Che barba la mafia. È solo "cosa loro"

È un fenomeno antico che riguarda soprattutto il Sud. Continuare a parlarne scredita tutto il Paese

L'ultima volta che ho letto un articolo sulla mafia credo risalga a trent'anni orsono. L'argomento non mi interessa, a meno che non sia trattato da Leonardo Sciascia: il suo Giorno della civetta è un capolavoro (discreto anche il film che ne fu tratto). Il resto è noia, come direbbe Franco Califano cantando d'altro. Mai vista una puntata della Piovra. Il padrino, dopo dieci minuti di proiezione, mi aveva già stufato. Cosa nostra è un affare siciliano, e la Sicilia è lontana, incomprensibile. L'ho visitata senza comprenderla. Osservando la splendida natura, ho constatato che la regione è una miniera d'oro non sfruttata per imbecillità: con quelle coste, con quei paesaggi, con la cultura che si respira nella zona, è sorprendente rilevare come la gente sia in bolletta, campi di espedienti - in certi casi criminali - e di impiego pubblico, il che è lo stesso.
Mi dicono che la mafia sia un fenomeno da interpretarsi in chiave storica. Sarà vero, ma a me sembra una faccenda di cui si debbano occupare i carabinieri. Un aspetto mi ha sempre turbato: il livello culturale dei cosiddetti capibastone o mammasantissima, descritti quali uomini scaltri, inafferrabili, geni del male, diabolici, ricchissimi. Poi, nelle rare circostanze in cui ne beccano uno, ti trovi davanti Toto Riina, analfabeta autentico (sa fare solo la firma). Ricordo: egli fu arrestato nel centro di Palermo, vicino a casa, mentre viaggiava su un'utilitaria, però guidata da un autista.
Era ricercato da anni e anni e nessuno aveva pensato che potesse vivere dove aveva sempre vissuto: nel proprio appartamento, un buco. Conduceva esistenza da miserabile, però passava per il boss dei boss. Che gusto c'è a essere un boss e tirare avanti da barbone? Mistero. Poi arrestarono Bernardo Provenzano, altro delinquente al vertice dell'organizzazione, un illetterato, contadino incapace di coltivare i campi, ma bravissimo a commettere reati odiosi. Pure lui fu catturato nella propria residenza: una modesta masseria, arredata come una porcilaia, nessuna traccia di lusso, zero comfort, nessun simbolo del potere attribuitogli, quello di dominare l'isola intera, determinandone i mediocri destini.
Provenzano è diventato famoso per i pizzini, messaggi talmente raffinati da contenere stragi sintattiche e ortografiche, specie di Baci Perugina in versione sanguinaria. Viene in mente un altro bauscia della medesima risma: Giovanni Brusca, un panzone che ha confessato di aver stecchito una novantina di cristiani, tra cui un ragazzino appassionato di equitazione, colpevole di essere figlio d'un figlio di buona donna leggermente pentito. Brusca, nonostante l'eccellente curriculum di boia, è stato in galera un periodo breve quanto un sospiro, una reclusione degna di un ladro di polli.
Il quesito più inquietante è il seguente: se i citati individui erano leader della mafia, ignoranti e cafoni, perché sono stati in grado per lustri e lustri di rimanere latitanti dormendo, tuttavia, al proprio domicilio? Non in montagna, in un casolare sperduto nei boschi, bensì in quartierini sudici, in città. Segno che nessuna guardia aveva mai bussato alla porta dei loro alloggi. Tutto ciò sembra paradossale. Nei racconti romanzeschi dei mafiologi, la testa della piovra sta in una cupola irraggiungibile. Ma se la testa è quella dei Riina, dei Provenzano e dei Brusca, tanto difficile da mozzare non poteva essere. La conclusione è solamente una: se uomini così bassi sono riusciti per tanto tempo a sfuggire alla giustizia, significa che coloro i quali li braccavano invano erano più bassi ancora.
A parte ciò, sono trascorsi venti anni e più dalla soppressione violenta di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma siamo ancora qui a discuterne. Che barba. Il bandolo della matassa è introvabile. Gli esperti si intorcinano in dibattiti sterili. Servizi televisivi. Ricostruzioni giornalistiche lacunose. Analisi politiche approssimative. Un oceano di parole in cui la verità affoga. Negli ultimi mesi tiene banco la supposta trattativa tra mafia e Stato allo scopo di fermare gli attentati terroristici dei primi anni Novanta. Roba vecchia, di cui pochi hanno memoria. Eppure si dice che criminali ed eminenti statisti si incontrarono e negoziarono: Cosa nostra pretendeva dalla controparte che mitigasse le pene del 41 bis (legge disumana, ispirata ai principi della tortura scientifica) e, in cambio di questo, avrebbe sospeso le ostilità esplosive.
Nel pastrocchio sarebbero coinvolti addirittura ministri dell'epoca e il presidente della Repubblica attuale, in un groviglio di sospetti, intercettazioni telefoniche e porcate varie. Verità o bugie? Non ce ne frega niente. Vorremmo soltanto che la mafia smettesse di essere l'ombelico della nostra povera patria, due terzi almeno della quale non c'entrano con la criminalità organizzata, ignorandone malcostumi e nefandezze.
L'aspirazione della maggioranza degli italiani è di non essere confusa con la minoranza di siculi e calabresi e campani che delinquono su «scala industriale». Insistere nel mettere a fuoco una questione marginale, per quanto grave, quale la mafia, contribuisce allo sputtanamento del Paese, dipinto all'estero come un nido immenso di vipere dove trovare un onesto è impresa sovrumana.
È vero. Al Centro e al Nord dello stivale la filiera mafiosa ha affondato qualche radice: ovvio, il denaro sporco si aggrega a quello pulito. Ma diciamolo chiaramente: il vivaio della piovra è in acque meridionali ed è lì che bisogna agire per eliminarlo. Ancora più crudelmente: se questo è un affare siciliano, se lo grattino i siciliani. Ma grattino forte.
Un quarto di secolo fa, il sindaco di Palermo era Leoluca Orlando, critico aspro di Giovanni Falcone, ammazzato dalla mafia. Oggi il sindaco di Palermo è ancora Leoluca Orlando: eletto dai palermitani. Ma allora, si può sapere che vogliono i siciliani da noi? Vogliono lo status quo? Se lo tengano. Non ci possiamo fare niente. Libera nos a malo.

Commenti
Ritratto di Rondò Veneziano

Rondò Veneziano

Sab, 21/07/2012 - 15:17

Purtroppo di questa noia i piemme palermitani hanno fatto un'arma contundente da scaraventare sulle spalle del Papi, e sappiamo quanto alto sia il prezzo che il nostro leader è costretto a pagare, in termini politici, per mettere a tacere il coro di voci degli invidiosi che vorrebbero estrometterlo dalla vita politica e culturale del paese. Se ne è parlato l'altro giorno a Villa Gernetto, anche il premio Nobel, che vuole mantenere l'anonimato nel timore che glielo ritirino, si è detto d'accordo ad una riforma finanziaria che veda transazioni più facili tra l'Italia e Santo Domingo, una trattamento premiale verso chi ha esportato i capitali all'estero che potrebbero invece essere prestati allo stato ad un tasso di favore, e nuove norme nel campo della prostituzione che riconducano a gettito i suoi proventi, anche in quella minorile. E' evidente che il nobile atto di rinuncia accettato dal nostro in cambio del lasciapassare giudiziario, viste le nuove fantomatiche malversazioni della procura di Palermo, si rivela oggi del tutto inutile èd è necessario da parte del Cav tornare alla guida del paese quanto prima, viste anche le recenti vicissitudini di Mediaset.

Nadia Vouch

Sab, 21/07/2012 - 15:21

Succede la disgrazia (programmata da chi ciò ha deciso e mandato a fare). Esplosioni di pistola, di fucili, di bombe. Quartieri interi tenuti prigionieri. Persone sequestrate, persone sciolte nell'acido, persone inseguite e finite senza pietà. Grande turbamento nazionale: discorsi, cortei, cartelli e manifestazioni, rammarico, e molti "io non ci sto". Qualche cantante canterà. Si scopriranno altre lapidi, qualche scultura dedicata al fatto susciterà critiche per la sua fattura artistica. Poi, il silenzio. Come sempre. Fino alle prossime vittime. Da decenni è così.

Max Devilman

Sab, 21/07/2012 - 15:21

Quoto: >. Solo per questo, egr. Dott. Feltri, lei meriterebbe il premio Pulitzer, anche solo per il coraggio di avere detto quello che pensiamo tutti ma NESSUN GIORNALISTA ha mai avuto il coraggio di scrivere. Le chiedo ancora una cortesia, vorrei capire, ora che la Sicilia è fallita assieme alla sua cultura e ideologia mafioso assistenziale, quale sarà la prossima regione del sud a fallire. Come sono messe regioni come la calabria, che non ha neanche presentato un bilancio allo stato (a tutti noi), come è messa la Puglia con l'enorme buco sulla sanità e sul discorso acquedotti, come è messa la campania con quel buco che si chiama Napoli? Ci sarà un effetto domino? Queste regioni ci stanno portando tutti al default? Non è che l'"Economist" ci aveva visto lungo con la mappa d'Europa che aveva pubblicato tempo fa?

antoniocorda

Sab, 21/07/2012 - 15:28

caro Direttore da sardo e quindi meridionale condivido appieno il Tuo articolo nelle premesse e nelle conclusioni, e perfetto e lucidamente vero, lo avrebbe molto apprezzato il mio nonno materno (da buon mantovano soleva dire "dal Po in giù tutti terun").Vorrei fare un solo appunto:Ti sei dimenticato di aggiungere che l'unico periodo in chi la mafia scomparve fudurante il famigerato Ventennio, per ricomparire con lo sbarco degli "alleati"!forse ci vorrebbe un altro prefetto Mori o anche solo un generale Mori invece dei tanti parolai dell'antimafia. cordiali saluti

Wolf

Sab, 21/07/2012 - 15:28

Articolo capolavoro.

Ritratto di Rondò Veneziano

Rondò Veneziano

Sab, 21/07/2012 - 15:46

E' un dato di fatto che la mafia è un fenomeno già ampiamente debellato dalla giustizia italiana, prova ne sia che Riina e Provenzano già da tempo sono ospiti delle patrie galere, mentre ancora a zonzo rimane solo quel dandy strabico del fattore del senatore D'Ali, che è solo questione di tempo prima che lo acchiappino. Il mito della mafia è stato però strumentalmente tenuto in vita per perseguitare la carriera politica di chi si è sempre speso per il bene del paese e delle paesane, inventando morbose ricostruzioni riguardo alle frequentazioni dei suoi collaboratori e ed alla natura delle transazioni finanziarie in essere con costoro, che per tutti noi che lo conosciamo bene sappiamo trattarsi di mere manifestazioni della sua irrefrenabile generosità come chiunque di noi farebbe a favore di un amico in difficoltà a causa della politicizzazione della magistratura. Lo stesso Pierlele, in galera ormai da tempo ma a quanto pare perfettamente a suo agio tra i nerboruti compagni di cella, non si sognerebbe mai di lamentarsi presso chicchessia per il sostegno di cui non è mai stato fatto venir meno, così come i fratelli vicini di casa della Certosa che godono di tutti i comforts. Di che stiamo parlando allora, possibile che a causa delle calunnie dei piemme debbano rimetterci la loro onorabilità anche i giornalisti a libro paga del Papi, disseminando i dubbi sulla provenienza del denaro con cui a fine mese ne rimpingua il conto corrente, e consentendo loro di non dover scendere in politica (a parte Fede e sua moglie) per campare?

Ritratto di luigipiso

luigipiso

Sab, 21/07/2012 - 15:53

Feltri ma lasci perdere, non crede nemmeno Lei in quel che scrive. La mafia sta dove stanno i soldi ed in questi ultimi 3 anni la lega, per giunta ladrona, è riuscita ad estirpare i Fondi FAS al sud per darli al nord. Dove vuole che stia la mafia?

Ritratto di Frinquello

Frinquello

Sab, 21/07/2012 - 15:54

atteso che questa mafia e' la continuazione romantica del Brigantaggio ,se ripete copiate alcune volte lettera per lettera le stesse parole e gli stessi concetti della letteratura dell' epoca,,ma Il direttore Feltri con questo articolo,vuole farci credere di essere ingenuo-Il meno romantico sistema politico amministrativo e' fortemente interessato che la Mafia esista con questo altissimo vigore ,,proprio perche' se si aboliscono le leggi antimafia non sarebbe piu' cosi' comoda la corruzione nella spesa pubblica. Nel senso che, per queste leggi,con il pretesto di selezionare i buoni dai cattivi la spesa pubblica puo' essere direzionata dagli amministratori mediante il potere delle trattative private o le gare selettive all' interno di liste predefinite ( che chiaramente esclude i mafiosi) ,quindi !!!! liste di compari e di amici ai quali chiaramente affidare commesse gia' preventivamente maggiorate sino al 500% perche' e' certo (essenso un compare) che quanto pagato fittiziamente di piu' (con buona pace degli inconsapevoli organi di polizia e controllo)ritorna in tasca sotto forma di tangente--Non dimentichiamoci per una chiara comprensione della Mafia che il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia e fraterno amino del Procuratore Nazionale Antimafia sedente in Corte di Cassazione e' STATO ARRESTATO PER CORRUZZIONE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE--

Ritratto di WjnnEx

WjnnEx

Sab, 21/07/2012 - 18:03

Tweet: come raccogliere in poche righe tutte le banalità già espresse per 50 anni dai politici mafiosi i quali affermavano che " la mafia non esiste" .............

Ritratto di nuvmar

nuvmar

Sab, 21/07/2012 - 18:19

Egregi Dr.Feltri,quando si discorre di malaffare esportato, oppure solo mediato, noi , per modo nostro, siamo portati a definire "nostre" certe realtà che sono di altre origini in altri luoghi, poi adottate pure da noi nel latifondo e nei commerci itineranti. Da non legare ad atti di brigantaggio ,che, pure, hanno contribuito a certa nomea:- più feroci e più antichi , troviamo i cinesi ed i giamaicani e, più vicino a noi certi meridionali di Francia, divenuti preda nei noti fatti dei vespri. Come dire, ci si deve pur difendere! -Però io rifletterei sul metodo di altre operazioni correnti a carico del cittadino ,al più,reddito medio-basso!

Il giusto

Sab, 21/07/2012 - 18:25

Al buon feltri...hai ragione!Che gusto c'è essere un padrino della mafia se non hai almeno una villa ad...arcore!!!!1 invio 18.24

scimmietta

Sab, 21/07/2012 - 19:24

Caro rondò (veneziano?) ti svelo il segreto del nobel consigliere del berlusca: è dario fo.

Ritratto di emanuelem57

emanuelem57

Sab, 21/07/2012 - 19:39

Ma Feltri cosa crede che sia l' italia, un paese con frontiere interne impenetrabili tra nord e sud, con dogane, barriere o muri tra regioni che la mafia non possa raggiungere ? La mafia esiste perchè colpevolmente viene presentata quasi come un fatto folcloristico locale, non una entità che distrugge qualsiasi risorsa a sua portata di mano. A proprio fine

Claudio Antonaz

Sab, 21/07/2012 - 19:48

"Cosa nostra", espressione evocatrice d'infamie e di "non società", esprime in una maniera non si potrebbe più espressiva il triste capovolgimento operato sul normale potere legittimo: l'utile dei pochi, i peggiori - la Mafia - ha saputo espropriare e marginalizzare l'utile dei molti, di tutti - il bene comune - in una società asservita alla legge del più forte. "Cosa nostra" appunto e non "cosa comune", "cosa di noi tutti", "cosa anche degli altri"; "altri" che spesso noi non conosciamo, perché al di fuori delle nostre cerchie, ma che meritano comunque il nostro impegno, rispetto, lealtà perché partecipano con noi allo stesso destino collettivo: il destino nazionale. Ma è una dimensione quest'ultima che appare alquanto estranea agli italiani, esseri spesso di parte, faziosi, oppure mondialisti a parole ossia propugnatori di un universalismo teorico basato su un "volemose bene" puramente vocale e lontano mille miglia da uno spirito autenticamente francescano. Quella che a me appare la radice profonda del male di questa isola, e un po' di tutta l'Italia - mai entrata in una vera modernità basata sul perseguimento dell'interesse collettivo e del rispetto delle regole, ossia mai divenuta un'autentica "società civile" - è nella non identificazione dei suoi abitanti col destino nazionale: il destino della patria italiana.

Ritratto di Roberto53

Roberto53

Sab, 21/07/2012 - 19:55

La mafia non e' una burletta, lo sono i professionisti dell'antimafia.

gi.lit

Sab, 21/07/2012 - 20:02

Ma davvero, dottor Feltri, lei ha visto in Sicilia tutta questa gente in bolletta che campa di espedienti? Si è ben documentato? Ha condotto una severa inchiesta? In quanto al pubblico impiego, certamente ci sono più impiegati del dovuto nelle pubbliche amministrazioni ma ciò, per quanto discutibile, si può capire considerando che il Sud è meno ricco del Nord. In quanto all'equivalenza impiego pubblico-espedienti, nemmeno Bossi era arrivato a tanto. Soffre molto il caldo, dottor Feltri? O mira a prendere prendere il posto di Maroni?

Ritratto di Marco_Aurelio

Marco_Aurelio

Sab, 21/07/2012 - 20:03

A Feltri sfugge che la Mafia, quella con la M maiuscola si è trasferita proprio vicino casa sua, anzi sulla sua stessa via! Nonostante il "pastore bergamasco occhialuto e di bel pelo" abbaia alla luna....la signora Mafia se ne fotte e sta di casa al Nord! Saluti

tanax

Sab, 21/07/2012 - 20:14

Al nord ha affondato Qualche radice? solo qualche? è stato un ottimo matrimonio tra imprenditoria lombarda e contante mafioso,altro cheQualche radice...è anche sufficente vedere i comuni del nord sciolti x mafia,in primis Ventimiglia(chi lo avrebbe mai creduto??). Ma ancora incredibile(e se ne parla poco x pudore) l'"ndrangheta è entrata in contatto col tempio celtico/leghista e non solo per il suo ex tesoriere..caro feltri noia o fastidio,ergo meglio tacere. X antoniocorda: il prefetto mori di epoca fascista ha messo in piedi una serie di operazioni militari a danno dei poveri manovali di mafia....quando stava dando fastidio alle sfere + alte (all'epoca c'erano anche dei nobili a capo di cosche),arrivvò da roma il trasferimento di mori.che se ne andò "mori mori" Un'altra leggenda sul ventennio che dura in certi cervelli.

Ritratto di Rondò Veneziano

Rondò Veneziano

Sab, 21/07/2012 - 20:43

Come e perchè noialtri si debba pagare la triste nomèa che quattro scannacristiani terroni hanno attirato sull'Italia, con quel cacchio di dialetto in cui non si capisce francamente una beneamata mynchia, caro direttore, potremmo stare qui a discuterne ore senza venirne a capo. Se giù in terronia sono abituati a risolvere i loro problemi a suon di lupara, assistiti da uno stuolo di politici corrotti, deturpando il paesaggio, pagando pizzi e contropizzi, movimentando terra e stillando cemento e cosparagendo il territorio di munnezza, è cosa che nè io nè lei potremo certamente mai capire. Quello che invece mi lascia perplesso è sapere che se il suo editore si trova così pesantemente indebitato con alcuni esponenti ingiustamente accusati di essere collaterali di Cosa nostra e del suo impero finanziario, come si potrebbe supporre dalle transazioni milionarie poste in essere, qualche anima candida potrebbe addirittura provarsi a favellare che dentro i consistenti pagamenti ai direttori editoriali, con cui foraggiano la propria tranquilla e laboriosa onestà borghese milaneisa, ci potrebbe essere una provenienza insospettabile?

Ritratto di emanuelem57

emanuelem57

Sab, 21/07/2012 - 21:20

Che schifo i mafiosi. Come Feltri ed il Giornale. Gli argomenti pubblicabili sono solo quelli di loro discrezione ed utilità, in piena logica mafiosa.

giottin

Sab, 21/07/2012 - 22:50

Se non hanno mai acchiappato i vari latitanti compresi quelli ricercati da secoli è solamente perché non li hanno mai voluti acchiappare. Infatti vivevano tutti a casa loro in mezzo all'altra gente andavano e venivano come se niente fudesse, salvo poi scomparire in bucchi sotto terra, ridicolo. La verità è che per il meridione, se non esistesse la mafia, la camorra e l'andrangheta la dovrebbero inventare, loro non possono stare senza, non ce la vengano a raccontare, basta vedere quando per caso arrestano qualcuno, le donne inveiscono in massa contro le forze dell'ordine. Bisognerebbe solo lasciarli perdere tutti quanti e lasciarli bollire nel loro brodo. Che non ci rompessero i maroni. Per il resto caro Vittorio, articolo supremo!

Ritratto di Nanuq

Nanuq

Sab, 21/07/2012 - 23:46

Vittorio Feltri, sei un grande. (Però non dimentichiamoci della noia che ci procurano i "Rondò regionali" in servizio permanente attivo).

les paul

Dom, 22/07/2012 - 00:30

Non penso che la mafia sia solo "Cosa loro" come scrive lei, fra il provocatorio ed il finto ingenuo. La Mafia di quelli con la coppola e la lupara che parlavano siciliano non esiste piu'; e gli ignorantoni di cui lei parla (Riina, Provenzano ecc....) avevano ed anno alle loro dipendenze fior di notabili, politici, servizi deviati, cardinali, banchieri, imprenditori ecc.... ecc...., ragione per la quale Lei non puo' pensare che la mafia sia solo un fatto meridionale. La Mafia pesa pesantemente sul nostro PIL, sulle pensioni e gli stipendi di tutti, sulle tasche di pensionati e disoccupati di tutta l'Italia. E quindi interessa tutta l'Italia. Il fatto che a distanza di 20 anni ancora non si sappia chi ha ammazzato quei due giudici in modo cosi' atroce la dice lunga su dove e come sia radicata la mafia. Quindi non stà solo al sud grattarsela, ma stà a tutta l'Italia intervenire per liberarsene, perchè è tutta l'Italia che ne paga il prezzo, non solo il sud. Con grande stima per i suoi scritti.

gianni59

Dom, 22/07/2012 - 03:04

certo che le riflessioni di Borsellino e Falcone non sono servite a nulla, se leggiamo quanto ha scritto...ancora l'idea della mafia retta dai "pastori"? Chissà... magari un giorno verrà licenziato dal suo direttore...siciliano...!!

Sergio Vinci

Dom, 22/07/2012 - 14:01

"Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia" (Rocco Chinnici, magistrato ucciso dalla mafia. Non c'è altro da aggiungere.

GGno

Mar, 24/07/2012 - 18:05

"Al Centro e al Nord dello stivale la filiera mafiosa ha affondato QUALCHE radice" Basta questa frase per capire che chi ha scritto l'articolo non sa di cosa parla, per ignoranza o malizia. Propendo per la seconda. Continui così direttore!