La fine dell'atleta: a 101 anni si spara in chiesa

Vittorio Colò era diventato celebre per le sue gare d'atletica vinte 10 anni fa. L'ha trovato il parroco

Milano - Alla fine il vecchio atleta non ce l'ha più fatta, depresso, stanco, preoccupato per il ricovero della moglie in ospedale, ha deciso di farla finita. Ha messo in tasca la pistola, ha fatto pochi passi fino alla chiesa dietro casa, si è appartato in un angolo e si è sparato un colpo alla testa.
È morto così a un paio di mesi dal suo 101° compleanno Vittorio Colò, trentino trapiantato a Milano, diventato celebre per le sue gare di atletica vinte a 90 anni suonati. L'anziano viveva insieme alla moglie Enrichetta in via Pergine 12, zona San Siro. La donna però negli ultimi tempi aveva qualche problema di salute, era stata ricoverata in ospedale e questo aveva con ogni probabilità aggravato il suo stato depressivo. Ieri poco dopo le 13 ha preso una pistola, regolarmente denunciata, ha coperto i pochi metri che separano la sua abitazione dalla chiesa di Santa Maria Nascente in quel momento deserto. L'anziano si è appartato sulla destra e si è sparato, tenendo la canna vicino all'orecchio.

Don Carlo ha sentito lo sparo, è corso in chiesa e ha subito visto il corpo del suo parrocchiano a terra agonizzante. Ha fatto un estremo tentativo di salvarlo, chiamando il 118 ma l'uomo è morto nel giro di pochi istanti. Subito dopo sono arrivati i carabinieri che gli hanno trovato un biglietto con scritto solo «Avvertite mio figlio», quindi il numero di cellulare ma nessuna spiegazione. Che forse va cercato nell'età avanzata, negli acciacchi e nello stato salute della moglie.

Vittorio Colò era diventato negli ultimi anni una piccola celebrità quando, andato in pensione, aveva ripreso a gareggiare macinando record nelle varie categorie: prima over 65, poi 70, poi 80 e fine addirittura 90. «Mentre frequentavo il liceo a Riva del Garda venni contattato per partecipare al Gran Premio dei giovani, una specie di Giochi della Gioventù. Era il 1929 e riuscii a qualificarmi nel pentathlon per la finale nazionale e da allora ho sempre praticato l'atletica» ricordava in una delle numerose interviste rilasciate ogni volta che le sue imprese di nonno volante lo proiettavano alla ribalta della cronaca. Una popolarità che nel 1995 lo porta a «Scommettiamo che...» esibendosi nella staffetta 4 x 100 insieme ad altri tre arzilli novantenni: «Onestamente mi è sembrata una cosa un po' artificiale» commentò qualche anno dopo.

Nel 1938 si laurea in chimica industriale, ma continua a gareggiare fino al 1953 quando si trasferisce a Milano per lavoro e dove fa crescere i suoi figli. «Dopo una vita lavorativa dedicata alla ricerca farmaceutica, nel 1972 andai in pensione e iniziai a fare l'allenatore, occupandomi dei ragazzi dell'Atletica Riccardi. Nel 1977 venne organizzata la prima edizione dei campionati italiani master, alla quale partecipai vincendo i 100 metri. Da allora non mi sono più fermato» prosegue Colò nei suoi ricordi. Una passione che lo porta a tutti i principali meeting internazionali. A Durban nel 1997 a Durban stabilisce il record del mondo di decathlon e vincendo altre 6 medaglie d'oro: «Quella gara venne disputata sotto una pioggia battente. Fu difficile ma esaltante, come quando da giovane feci il giro del lago di Garda con un sandolino, una coperta e un po' di cibo, le due esperienze più esaltanti della vita». In tanti anni Colò ha collezionato numerosi primati ed è ancora detentore dei record mondiali over 90 dei 200 metri (40 secondi), salto in lungo (3,09), 60 metri indoor (10”73) e triplo indoor.

Commenti
Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Lun, 10/09/2012 - 10:07

NOTIZIA IMPORTANTISSIMA, nell'ambito scientifico. Il suicidio di un settantenne può considerarsi nella norma, o anche di età maggiore, se motivato da sofferenze fisiche non più tollerabili. In questo caso, trattasi da quanto si può capire di amarezza per la perdita della moglie. La scienza si interroga su quanto sarebbe stata lunga la vita di questo 'prototipo', con 'curriculum' eccezionale, se non avesse premuto quel grilletto. Questo suicidio ha sottratto allo studio scientifico una importantissima possibilità di ricerca. Sotto questo aspetto, getta grande sconcerto.

Valerio64

Lun, 10/09/2012 - 10:15

Cosa stava pensando nel suo cuore? Quali sentimenti, affetti,idee dominavano il suo cuore? Una preghiera per lui.

bobsg

Lun, 10/09/2012 - 11:04

E non poteva aspettare che la natura facesse il suo corso?

Giorgio Rubiu

Lun, 10/09/2012 - 12:19

#bobsg - Evidentemente no. Qualunque sia stato il motivo alla base del gesto noi non potremo mai saperlo. In qualche momento e per qualche ragione è scattato qualcosa, nella mente del suicida, che non saremo mai in grado di capire. Cordialità. Giorgio

guidode.zolt

Lun, 10/09/2012 - 16:19

Forse la mancanza della sua compagna...dello sport che gli riempiva le giornate e non poteva piu' praticare...magari per qualche problema di osteoporosi, oltre all'eta' ... in generale e' un atto vile, di rinuncia, ma nel suo mi sembra un atto di coraggio ... ha deciso lui senza aspettare il fato...un po' come fanno gli Esquimesi che, raggiunta la non sufficienza, si lasciano andare alla deriva su di un lastrone di ghiaccio...