assai soffrire da giovane. Adesso, che sono nel mezzo del cammino, non m'importa. Ma, nel frattempo, ho potuto frequentare molte genti e molti luoghi, per capire che io sono io, per fare esperienza. Se mi si accetta va bene, altrimenti amici come prima. Purtroppo, non tutti, in questo paragone, accettano di restare amici. Anzi, qualcuno dichiara una sorta di guerra. L'importante è riuscire ad evitare i guerrafondai, e tutti coloro che, umiliando altri, si credono superiori. Un abbraccio.

Ritratto di MARINA58

MARINA58

Mer, 04/09/2013 - 11:36

BUONGIORNO... a tutti, non che al "mio" amato Veneziani. a "LAURA" GRACIAS INFINITE...per la telefonata...GRADITISSIMA!! tutto fatto e tutto...OK!! Ti aspetto...per la festa del quarantesimo!!ps Signor NADIA... il suo bentornata; mi ha colmato di immensa gioia; e di ciò la rigrazio infinitamente,(pur "conoscendola" virtualmente da pochissimo...come tanti altri) la leggo spesso, soprattutto la sera, quando ho un pò più di tempo a disposizione...immersa come sono...nel mio giardino dell'eden, che tante soddisfazioni, mi dona.Detto ciò;chiedo venia per il ritardo, con cui mi accingo a risponderle, ma davvero ho poco tempo, fatta eccezione per alcuni giorni!! Sono appena rientrata... e vi leggo tutti...indistintamente con vero piacere; in quanto tutti hanno qualcosa da insegnare, anche attraverso un blog!! Cordialità sentite e sincere..ed ogni bene!! grazie, Marina.

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mer, 04/09/2013 - 13:58

Spesso capita in questo forum di infrosciare in tanto soffertamente forbito arzigogolare, da provare un senso di fastidio nel dedicarvi attenzione. Per via del nonsense di ogni proposizione, che si avvita su una personalissima masturbazione concettuale, presuntuosa, esibizionista di inesistente sapienza, ma ridondante petulante saccenteria. Con esposizioni fanaticamente imitative del filone satirico di Veneziani. Facendone il pifferaio che se li tira dietro. Direttore d'orchestra è uno, ma sembra un film d'animazione di quelli russi d'epoca, che vede il parterre attivarsi intorno al 'conduttore', scimmiottandogli intorno, con un guazzabuglio di sberleffi e miserie rappresentative, da imbrattarlo impietosamente. Purtroppo, alla lunga, è questo il profilo dell'assalto costante al 'prender parte'. -------- Scrivere è diventato come eiaculare. Non so quale dei due godimenti è il più 'caro'. Se quello mentale o quello uretrale. Diciamo entrambi, senza lambiccarci il cervello. Ma, la perversione è appostata subdolamente. L'arte dello scrivere è un territorio severissimo, terribilmente selettivo, che non indulge verso quanti si arrampicano sugli specchi. Fondamentale è il mercato. Certamente, per me, escluso quello del premio strega (che guarda caso non poteva scegliersi un appellativo-nick più congeniale). Ora, in questo nostro 'mercato', mi pare si stia perfezionando un bel lupanare, dove le ammucchiate selvagge si crogiolano in eiaculazioni a tutto campo. Con il gravissimo difetto d'essere stantìe. Dove ristagna la perversione d'annata. Non vedo lo zampillare di fresche dissetanti sorgenti, quanto piuttosto il gran 'pennacchio' del vulcano islandese EYJAFJALLAJOKULL, che impedisce il libero fluttuare di pensieri trasparenti. Oh, quale nostalgia dei nobili ragionamenti dei bambini, formulatori innocenti di virtuosissimi quesiti! Quale nostalgia, pure, del Verbo, seppellito da una coltre di improvvisazioni mistificatorie. Filistee. Perché, dal modo di scrivere si risale al modo di pensare, al modo di porgersi, alle componenti più sofisticate del proprio essere. L'erotismo gergale non produce ricchezza se non solamente alla Suburra. Io potrei tracciare un profilo psicoanalitico di ogni prosatore, snocciolando la sua natura superficiale come quella profonda, semplicemente ponendo attenzione a ciò che scrive. Vetriolo purissimo. Ovviamente, che non getterei mai sul volto di chicchessia, a meno che non me lo si richieda con tanto di attestato olografo. Ma una cosa di concreto la voglio depositare. Quando ci si innerva in lambiccamenti che si distanziano dal tema con oltraggiosa fumosità, ricorrendo persino ad essere gregari o fiancheggiatori di penosissime proposizioni, si alimenta il fuoco della cultura degenere, deviata. Prende così forma una deriva elucubrativa che produce, quantomeno, il risentimento di Dario Maggiulli. Con buona pace di quante mi leggono come il fumo negli occhi. ------ Segue sintesi del libro di Gabriella Caramore ''' Come un bambino ''', ediz. Morcelliana ----Questo libro racconta, in primo luogo, le irraggiungibili grandezze della vita piccola. Guarda all'infanzia non semplicemente come a una età della vita, ma come a un punto di verità da cui poter esplorare il mondo, sino a incrinare e a scalzare la logica fin troppo consolidata secondo cui il bambino viene prima dell'uomo e in esso si realizza. Occorre invece rovesciare la prospettiva: sono i piccoli a incarnare la piena creaturalità dell'umano, proprio in quanto creature incompiute e imperfette. Ma come un bambino sviluppa anche un secondo, più ardito azzardo: quello di accostare la parola letteraria a quella delle Scritture, usando l'una e l'altra come esegesi della vita. Le poche ma significative parole tratte dai testi biblici si intrecciano con il nudo palpitare della vita infantile, i sussulti, le paure, gli stupori, le passioni del bambino così come vengono narrate in alcune grandi scritture del Novecento: da Rainer Maria Rilke a Alice Munro, da Alberto Savinio a Thomas Bernhard, da Marina Cvetaeva a Aharon Appelfeld. riproduzione riservata