LA GUERRA DELLE SIGARETTE

La sigaretta è l'anima dello Stato. È la sua morale. La sua filosofia. Il suo volto più vero. La cartina di tornasole, con dentro il tabacco, di un'etica che puzza di ipocrisia. Fumi la sigaretta e in un attimo capisci cos'è lo Stato. Lì c'è tutto. C'è il pusher, l'avvelenatore, il produttore furbo, il controllore pigro, il gabelliere e il proibizionista, il contrabbandiere e il poliziotto, il farmacista, il medico e anche il manager ospedaliero. È l'attore che fa tutte le parti in commedia. Il mattatore del tabacco e di tutto ciò che gli gira intorno.
Andiamo a vederlo da vicino questo zelig, moralista e drogato. Lo Stato ha il monopolio del tabacco. È una storia antica. Il principio è che siccome fumare fa male è un affare che non può essere lasciato nelle mani dei privati. I suoi primi nemici sono i contrabbandieri. Ricordate la Sophia Loren di Ieri, oggi e domani? È il 1963 e tutta la storia raccontata (...)

(...) con leggerezza da Vittorio De Sica, il bancone improvvisato con le sigarette di contrabbando piazzato nei vicoli di Napoli, la scelta di sfornare i figli per gabbare la giustizia e il carcere. C'è qualcosa di stonato in quella giustizia che punisce gli individui che in fin dei conti fanno lo stesso mestiere dello Stato. È filosofia del diritto. E ci vorrebbe una vita per arrivare a una conclusione.
Lo Stato con il vizio ci guadagna. Perché lo fa? Perché il proibizionismo sarebbe peggio. Perché è più «giusto» che a guadagnarci sia il pubblico. E pazienza se poi ci sono le multinazionali. Perché l'industria del tabacco dà lavoro a parecchia gente. Tutto più o meno razionale. Ma soprattutto perché fa soldi. Soldi facili, soldi veloci, soldi che fanno cassa. Solo che il fumo fa male. E qui si assiste a un arabesco logico degno del peggior sofista. Siccome il «fumo nuoce gravemente alla salute» le sigarette vanno tassate senza pietà. Il 74 per cento del costo del pacchetto va al fisco. In più lo Stato incassa il 16 per cento come produttore. Ergo. Ti tasso per proteggerti dal tuo vizio. Ti tasso così magari fumi di meno. O smetti. Ti tasso perché in fondo meriti di essere punito. Ti tasso per rieducarti. E, infine, ti tasso perché mi costa pure curarti e sei un peso per la collettività. Il risultato di tutta questa preoccupazione è che lo Stato incassa denaro. È l'intero ciclo dal produttore al tassatore moralista. Non ti tasso solo perché ho bisogno dei tuoi soldi per coprire debito pubblico e spese di Stato. Ti tasso perché in fin dei conti fumando le sigarette di Stato sei un mezzo delinquente, un individuo dalla coscienza cancerogena. Tassarti è quindi non solo utile, ma anche etico.
Eppure la storia non finisce qui. Lo Stato per tacitare i suoi peccati e le contraddizioni etiche s'inventa il divieto di fumo per (giustamente) tutelare i non fumatori e il marketing della morte. Frasi, foto, appelli, terrorismo psicologico per farti smettere di fumare. Lo stile è in puro Savonarola: ricordati che devi morire. Serve? Gli esperti e i dati dicono di sì, qualcosa fa. Da tabagista chiudi gli occhi. Lo sai che il fumo fa male. Magari non hai carattere, ma la nicotina è una droga, dà dipendenza. Ti dicono: prova con le sigarette elettroniche. Perché no. È il male minore. A un certo punto vedi tanti fumatori pentiti in pellegrinaggio dal tabaccaio del fumo virtuale. Funziona, o almeno così pare. Funziona anche per i commercianti e gli imprenditori privati che si buttano in questo affare, che ha pure la scusa di disintossicare la gente. Va avanti per un po' e arriva la sorpresa. Ci pensa l'Europa, che è uno Stato elevato a potenza. S elevato a tutte le burocrazie dei paesi Ue, più uno, dove l'uno sta per Europa. In termini matematici è una burocrazia da numeri quasi indicibili. Pazienza. Che dice questa burocrazia esponenziale? Forse forse il liquido delle sigarette elettroniche fa male. E se non è così è colpa comunque dei contrabbandieri taroccari cinesi che fanno sicuramente male. E poi le sigarette elettroniche sono come gli spinelli, a 14 anni cominci a fumarle e poi passi alla roba pesante. Che fare, quindi? Ce ne occupiamo noi. Noi il superstato. Noi che ci preoccupiamo della tua salute. Noi che ci facciamo i soldi. Nel frattempo, tartassiamo. E così sia.

segue a pagina 3

Angeli, Manti e Villa

alle pagine 2 e 3

di Vittorio Macioce