Crocetta a rischio espulsione: il Pd è stalinista

RomaL'ultimo fronte è quello apertosi in Sicilia: la direzione regionale del Pd minaccia di espllere Crocetta se non rinuncia alla «doppia militanza» col suo movimento «Megafon»o. Il governatore lancia accuse di fuoco: «Mi linciano, sono stalinisti».
A Roma invece si cerca di cloroformizzare e rinviare tutto, dal rimpasto al congresso, per il terrore di ogni possibile cambiamento. Così, appena il segretario Epifani e il capogruppo Speranza hanno evocato il «tagliando» da fare al governo, è dovuto accorrere il ministro Dario Franceschini, per conto di Enrico Letta, con l'idrante: ma quale tagliando, ma quale rimpasto, «nulla di tutto ciò è all'orizzonte». Cosa che peraltro era chiara dall'inizio: «In questo governo non si può muovere nulla, perché basta spostare una pedina per creare un catastrofico effetto domino», spiega un membro dell'esecutivo. Però nel Pd quelli che vorrebbero andare al governo hanno cominciato a far girare la voce che Letta vorrebbe liberarsi di alcuni ministri (il dalemiano Bray, il bersaniano Zanonato) e i diretti interessati naturalmente hanno scatenato un pandemonio. Zoggia, ad esempio, è accorso in difesa del conterraneo e co-bersaniano Zanonato, giurando che «nessun ministro è in discussione per quanto riguarda il Pd, perché tutti si stanno distinguendo per la loro azione». Affermazione, quest'ultima, invero azzardata, ma che fa capire che il rimpasto non ci sarà. «Lo spettacolo di Epifani che dice a settembre rimpasto e di Franceschini che dice non se ne parla è un altro disastro di immagine», geme il senatore-scrittore Gianrico Carofiglio.
Ci sarà almeno il congresso, in un Pd che è ancora governato dagli equilibri di potere del 2009 e quindi dall'asse Bersani-Bindi-Letta-Franceschini, più sottocorrenti varie? La tentazione del rinvio è fortissima, in tutti coloro che hanno posizioni da difendere e verrebbero sbaragliati da Matteo Renzi. E qualcuno meno inibito inizia a dire esplicitamente quello che tanti, anche molto in alto, pensano: «Sono preoccupato, temo che il congresso possa diventare un referendum sul governo», spiega Peppe Fioroni. Dunque, meglio non farlo e semmai occupare il tempo con una non meglio precisata «costituente delle idee». I renziani sanno di muoversi nelle sabbie mobili, ma avvertono che un rinvio sarebbe disastroso per chi lo vuole: «Rinviare il congresso farebbe male al governo, perché un partito basato sugli assetti politici di un'era geologica crea solo instabilità», fa notare Lorenzo Guerini, che per Renzi presidia la commissione per le regole. «Stiamo disgustando i nostri elettori con tutti questi contorsionismi, fumisterie, trappole, rinvii. E tutto per una paura che posso capire in Renato Brunetta, visto che Renzi sarebbe un leader pericoloso per il centrodestra, ma che tra i nostri mi pare demenziale».