Fuga dall'Italia, arrivano solo disperati

Una fotografia sbiadita, e a esser sbiadita è l'Italia stessa. Il rapporto dell'Istat regala un quadro poco felice del Belpaese: alto indice di disoccupazione, tendenza ad appoggiarsi sempre di più sui genitori, minimo storico di nascite e svuotamento del Paese. Se la recessione è finita, i suoi effetti rimangono ancora evidenti.

FUGA DI CERVELLI
L'Italia non è più terra promessa: non lo è per i giovani, che cercano sempre più fortuna all'estero, non lo è neppure per gli stranieri. La crisi, infatti, ha frena anche gli immigrati stranieri in Italia: nel 2012 gli ingressi sono stati 321mila, -27,7% rispetto al 2007. In aumento anche il numero di stranieri che lasciano lo stivale: circa 38 mila nel 2012, +17,9% rispetto all'anno precedente. I 40.000 sbarchi in cinque mesi annunciati da Alfano riguardano solamente i disperati. I numeri della diaspora giovanile annunciano uno svuotamento di risorse e energie sempre più preoccupante del Paese: negli ultimi cinque anni hanno lasciato il Paese 94mila giovani. Solo nel 2012, sono 26mila gli under 35 che si sono trasferiti all'estero, 10mila in più rispetto al 2008. Non solo giovani: in tutto, nel 2012, gli emigrati sono stati 68mila, il numero più alto degli ultimi dieci anni. Le mete privilegiate sono Regno Unito, Germania e Svizzera.

DONNE CON I PANTALONI
Una rivoluzione sociale ancor prima che economica. Aumentano le famiglie italiane in cui sono le donne a portare la «pagnotta» a casa: oltre 2,3 milioni, il 12,2% dei nuclei familiari con almeno un individuo tra i 15 e i 64 anni. Non è un numero da poco e impressiona ancor di più alla luce del trend positivo negli ultimi cinque anni, che parla di un +34,5% (pari a 591mila unità in più). A incidere sul fenomeno anche il calo dell'occupazione di marca quasi esclusivamente maschile, accentuatosi nell'industria manifatturiera e nelle costruzioni.

NASCITE RIDOTTE AL MINIMO
Si stima che per il 2013 i bambini iscritti all'anagrafe saranno 515mila, 12mila in meno rispetto al minimo storico registrato nel 1995. Un numero che, letto alla luce degli ultimi cinque anni, parla di 64mila nascite in meno. Ma si vive sempre più a lungo: e così il nostro Paese diventa sempre più vecchio. Nel 2012 la speranza di vita alla nascita è giunta a 79,6 anni per gli uomini e a 84,4 anni per le donne. Cosa sta a significare: che l'Italia si presenta con una struttura demografica fortemente squilibrata, il che va a incidere anche sul processo economico dell'intero Paese. Questo fenomeno si concreta nell'espressione «debito demografico»: la difficoltà di garantire una normale «sostituzione» della popolazione. Perciò, le nuove generazioni dovranno lavorare per ripianare i debiti contratti dalle vecchie generazioni e per garantire le pensioni a una popolazione sempre più anziana.

EMERGENZA SALARIO
Il tasso di disoccupazione ha continuato a crescere, dal 10,7% del 2012 al 12,2%, mentre l'occupazione è diminuita di 478 mila unità (-2,1% rispetto al 2012). Le persone senza lavoro sono 3,1 milioni, un numero raddoppiato da inizio crisi. Non si tratta solo di un problema giovanile: oltre un milione di ultracinquantenni è alla ricerca di un lavoro. E questo capitolo apre un'amara riflessione: in 2 milioni di famiglie italiane non c'è nessun'entrata di tipo economico, né un salario né una pensione. A questi si aggiunge circa un milione di famiglie che si regge solo su una sola pensione di lavoro. Gli individui che nel 2013 hanno vissuto in condizioni di povertà sono stati 7,6 milioni, un milione in meno dell'anno precedente.
GLI ADULTI TORNANO DAI GENITORI
Se negli ultimi decenni si era assistito ad una semplificazione della struttura familiare, adesso si nota un mescolamento dei vari nuclei. Le famiglie composte di due o più nuclei sono in Italia 370mila (1,5% del totale) e questo si spiega alla luce della decisione da parte di molti adulti di tornare a vivere sotto il tetto dei genitori. La «coabitazione» ha uno scopo puramente economico.

MAL DI CRISI: ADDIO CURE
Sempre più italiani, alle prese con guai economici, rinunciano alle cure mediche. Più di uno su dieci (l'11,1%) nel 2012 non si è sottoposto ad accertamenti, visite specialistiche, interventi chirurgici o acquisto di farmaci. La quota si innalza in relazione alle cure odontoiatriche: il 14,3% degli italiani vi ha rinunciato. Chi ha una condizione economica familiare scarsa ha un rischio di 1,6 volte superiore di star male rispetto alla famiglia con risorse economiche adeguate.