La crisi fa volare i prodotti taroccati

RomaIn principio erano le finte borse di Vuitton per la strada, il chiosco delle bibite senza licenza e gli occhiali da sole taroccati nelle spiagge. Ma adesso, con la complicità della crisi economica, l'abusivismo e la contraffazione hanno raggiunto una diffusione mai vista, tanto da rappresentare per il commercio legale una perdita valutata in 17 miliardi di euro l'anno (la legge di stabilità, per fare un confronto attuale, ne vale poco più di undici).
«Una situazione da allarme rosso», spiega accorato il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli, che alla politica e alle istituzioni chiede «tolleranza zero». Soprattutto adesso che la crisi continua a mordere forte: «Il 2014 non sarà l'anno della ripresa - prevede il presidente della più importante associazione del commercio - anche per gli effetti di una legge di stabilità che lascia irrisolti, se non corretta, i problemi strutturali della nostra economia».
Fanno paura le cifre messe insieme nella prima indagine Confcommercio-Censis sui riflessi economici dell'abusivismo e della contraffazione. L'abusivismo commerciale, dai negozi gestiti per lo più da orientali che vendono merci contraffatte alle bancarelle, dal porta a porta alle vendite on line, sottrae al commercio legale 8,8 miliardi di euro, pari al 5% circa del fatturato regolare. Il rischio è che scompaiano 43mila negozi regolari all'anno, con 79mila dipendenti. Nel settore turistico, bar e ristoranti, il fatturato abusivo aumenta fino al 10% del totale, toccando i 5,2 miliardi; soldi sottratti alle imprese in regola, con rischio di sopravvivenza per 27mila imprese del settore e 106mila occupati regolari. E ancora: la contraffazione, concentrata su abbigliamento e accessori, prodotti audiovisivi (cd, dvd) e prodotti alimentari, vale 6 miliardi e mezzo. In tutto, 17,2 miliardi con una perdita di 3,8 miliardi di Iva e 1,5 miliardi di imposte e contributi.
Ma chi compera il prodotto taroccato, anche incurante dei rischi per quanto riguarda gli alimentari, i prodotti farmaceutici e di cosmesi, gli stessi giocattoli? Negli ultimi dodici mesi, un italiano su 4 ha fatto un acquisto consapevole di merce contraffatta, e dichiara d'averlo fatto soprattutto per ragioni economiche. Il fenomeno è più marcato al Sud, e si stima che da gennaio scorso ad oggi almeno un romano su tre abbia acquistato almeno un prodotto contraffatto. A Roma, sottolinea il presidente della Confcommercio locale Giuseppe Roscioli, c'è un abusivo ogni tre imprese regolari: un esercito di 20-23mila fuorilegge che vendono di tutto, dalla frutta e verdura ai fiori, dalla biancheria alle borse, dagli occhiali ai prodotti audio e tv. A Milano l'illegalità commerciale vale 1,6 miliardi, che arrivano a 3 miliardi considerando l'intera Lombardia, e mette a repentaglio l'esistenza di almeno 4mila imprese regolari.
Stremate dalla crisi, le imprese commerciali devono combattere anche questo nemico. «Allo Stato - osserva Sangalli - vogliamo dire che le imprese devono essere agevolate e non vessate da fisco e burocrazia, perché l'illegalità spesso si annida nella complessità». Qualcosa si sta facendo: la Guardia di finanza ha evitato che nei primi dieci mesi di quest'anno venissero messi in commercio oltre 40 milioni di prodotti contraffatti, spesso pericolosi per la sicurezza e la salute, denunciando 730 persone. Il ministro dell'Interno Angelino Alfano annuncia la creazione di una task force anti-contraffazione, e ricorda che «spesso il commercio illegale è condotto da immigrati illegali». L'Italia non può accogliere, aggiunge, chi non rispetta le leggi.