Sono stato in coma come Schumi. E vi racconto...

Il pilota che ho amato di meno, oggi è l'uomo per il quale tifo di più. Conosco il buio immobile nel quale galleggia

Il pilota che ho amato di meno, oggi è l'uomo per il quale tifo di più. Conosco il buio immobile nel quale galleggia Michael Schumacher in questi giorni, solo, solissimo, anche se tutti gli parlano. Il coma. Lo conosco, quel buio gelato. Ma non lo ricordo perché il trauma cranico, quand'è gravissimo, è persino cortese: si prende anche i ricordi di quando è arrivato e lascia un buco nero, senza latitudine, inesplorabile per tanto, tantissimo tempo, forse per sempre. Insomma anche io mi sono «rotto la testa», come minacciano i nonni per frenare i nipotini spericolati. La mia pietra è stato un Tir. Ho sfondato il parabrezza della mia auto che si era incastrata sotto la sua pancia, ho sbriciolato il bacino, perso dei pezzi e oltre un litro e mezzo di sangue se ne è andato per la propria strada. Coma. Pensavano fossi morto o che stessi per. Quando mi hanno raccolto schiacciato nell'abitacolo, parlavo ancora, proprio come Schumacher. Sono stato anche gentile con il soccorritore, dicono: grazie di avermi salvato, sto così così. Ma poi l'ematoma frontale è cresciuto, vorace com'è. E ho perso i sensi.

La pressione endocranica ha la forza di un titano, assedia il cervello, lo schiaccia, deve essere fermata. Bisogna spurgare, trovare una via di uscita al sangue e far di tutto perché rallenti il suo afflusso. Una parte di te finisce quasi gelata ed è un freddo brutale e salvifico. Sono entrato in una parentesi, quella notte alle tre, e il mio primo ricordo è di oltre dieci giorni dopo, un tubo in sala di rianimazione e il volto di mia mamma al di là del vetro. In quei giorni i medici dicevano più o meno le stesse cose che oggi l'équipe di Grenoble recita nei propri comunicati. Speriamo si salvi. Oggi va male. Oggi va meglio. Ma, se si salva, non si sa come starà. Quali lesioni.

Quante. E quanto lunghe. Non si sa se sarà lucido come prima. O molto meno. O per niente. Ed è una fortuna che lui, come chiunque passi per quel buio, non le possa ascoltare e che non senta il peso dell'attesa oppure lo schiaffo bestiale della paura impotente. Quando ero lì, con il volto tumefatto dai lividi, bluastro e pallido, la mia parentesi era inerte. Senza sensi. Ma ha avuto il senso, semmai ce ne sia uno, proprio di confermarmi quanto siano importanti i sensi. Perché ci sono certe cose che tutti sappiamo ma conosciamo davvero solo quando le abbiamo perse o accantonate. Mentre sei nel limbo, nutrito dalla flebo, intubato e fasciato, gli altri vivono la tua vita ma tu non vivi la tua e neppure te la ricorderai. È il mistero del coma. Quando Dio o la sorte o comunque i medici decidono che è il momento di uscire dal limbo, è come nascere un'altra volta, tornare neonato e piangere e ridere come fanno i neonati. Hai passato un esame, il più difficile, ma ne rimane un altro, il più pericoloso: sei ritornato quello che eri? Quando sono uscito dal buio, i medici hanno fatto entrare mia mamma in sala di rianimazione. E io l'ho riconosciuta, e posso solo immaginare come si sia illuminata, lei così chiusa. Ma non basta: certe lesioni sono perverse, stratificate, non ti tolgono tutto ma solo un pezzo, quello che vogliono, fottendosene di come diventerai. È entrato, in quella sala che non voglio vedere mai più, anche un mio amico di infanzia e ci siamo salutati come facevano da vent'anni. Non me lo ricordo ma ero, in quel preciso momento, lì in quella mattina, uscito dal limbo. Avevo chiuso la parentesi. Perciò oggi, qui a centinaia di chilometri di distanza, immagino lo sforzo vitale di Schumacher e mi sento, per quel poco che serve, anche io nella sua parentesi. Sperando che anche a lui capiti prestissimo di riconoscere un suo vecchio amico e poi di ricordare sorridendo quell'incontro perché, poi, la vita è andata avanti com'era prima.

Commenti

linoalo1

Gio, 02/01/2014 - 16:31

Bando alle cancie!La realtà è: se sopravvive che menomazioni avrà?Nel peggiore dei casi,vivrà su una sedia a rotelle!Nel migliore,perderà un qualcosa che comunque rimpiangerà di aver perso!In entrambi i casi,rimpiangerà di non essere morto!Perchè?Perchè il ricordo dei bei tempi porteranno ad una sicura depressione,difficilmente guaribile.Lino.

gigi0000

Gio, 02/01/2014 - 16:42

Il racconto di Paolo Giordano rappresenta perfettamente anche la mia storia. anch'io sono stato in coma e non ricordo niente da un paio d'ore prima dell'incidente fino a circa 20 giorni dopo, salvo la puntura lombare ed una medicazione alla ferita operatoria del cranio: che male! Anch'io ho subito la trapanazione del cranio per l'arresto dell'emorragia, ma, soprattutto, per rimuovere l'ematoma e ridurre la pressione intracranica. Anch'io non ho mai amato Scumacher, ma anch'io sono oggi il suo più sincero sostenitore. Dai Michael, ce la puoi fare!

Romolo48

Gio, 02/01/2014 - 16:48

@ linoalo1 … alla faccia dell'ottimismo!!

Ritratto di wilegio

wilegio

Gio, 02/01/2014 - 17:01

Negli anni d'oro, quando Shumacher era alla Ferrari, ma prima che iniziasse a stravincere con la Rossa, tutti i corvacci lo definivano come "un antipatico", "un bluff" e i corvacci si sono poi dovuti rimangiare tutto, dopo quei 5 titoli vinti con una macchina che, quando la presero in mano lui, Brawn e Todt era tutto fuorchè vincente. Io fin dall'inizio facevo il tifo per lui, e credevo che ce l'avrebbe fatta. Ho sempre sostenuto che a un pilota non è richiesta la simpatia, ma solo che sappia sviluppare e guidare bene la macchina e farla vincere. E lui lo ha fatto. Quando i corvacci lo criticavano perchè non parlava bene l'Ialiano, chiedevo loro se a qualcuno risultava che Rossi parli bene il Giapponese, dopo decenni che corre con moto Jap. Parlando con chi lo conosce da vicino (ho un amico che lavora al reparto corse Ferrari), risulta che Shumi è tutt'altro che un "orso" e, anzi, condivide ogni successo col suo team, e che in Ferrari tutti, dai meccanici ai telemetristi, lo adoravano. Ma la gente giudica così, a pelle, senza sapere niente, e pe il pubblico Valentino è "un simpaticone" mentre Schumi è "antipatico". Spero che ce la faccia, non solo a sopravvivere, ma a ritornare nel pieno possesso delle proprie facoltà. Il cervello umano è materia ancora quasi del tutto inesplorata e potrebbe benissimo vincere anche questa sfida.

precisino54

Gio, 02/01/2014 - 17:23

X wilegio- 17:01; concordo totalmente meno che per il giapponese di Vale. Tanti auguri all'unico tedesco non detestato in questo momento.

beppechi

Gio, 02/01/2014 - 17:43

linoalo1: quando passa lei si toccano anche i gatti neri. Non è obbligato per forza a scrivere qualcosa...

Gianfranco__

Gio, 02/01/2014 - 17:45

forza Schumi!! i medici non tengono conto di una cosa importante, non sanno che sei un vincente nato e che a parità di condizioni cliniche questo può fare la differenza

Nadia Vouch

Gio, 02/01/2014 - 17:49

In questi casi si può solo sperare, non vi è alcuna certezza e nemmeno le individuali esperienze servono a dare una risposta. Vero è che quando si esce da una condizione di forte trauma che coinvolge il cervello, è come rinascere. Si prova una sorta quasi di trauma a ripiombare nella "vita". Le risposte di ciascuno sono e restano individuali.

fer 44

Gio, 02/01/2014 - 20:47

Bravo Paolo! Un racconto scritto veramente col cuore! Anch'io dopo l' abbandono della Ferrari l' ho amato un pò meno, ma in questo momento tifo per lui come non mai! Auguri di buon anno a te e a Schumi!

External

Gio, 02/01/2014 - 21:26

Bel racconto di vita vissuta. Senza, fortunatamente, avere fatto esperienze simili tifo per Shumacher. Per tutte le cornacchie appollaiate: volate su altre vette, questa è troppo alta per voi.

antiom

Gio, 02/01/2014 - 22:22

La prima cosa che ho pensato nel leggere questa vicenda è stata: bella questa storia, per quanto paradossale possa sembrare la ribadisco. Sicuramente sarà, a parte la sensibilità che mi contraddistingue, perché sono passato pure io da un incidente dal quale, per quanto drammatico, sono uscito miracolosamente vivo!

gisto

Gio, 02/01/2014 - 23:07

Invece io ho amato Schumaker,fin quando era alla Benetton.Ho superato il pregiudizio che era tedesco,quindi poco affabile,niente a che vedere con il temperamento italiano.Ho letto sempre le testimonianze che parlavano della sua correttezza e del suo buon cuore,fino a scontrami con chi non voleva accettarlo: "è tedesco e basta.!."Quando i giornali hanno battuto la notizia che era incorso nell'incidente perchè correva come un pazzo fuori pista,mi sono detto:"quello descritto è un altro Schumaker,non quello che conosco io".Non se lo merita,proprio no.