Benzina alle stelle, tornano le due ruote

Se tre indizi fanno una prova, come si dice, tre fatti indicano una tendenza. Anche perché i tre fatti in questione si fatica davvero tanto a non «leggerli» insieme. Eccoli. Come ha ricordato ieri il Codacons, dieci anni fa la benzina costava 1,061 euro al litro e oggi ne costa 1,933. Per la prima volta dal dopoguerra, il numero di auto che circola in Italia è diminuito: -26mila rispetto al 2011 (fonte Unrae, i rappresentanti delle case automobilistiche straniere). Terzo: in tempi di contrazione dei consumi, le vendite di biciclette si sono impennate di oltre il 10%, superando quest'anno i due milioni di unità. Quest'ultimo dato l'ha reso noto ieri l'Ancma, l'associazione dei produttori affiliata a Confindustria.
E la tendenza che si intravede dietro questi (e altri) fatti, e che gli addetti ai lavori cominciano a considerare un'ipotesi realistica, è la demotorizzazione di massa. Un fenomeno che sembra confermato anche dal calo delle seconde auto (nel 2010 le famiglie che avevano due o più macchine erano il 63,5% del totale, ora sono il 55%, fonte Espansione-Interactive) e dal forte aumento, anche se i numeri assoluti restano piccoli, del «car sharing». Insomma, gli italiani comprano sempre meno auto.
D'altra parte secondo il Codacons, rispetto a dieci anni fa una famiglia spende per il carburante ogni anno mille euro in più, l'equivalente di uno stipendio mensile. E secondo una recente indagine di Federconsumatori, in dieci anni la polizza della Rc auto è aumentata del 109%; e nelle grandi città, spiega il Libro bianco sui trasporti presentato in maggio dalla Confcommercio, la velocità media è pari a 15 chilometri all'ora per scendere a 7/8 nelle ore di punta. Insomma, in città con la bici si risparmiano soldi e si guadagna tempo.
E infatti le due ruote più acquistate sono le cosiddetti «city bike», quei modelli unisex che vengono adottati anche dai sistemi di «bike sharing» le cui tecno-rastrelliere cominciano a popolare piazze e strade di molte città italiane. Per il tempo libero, invece, vengono preferite le bici da corsa e le mountain bike; e si conferma in crescita costante la bici «a scatto fisso» stile Usa, che catalizza l'interesse dei più giovani. E poi ci sono le due ruote dimenticate nei garage e nelle cantine, che l'Ancma ha stimato in oltre 32 milioni e che rappresentano una grande opportunità per riavvicinare, a basso costo, gli italiani alla bicicletta. Se anche solo il 10% delle due ruote d'annata fosse recuperabile e rimesso in funzione il settore, fra meccanici e produttori di componentistica, ne trarrebbe grande giovamento. Come ne trarrebbero giovamento la forma fisica degli utilizzatori e la qualità dell'aria e il traffico delle nostre città.
Certo, ce ne vuole per sostituire la macchina nell'altarino degli status symbol dell'italiano medio. Ma dal punto di vista estetico, fra le utilitarie indo-nippo-coreane (ma anche europee, purtroppo) di adesso e una bici da turismo italiana degli anni Cinquanta (nera, col sellino di pelle e i freni a bacchetta) non c'è paragone.