Abbracci e modelle in vetrina. Contro la crisi i saldi creativi

Gli sconti sono cominciati ma non bastano più: negozi e catene, pur di attirare nuovi acquirenti, le inventano tutte. Compreso l'allarme squalo... 

Un abbraccio, in gara coi tacchi o nudi alla meta, in nome dello shopping. Per spendere e spandere senza troppi pensieri. In Italia, come ha certificato ieri l'Istat, la macchina dei consumi sarà pure tornata indietro nel tempo, con gli italiani che ormai spendono quanto nel 2004: 1.989 euro al mese a famiglia (meno 2,5% rispetto al 2012). Confcommercio già tuona contro il governo, bollando come insufficiente per la crescita della domanda il bonus renziano da 80 euro. Eppure, forse proprio per questo, c'è chi non si arrende.

Nella stagione dei saldi l'inventiva la fa da padrona su e giù per lo Stivale. Coi commercianti che ne pensano una più del diavolo pur di rimanere a galla. La battaglia per la sopravvivenza passa attraverso la «guerrilla marketing», «forma di promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso costo», secondo la definizione datane nel 1984 dal suo teorico, il pubblicitario statunitense Jay Conrad Levinson, «ottenuta mediante l'utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull'immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti».

Dalle parti del lago di Garda, sul ramo che volge al business, la pianificazione dell'assalto al consumatore è stata studiata a tavolino. A Desenzano un'associazione che si occupa di sviluppo turistico - e che conta 130 iscritti tra negozi, botteghe e locali - per lanciare gli sconti estivi ha ingaggiato un poker di belle ragazze: pantaloncini, t-shirt e il fascino dei vent'anni col quale dispensare abbracci agli acquirenti. «In un periodo di crisi - spiega Gregorio Trebucchi, segretario dell'associazione desenzanese - abbiamo deciso di coccolare chi viene a comprare da noi in centro, scegliendo così di sostenere un tessuto di piccole imprese che altrimenti rischierebbe la scomparsa».

Ugualmente originale il copione andato in scena a Trieste, dove lo scorso week end, sulla distanza degli 80 metri, s'è disputata la corsa sugli spilli. Decine di donne, ma pure un uomo, in gara su corso Italia col tacco 8 per aggiudicarsi un montepremi di 1.000 euro in buoni acquisto. Nulla a che vedere col panico vissuto domenica dagli ignari bagnanti del litorale pugliese, che da Margherita di Savoia a Bari si sono ritrovati circondati da muscolosi lifeguard e prorompenti bagnine stile Baywatch: lanciavano l'allarme squalo, ma era solo un modo per attirare l'attenzione sulle offerte promozionali d'un centro commerciale di Molfetta. E se a Padova sono andati sul sicuro, garantendo il parcheggio gratis ai compratori, Lecce ha giocato la carta della cultura: la città pugliese si è svegliata con sette grandi sculture collocate in luoghi diversi, ciascuna raffigurante una categoria merceologica e il logo della catena commerciale committente.

Nella galleria del genio non può mancare posto per chi il popolo dei saldi lo ha messo in mutande: a Milano un noto marchio spagnolo di abbigliamento ha omaggiato di due capi a scelta le prime cento persone presentatesi letteralmente in carne e ossa agli ingressi (e molte, a causa della lunga fila, sono rimaste in braghe di tela). Altrettanto ha fatto ad Ellera, alle porte di Perugia, l'ex campione del mondo Marco Materazzi, ora titolare di un negozio d'abbigliamento, ricompensando con un paio di pantaloncini e una maglietta i più intrepidi clienti giunti in locale cinti soltanto di foglia di fico.

Sarà anche colpa della crisi se per fare affari ci si inventa l'inimmaginabile, ma neppure la crisi scalfisce l'assunto al quale James Joyce, nel suo Ulisse, aveva dato dignità letteraria: «Un buon commerciante? È quello che ti fa comprare ciò che lui vuol vendere».