Delusione tablet Sotto l'ombrellone è un fiasco hi tech

In spiaggia l'iPad si sporca di creme e sabbia, lo schermo si vede male. E la connessione, se c'è, è lenta. Mentre la bolletta s'impenna rapida

Già sembra passato un secolo da quando bastava andare in vacanza con un iPad per sentirsi con il mondo in mano, oggi le cose sono cambiate, per ragioni di stile e soprattutto di necessità. I nostri bisogni sono più veloci della tecnologia. Anzitutto la Apple ha ingarbugliato stilisticamente le cose: prima o avevi l'iPad o non l'avevi, da quando è uscito il mini è rapporto delle dimensioni è il contrario del sesso: a letto devi avercelo grosso ma al mare devi andare con l'iPad piccolo. Non troppo piccolo, sennò è un iPhone.Il mio amico critico d'arte Gianluca Marziani per esempio ha buttato un'occhiata sprezzante al mio iPad 2 e ha detto: «Ah, hai ancora il padellone tu?», e per fortuna ho risposto d'istinto «Macché, è di mia nonna, stavo appunto cercando un cassonetto ma non sapevo in quale differenziata buttarlo, plastica, vetro o generico?».

In ogni caso con l'iPad, grosso o mini, la vacanza diventa uno stress, e non è un discorso passatista il mio, anzi: tra venti o trent'anni, quando la nostra corteccia prefrontale sarà munita di microchip integrati, rideranno di noi, in giro tutti tronfi delle nostre padelle e padelline.
In attesa di una nuova rivoluzione digitale, mentre il vostro compagno di vacanza senza iPad sfoglia tranquillamente un quotidiano cartaceo comprato all'edicola, voi vi trovate nel punto in un triangolo delle Bermuda di segnale, perché nei luoghi di villeggiatura non c'è mai campo, sono dei campi santi elettromagnetici, rischiate di girare rabdomanticamente sulla spiaggia brandendo i padelloni come metaldetector al contrario, puntandoli verso il cielo.
Talvolta c'è il wi-fi, come no, peccato non funzioni mai: o va a singhiozzo, o è lentissimo perché stanno cercando di collegarsi tutti. Oppure, perfino negli alberghi di lusso, l'accesso richiede procedure di autentificazione farraginose, in Italia gli hotspot liberi sono un'utopia, vogliono sapere chi sei, come se la mafia usasse le loro connessioni. Se salite su una freccia Trenitalia poi rinunciate subito, fate prima a arrivare a destinazione che a aprire una pagina di Google, ma wifinculo.

E poi le signore hi-tech sui lettini al mare, uno spettacolo: maniache sessuali dell'abbronzatura, le vedi con le dita impiastricciate di olii solari, creme protettive, salsedine, sudore, granelli di sabbia, alle prese con uno schermo simile a una pista di pattinaggio gelatinosa per polpastrelli, al limite vanno bene per una nuova categoria di Youporn, l'iPad Mug Fetish. Tra l'altro Apple ha annunciato la lettura delle impronte digitali nei nuovi modelli, cioè tra poco non riuscirete più a accenderli, meglio.

Per non parlare del riflesso sul vetro del display: sotto il sole non si vede mai niente. Unica utilità usarli per spiare il fondoschiena e il topless alle vostre spalle, l'iPad come downgrading dello specchio. Infatti gli e-book, a causa dei riflessi, si leggono con gli appositi reader, i quali hanno l'unico vantaggio balneare di mascherare il libro stesso: leggete Sophie Kinsella o Michela Murgia e potete assumere la stessa espressione pensosa che se stesse leggendo Joyce senza sembrare dei deficienti.

Infine attenzione, perché se andate all'estero con la padella rischiate la bancarotta: per prima cosa dovete disabilitare il traffico dati altrimenti quando tornate vi ritrovate una bolletta superiore al prezzo della vacanza, è successo a mio padre. Così quest'anno gli ho fatto abilitare l'offerta specifica per l'estero, ma la bolletta è arrivata ancora più salata, e la salsedine non c'entra, non era neppure al mare. Quindi ho chiamato il call-center per protestare, e una signorina mi ha spiegato saccentemente, e anche un po' sadicamente, che l'offerta era attiva, ma il punto di accesso era sbagliato, e se il punto di accesso è sbagliato pagate lo stesso come se non aveste nessuna offerta. Ora, dico, mio padre è un 70enne in pensione abbastanza aggiornato, ha Facebook, ha twitter, e suo figlio, moderno scrittore tecnodipendente, gli aveva dato tutte le indicazioni giuste, come glielo spiego cosa diavolo è un punto d'accesso? E perché questo punto d'accesso cambia a seconda dei casi? Per Archimede era semplice: datemi un punto d'appoggio e vi solleverò il mondo. Ma non aveva l'iPad, altrimenti avrebbe aggiunto: datemi un punto d'accesso sbagliato e il mondo mi seppellirà, di debiti.

Commenti
Ritratto di Gian Lore

Gian Lore

Ven, 23/08/2013 - 12:28

Oh... fianalmente su '' Il Giornale'' un articolo carino e leggibile.

umberto nordio

Sab, 24/08/2013 - 08:17

Questa schiavitù da iPad è del tutto risibile. Portarsi un libro da leggere anziché muovere incessantemente le dita alla ricerca prevalentemente di idiozie, no?

liberale32

Sab, 24/08/2013 - 08:39

Bravo bell'articolo frizzante e carino.....specchio di un Italia che va ad intermittenza come la wifi del mio hotel....se non sei collegato sei fuori giochi! Cosi è........ma fatevi una risata!

Beaufou

Sab, 24/08/2013 - 09:29

Caro Parente, perché lamentarsi tanto della tecnologia? I padelloni, i padellini e tutte le cosette che funzionano per scommessa o su base "random" hanno un solo scopo, egregiamente e abbondantemente raggiunto: quello di ingrassare le multinazionali proprietarie del marchio e della tecnologia. Le prestazioni e i servizi che promettono sono solo un optional, specchietti per le allodole, che a quanto pare abbondano specialmente fra i molti che debbono sentirsi per forza "à la page". Io mi domando come mai un settantenne pensionato non abbia di meglio da fare che cincischiare con il dernier cri della tecnologia aleatoria. E poi si lamenti se qualcuno, furbescamente e in stile alquanto truffaldino, gli svuota il portafoglio, sfottendolo per giunta se si azzarda a chiedere spiegazioni. Che un giornalista usi questi mezzi, è comprensibile: nel vostro campo, un po' di fastidi valgono un possibile scoop, dove la rapidità fa la differenza, Per tutti gli altri è solo un modo per complicarsi inutilmente l'esistenza.