Ecco perché il rimborso è una rapina

Altro che danno, la sentenza Mondadori "corrotta" non spostò nulla. E De Benedetti fece un affare da oltre 100 miliardi di lire

Palazzo Mondadori a Segrate

Milano - L'affare del secolo. Questo, per i difensori di Berlusconi, è stato per Carlo De Benedetti - ora che, dopo ventitrè anni, se ne possono tirare definitivamente le somme - la vicenda Mondadori. Perché l'Ingegnere ha prima firmato un accordo che gli garantiva di conquistare ciò che gli stava a cuore: Repubblica, l'Espresso, i quotidiani locali. E ora incassa il risarcimento più ingente della storia giudiziaria italiana. Un risarcimento che equivale a un sesto del bilancio Fininvest di un anno. E che - come si segnala quasi con incredulità negli ambienti dell'azienda del Biscione - corrisponde a vent'anni degli utili al netto delle tasse della Mondadori.
Mezzo miliardo di euro di risarcimento per un danno mai subìto: questa è, per Berlusconi, la sua famiglia e il suo staff, la morale del processo. Per capire le basi di questa lettura bisogna addentrarsi in un groviglio fatto di sette sentenze accavallatesi nel corso di due decenni. Ma il punto chiave è, in fondo, abbastanza semplice. Ed è il confronto tra due ipotesi di armistizio che, nei mesi convulsi della guerra di Segrate, puntavano a chiudere le ostilità e a dividere salomonicamente il colosso editoriale tra Berlusconi e De Benedetti. La prima è la proposta che nel giugno 1990 il Cavaliere rivolse all'Ingegnere. La seconda è quella che nell'aprile 1991 Berlusconi e De Benedetti sottoscrissero. Cosa era cambiato nel frattempo? Che era scesa in campo la politica, premendo per un accordo. E che la Corte d'appello di Roma aveva dato ragione alla famiglia Mondadori, che si rifiutava di cedere a De Benedetti - da cui si sentiva tradita - il controllo dell'azienda. Ma quella sentenza della Corte d'appello di Roma era viziata dalla corruzione di uno dei tre giudici, il relatore Vittorio Metta. Fu a causa di quella sentenza ingiusta, dice la Cir, che dovemmo scendere a patti. E i giudici - di primo grado, d'appello e di Cassazione - le hanno dato ragione.
Così, per calcolare il danno economico subìto dall'Ingegnere, sono state messe a confronto le due proposte: la prima, quella avanzata da Berlusconi quando ancora la Corte d'appello non gli aveva fornito un'arma di pressione micidiale; e la seconda, quella su cui De Benedetti mise la firma. E poiché nella prima era la Cir a dover incassare un conguaglio, e invece nell'intesa finale il conguaglio andò a Fininvest, questo conto algebrico del dare e dell'avere è il danno, secondo i giudici, subito dalla Cir.
Peccato che tra le due proposte passarono dieci mesi. Un'eternità, in quei mesi di Borsa tempestosa, durante i quali i valori dei pacchetti azionari cambiarono profondamente. «Le valutazioni riferite ad aprile 1991 avrebbero totalmente giustificato per l'intero ammontare la variazione dei prezzi delle azioni scambiate, con la conseguenza che la sentenza dovrebbe essere cassata per aver riconosciuto un danno esorbitante a favore di Cir mentre nessun danno risulterebbe esistente», scrivevano i legali di Fininvest nel ricorso che la Cassazione ieri ha respinto. E la spiegazione starebbe tutta nell'andamento delle azioni Espresso: comprandole nel 1991 anziché a giugno 1990, De Benedetti fece in realtà un affarone. Roba da 104 miliardi di lire, secondo i conti della difesa Berlusconi.
Insomma, la sentenza «corrotta» non avrebbe modificato in nulla la sorte della guerra. E fu anche per questo, dicono i legali Fininvest, che De Benedetti si guardò bene dall'impugnarla davanti alla Corte di Cassazione, e firmò l'accordo che gli consegnava Repubblica. E allora, perché oggi il risarcimento?

Commenti
Ritratto di barbara.2000

barbara.2000

Mer, 18/09/2013 - 08:28

semplice , caro fazzo , è la dimostrazione dell'ignoranza dei vari giudici che non sanno cosa sia una società di capitali , non sanno leggere un bilancio societario , non conoscono le leggi economiche . il risultato era dare alla cir la possibilità , per un anno , di non fallire o meglio fallire ma con i soldi .

Mr Blonde

Mer, 18/09/2013 - 08:28

Quindi tutto lo scandalo è sul quanto e se dovuto un risarcimento, per il quale a noi cittadini essendo una disputa tra privati potrebbe anche non interessare, non che sia stato comunque corrotto un giudice no eh? tutto normale per il vs padrone naturalmente. Tanto che la carfagna ieri sera ha anche detto che corromperne 1 su 3 in fin dei conti non era grave visto che la maggioranza poteva comunque decidere in libertà. Appunto.

Ritratto di bergat

bergat

Mer, 18/09/2013 - 09:26

I giudici hanno stabilito che la CIR vale un miliardo e mezzo di euro? No perché una società di capitali vale un terzo del fatturato annuo. Nell'ipotesi che uno volesse acquistare la CIR nella sua interezza, cinquecento milioni di euro sarebbe una cifra congrua per l'acquisto, se questa valesse un miliardo e mezzo. Ma la CIR vale di meno, molto di meno. E su che cosa fonda quindi la sentenza dei giudici? Evidentemente non sanno nulla di economia. Forse avrebbero dovuto studiare le basi minime di economia. E' una ulteriore lacerazione dello stato di diritto.

Mr Blonde

Mer, 18/09/2013 - 10:37

bergat la capitalizzazione della cir oggi è di circa 900mln, alle soglie del 2000 era circa 5 volte tanto, asino. Inoltre una holding non si valuta in proporzione al fatturato, asino 2 volte.

Emigrante75

Mer, 18/09/2013 - 11:19

Caro Fazzo, rispondo alla sua ultima domanda: perchè oggi il risarcimento? E' semplice, perchè chi corrompe un giudice per essere favorito in un processo, meriterebbe molto peggio, soprattutto se la stessa persona è alla guida di un partito che governa il paese da molti anni....

Emigrante75

Mer, 18/09/2013 - 11:19

Caro Fazzo, rispondo alla sua ultima domanda: perchè oggi il risarcimento? E' semplice, perchè chi corrompe un giudice per essere favorito in un processo, meriterebbe molto peggio, soprattutto se la stessa persona è alla guida di un partito che governa il paese da molti anni....

Ritratto di 02121940

02121940

Mer, 18/09/2013 - 11:38

C'è chi sta dalla parte giusta e chi sta da quella sbagliata. Berlusconi ha sbagliato molto, ma il primo errore è stato quello fatto nello scegliere da cha parte schierarsi.

squalotigre

Mer, 18/09/2013 - 12:26

Mr Blonde- Lei come tutti i manettari ed i seminatori d'odio travisa in assoluta malafede le parole della Carfagna ed anche il senso comune. Ammesso che sia stato corrotto il giudice Metta, anche se ho qualche dubbio, il punto è uno solo. La sentenza era equanime, giusta oppure sbagliata nei confronti di una parte in causa. La sentenza era CORRETTA per bocca di tutta la terna dei componenti del tribunale. Ora se io voglio corrompere il tribunale composto da tre magistrati per ottenere una sentenza favorevole, di giudici ne devo corrompere almeno due a meno che lei non voglia sostenere che gli altri componenti valevano come il due di bastoni quando la briscola è a denari. Si è mai domandato infatti perché il tribunale era composto da tre elementi e non da uno solo? Era composto da tre elementi (cioè in numero dispari) proprio per evitare che potessero esservi interferenze o tentativi di corruzione. Ma è inutile spiegare ad uno come lei una semplice regoletta aritmetica perché il senso comune per lei non esiste. Berlusconi è colpevole a prescindere e se le prove evidenti dicono il contrario, peggio per le prove.

Alessio2012

Mer, 18/09/2013 - 12:50

Sinceramente credo che a questi giudici importi nulla di economia. Quel che conta è che la maggior parte degli italiani ne sappiano poco, così non possono capire e stanno zitti in silenzio. Quel che conta, ancora, è creare una "telenovela" a cui le casalinghe disperate si possano appassionare.

precisino54

Mer, 18/09/2013 - 23:11

Il principio è il solito B non poteva non sapere! Da ciò a cascata tutte le vicende giudiziarie che hanno interessato il Cav. La vicenda specifica prende le nosse dalla presunta e mai provata nei fatti, ma solo nella teoria, corruzione in atti giudiziari che avrebbe visto coinvolto come attori Previti e il giudice Metta. Sulla vicenda sono più i si dice che le certezze, visto che al solito non si ha la certezza del passaggio del danaro nè del quando sarebbe avvenuto. Da quella famosissima vicenda contrassegnata a lungo da un numero, che ora mi sfugge, sono venuti a cascata tutta una serie di procedimenti, oltre ad una lunga querelle tra le procure di Milano e di Roma che ne reclamava la competenza. Ripeto la corruzione del giudice non è stata effettivamente provata ma solo supposta! Sulla base di questa supposizione sancita dalla sentenza di Cassazione, l'ing ritiene di aver subito un danno. Di quel giudizio "falsato" si ha la certezza che gli altri due giudici sono puliti, ed allora perchè non considerare corretta una sentenza espressa a maggioranza: la eventuale corruzione non avrebbe spostato il giudizio! La sentenza oltretutto non venne impugnata divenendo definitiva. Altro aspetto interessante è quello della intervista rilasciata all'epoca dall'ing. che abbiamo riascoltato da recente, che si riteneva ampiamente soddisfatto dal lodo Ciarrapico e faceva i propri auguri al Cav. Sorge spontaneo pensare che a distanza di anni l'ing abbia voluto capitalizzare la tessera numero uno e sia passato all'incasso! Avendo avuto modo di valutare l'andazzo di certi giudizi. Ma diamine un accordo extragiudiziale vale o no? O è interlocutorio in attesa di situazioni migliori?