È geloso: la uccide e s'impicca. Tragedia nella coppia modello

Sempre insieme, sempre innamorati, nella tranquilla casa in Brianza. Lui lascia un biglietto: "Mi tradiva". Ma forse era tutto nella sua testa

Monza - Ha ucciso la moglie e poi si è impiccato, logorato da una gelosia che, forse, non aveva motivo di esistere. È l'ennesimo dramma in famiglia dove per la paura di essere lasciato o tradito, un uomo colto da raptus ha impugnato un'arma, ha spezzato la vita alla sua compagna e poi si è ucciso a sua volta. Solo nel 2013 sono state 130 le donne uccise da ex compagni, innamorati respinti e mariti. La tragedia nella tragedia, in questo caso, è che a trovarli cadavere è stato il figlio della coppia. Una villetta immersa dal verde, un gazebo in fondo al giardino e giochi per bambini sul prato anteriore, il tutto circondato da siepi che si fondono in arco sul cancello d'ingresso. Lo scenario ideale per una vita perfetta, quella di una famiglia modello da pubblicità, che invece si è trasformato nel set di una tragedia con la duplice morte di due persone, scatenata da un raptus di gelosia. È accaduto tutto presumibilmente nella notte tra sabato e domenica, in una signorile villetta bifamiliare a Brugherio, in Provincia di Monza e Brianza, alle porte della terra un po' sbeffeggiata nell'ultimo film di Virzì. Vincenzo Zarba, 63enne ex piccolo imprenditore edile di origine siciliana, ci viveva con la moglie Lucia Bocci, casalinga di 56 anni. Secondo i racconti dei vicini di casa della coppia, da quando i loro due figli, Marco di 40 anni e Manuela di 35, hanno lasciato «il nido», i due genitori conducevano una vita da tranquilli pensionati, spesso in compagnia del loro nipotino. Qualcosa però, ad un certo punto, deve essere andato storto e nel ménage di coppia si è fatta strada la gelosia, culminata nella mattanza di sabato notte. Vincenzo Zarba ha aggredito sua moglie in camera da letto, forse mentre stava dormendo, colpendola ripetutamente all'addome con un coltello da bistecca, per poi finirla con un violento fendente alla testa, utilizzando una mazza da carpentiere. Sceso in cantina, l'uomo ha scritto un biglietto nel quale avrebbe accusato la moglie di tradimento e poi si è impiccato con del fil di ferro. Verso le 11 di domenica mattina, dopo aver provato a raggiungerli al telefono, il figlio maggiore della coppia è entrato nella villetta di famiglia ed ha trovato sua madre morta in camera da letto, riversa in una pozza di sangue. Sotto shock e senza nemmeno avere il tempo di cercare il padre, il 40enne ha telefonato al 112 per chiedere aiuto. Sul posto sono arrivati i carabinieri della Compagnia di Monza e della Squadra Rilievi di Milano, che hanno rinvenuto il corpo del 63enne in cantina, il messaggio d'addio e le due armi del delitto utilizzate per uccidere Lucia Bocci. Secondo indiscrezioni, a casa erano noti gli screzi tra le due vittime, a causa della gelosia del marito verso la moglie. Una gelosia che, però, forse non aveva alcun fondamento. «Era una gran bella donna, ma una signora tranquilla – dichiara un vicino di casa – e mi sa che lui era geloso perché non la lasciava mai sola. Uscivano sempre insieme. A me sembrava si volessero un gran bene». L'amore, a volte, non basta.