Immigrazione, cinque idee contro razzismo e buonismo

La legislazione italiana sulla cittadinanza agli stranieri è ancora inadeguata Burocrazia e tempi di residenza: ecco dove il ministro Kyenge dovrebbe agire

Ius soli? Ius sanguinis? Solo slogan. Buoni per la polemica, ma del tutto inutili e inadatti a risolvere i problemi. Il ministro per l'Integrazione, Cécile Kyenge, è senz'altro tra gli esponenti più conosciuti dell'esecutivo Letta, ma anche tra i più controversi. Oggetto di stupidi insulti, ma anche di inutili piaggerie.
Il ragionamento economico svolto nel mese di luglio ci ha portato, numeri alla mano, alla conclusione che il buonismo produce razzismo. Conclusione cui siamo giunti esaminando la dinamica dei flussi migratori, distinguendo l'immigrazione in due fattispecie: quella «da domanda» e quella «da offerta». Nel primo caso, gli immigrati, in prevalenza lavoratori dipendenti, hanno alta propensione alla stabilità e trovano di fatto nei paesi ospitanti esplicite strategie assimilative: lingua, scuola, casa, modelli culturali, ecc... Questi flussi di immigrati entrano così nel ciclo sociale delle economie di destinazione attraverso il lavoro. L'assimilazione è, dunque, solo funzione del tempo, in quanto le risorse necessarie al processo di inserimento sono prodotte dalla stessa migrazione e tutti sono perfettamente consapevoli di ciò.
Al contrario, nel caso di migrazioni prevalentemente «da offerta» la ragione del movimento risiede nelle condizioni socioeconomiche dei paesi di origine. I settori di arrivo non saranno quelli centrali manifatturieri, ma quelli marginali-interstiziali-maturi. Ne deriva, di fatto, una precarietà generalizzata. Non entrando nel ciclo sociale, questi migranti ne rimangono ai margini, portando così alla creazione di pericolose tensioni etniche e razziali e di discriminazioni ghettizzanti.
Se la immigrazione è subìta, infatti, rischia di formarsi un pericoloso mix socioeconomico, molto confuso, senza espliciti meccanismi regolatori, senza chiara visibilità economica. È quello che è avvenuto in Italia, dove la migrazione è stata quasi tutta da offerta. Da questa amara constatazione occorre, dunque, partire per sviluppare adeguate e coerenti risposte per il futuro a livello legislativo.
La disciplina sull'acquisizione della cittadinanza è estremamente complessa in ogni paese. Due i grandi criteri: lo ius soli, vale a dire l'acquisizione della cittadinanza per il solo fatto di nascere nel territorio dello Stato e lo ius sanguinis, per cui la cittadinanza si acquisisce in virtù della nascita da un genitore che della cittadinanza in quel paese è già in possesso. Tutto questo, però, spiega poco, se si prescinde dalla complessità dei fattori che possono essere presi in considerazione e che possono a loro volta essere combinati differentemente.
Tra tali fattori vanno considerati: la nascita o meno da cittadini, apolidi, rifugiati, ecc; la nascita o meno sul territorio nazionale; la residenza ininterrotta per un certo periodo sul territorio; la sussistenza di ulteriori requisiti che indichino il livello di integrazione; la finestra temporale nella quale operare la richiesta.
Ai dati di carattere normativo vanno poi aggiunti quelli relativi all'implementazione burocratica delle relative norme. Anche su questo piano possono esservi vari livelli di criticità e complessità. Non va sottaciuta infine la circostanza che il tasso di immigrazione clandestina produce dei riflessi anche sulla legislazione relativa alla cittadinanza. Si tratta di riflessi per lo più indiretti.
Al fine di valutare l'opportunità o meno di modificare l'attuale disciplina italiana di acquisizione della cittadinanza (che oggi fa capo principalmente alla Legge n. 91/1992 e successive modificazioni) appare fondamentale comparare i diversi ordinamenti vigenti nei diversi paesi.
Insomma, l'approccio al tema della riforma della cittadinanza (sul piano normativo e sul piano delle prassi applicative) non può che essere articolato e pragmatico. Atteggiamenti di tipo ideologico e semplificatorio sono assolutamente inappropriati. Non esiste in questa materia un modello unico e universale.
Premesso che, in assenza di un modello universale prevalente di riconoscimento della cittadinanza, le valutazioni sono ampiamente rimesse alla discrezionalità politica di ciascuno Stato, per cogliere le criticità della situazione italiana, può essere utile considerare alcuni indicatori comparativi rispetto ad altri ordinamenti avvicinabili a quello italiano, sia per la collocazione geopolitica, sia per l'appartenenza all'Unione europea.
A questo fine si farà riferimento a uno (il più significativo) degli indicatori sulla cittadinanza elaborati dall'European observatory on democracy (Eudo): un consorzio di istituti di ricerca che ha sede presso il Robert Schuman Centre dell'Istituto Universitario europeo di Firenze. L'indicatore è il Citimp (Citizen Implementation), che si fonda su 5 fattori relativi alle modalità di implementazione (burocratico-amministrativa) della normativa nazionale: promozione, documentazione, discrezionalità, burocrazia e verifica.
Dall'analisi comparata dei dati emerge che, con riferimento all'implementazione della legislazione sulla cittadinanza, l'Italia è in linea con l'Europa solo sul piano della «verifica», vale a dire il sindacato giurisdizionale, mentre sugli altri fattori è indietro. A volte, molto indietro. In particolare sulla documentazione (facilità nel provare il possesso dei requisiti) la situazione è veramente drammatica. Sulla base di tali criteri, se si svolge un esame sull'intero continente europeo (anche extra Ue) risulta che l'Italia è al 32° posto su 36 Stati.
Un ulteriore elemento che emerge riguarda il luogo di residenza di coloro che hanno acquisito la cittadinanza italiana tra il 2007-2009. Dall'analisi emerge che una percentuale molto rilevante di costoro risiede all'estero. È lecito, pertanto, desumere che, attesa la sua conformazione geografica, unita all'appartenenza all'Unione europea, l'Italia, oltre ad essere un paese particolarmente appetibile ai flussi migratori, rappresenta spesso solo un luogo di passaggio intermedio verso altre destinazioni. L'acquisizione della cittadinanza è, dunque, spesso strumentale alla successiva emigrazione in altri paesi, resa più facile dall'aver acquisito la cittadinanza italiana.
Alla luce delle considerazioni sopra esposte si conferma la necessità di adottare sul tema della cittadinanza un approccio laico, pragmatico e articolato. E tra i primi, va affrontato il nodo dell'acquisizione della cittadinanza come scelta meramente strumentale ad una successiva emigrazione in altro paese. Su questo piano, l'intervento deve riguardare, più che le norme sull'acquisizione della cittadinanza, quelle sul suo mantenimento e sulla possibile perdita o revoca della stessa, mediante l'individuazione di criteri che «smascherino» tentativi di uso opportunistico delle norme.
In conclusione, e senza pretesa di completezza, qualora si decidesse di intervenire con un provvedimento che disciplini il fenomeno dell'immigrazione in Italia, evitando simultaneamente fenomeni di chiusura e di razzismo, ma anche di buonismo controproducente, si dovrebbe discutere avendo come punti di riferimento le seguenti strategie, da applicare unicamente agli immigrati «da domanda»:
1) una riduzione dei tempi di residenza in Italia ai fini dell'acquisizione della cittadinanza nel caso di nascita sul territorio italiano: si tratta, infatti, di tempi che attualmente appaiono significativamente superiori (a volte di due o tre volte) rispetto a quelli di altri paesi;
2) una qualche disciplina che consenta di mitigare il criterio della durata ininterrotta della residenza in Italia ai fini del riconoscimento della cittadinanza;
3) la previsione della possibilità di anticipare il momento della richiesta della cittadinanza o comunque l'accertamento della sussistenza dei requisiti, magari prevedendo degli «step» durante il lungo periodo di residenza;
4) una miglior definizione dei criteri di acquisizione del diritto di cittadinanza, che limitino l'ampia discrezionalità dell'amministrazione;
5) una disciplina per mitigare, magari con provvedimenti di natura provvisoria o comunque con abbattimento dei tempi, gli effetti della tardività del riconoscimento della cittadinanza acquisita di diritto in presenza dei presupposti di legge.
Di questo, ministro Kyenge, dobbiamo cominciare a parlare. Gli slogan non servono, se non a tacitare, a destra come a sinistra, le cattive coscienze, di un'Italia miope, egoista, all'apparenza buonista, tutta ideologia, burocraticamente inefficiente e feroce, in fondo razzista, per fragilità e paura.

Commenti

bombadil

Lun, 12/08/2013 - 08:53

Tutto giusto,ma prima di qualsivoglia modifica si dovrebbe secondo me lavorare sulla immigrazione da offerta.E come?Ci vorrebbe la volontà' politica di concerto con le varie polizie esistenti nella nostre nazione che chiudono tutti e due gli occhi davanti al poderoso fenomeno dei clandestini che provocano un enorme disagio sociale.L'abusivismo commerciale,lo sfruttamento della prostituzione,lo spaccio di droghe,la microcriminalità ,il lavoro nero nelle campagne del sud,la vendita di marchi contraffatti ecc.ecc..tutte attività' illecite che in qualche maniera e misura possono essere ricondotte al fenomeno dei clandestini,non solo a quelli certo.Che fare?Un " censimento dei clandestini in Italia e soluzioni pragmatiche: espulsione diretta"questo vorrebbero la stragrande maggioranza degli italiani ma la politica e' troppo occupata ad impedire i tagli agli stipendi dei loro praticanti per occuparsi della società civile,davvero andando in giro per le strade della nostra italietta ci si potrebbe rendere conto della illegalità diffusa del caos che vi regna.Un vero peccato per gli italiani.

Francesca da roma

Lun, 12/08/2013 - 08:54

Sono giorni che decine di persone scrivono su questo blog Basta immigrati Basta citta piene di sbandati Che delinquono Basta Basta. L'opinione di questi italiani non conta niente? Conta solo quello Che dice la kyenge? Ma dove siamo chiunque arriva si permette di dire quello che dobbiamo fare e pensare e ora di dire basta il nostro pensiero va rispettato non vogliamo più immigrati e basta anche questa balla del razzismo con questa parola ci vogliono tappare la bocca

battistafesta

Lun, 12/08/2013 - 09:08

Scienziato Brunetta, mancato (per tua scelta, sia chiaro) premio Nobel, hai formulato proposte (vaghe e da seconda/terza elementare) per l'immigrazione "da domanda", assolutamente marginale e assai meno problematica. Per quella che veramente rappresenta il nocciolo della questione, quella "da offerta", quella per cui il nostro paese è quotidianamente in trincea, per quella, neanche mezza parola. Ma, d'altronde, a vendere fumo (e gondolette) sei forse bravissimo, per parlare, con competenza, di problemi seri e relative soluzioni, non sei all'altezza. Ops....

Francesca da roma

Lun, 12/08/2013 - 09:08

Onorevole Brunetta lei ha dimostrato di aver più carattere e idee chiare di altri nessun dialogo con la kyenge ma chi è questa qui cosa vuole da noi vuole solo distruggere l Italia. Non vogliamo immigrati non vogliamo ius soli e nient'altro non vogliamo più pagare di tasca nostra per mantenere chiunque arriva e non vogliamo perdere la nostra identità nazionale. La kyenge non è il Papa e quello che dice e il suo pensiero e non quello degli italiani. Non dovevate accettarla dall inizio ne lei ne il suo ministero lo sapevate che avrebbe portato solo danni

Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Lun, 12/08/2013 - 09:12

in sostanza, dovremmo fare come gli altri paesi: respingere i clandestini, fare piazza pulita in tutto il paese, innalzare reati e ridurre i permessi. chi vuole venire in italia deve sapere già l'italiano, avere una assicurazione personale, e dimostrare di conoscere qualcuno, come fanno in Israele. altrimenti, via a casa... invece i comunisti di queste cose se ne fottono, e gli effetti si vedono: ondate di clandestini che si riversano sulle spiaggie, clandestini in italia che rubano, stuprano, e lavorano in nero rubando i posti agli italiani, chiedono assistenza sanitaria ma non pagano le tasse, e ricevono le pensioni con i soldi nostri! comunisti, non arrampicatevi sugli specchi, accettate questa realtà che ho descritto: la colpa è solo vostra!!!

Francesca da roma

Lun, 12/08/2013 - 09:22

Chiariamo gli italiani non vogliono più immigrati più salvataggi al largo ma bensì respingimenti e restrizioni non per razzismo ma perché non hanno più soldi e si sono rotti di mantenere a spese proprie questa gente che se non diciamo stop arriverà ancora a migliaia . I politi fanno i buoni samaritani e a noi ci aumentano le tasse!! Che bravi gli italiani sono sull orlo di una....crisi di nervi

Francesca da roma

Lun, 12/08/2013 - 09:27

Quando si andrà a votare ( a questo punto spero presto) italiani mi raccomandò mai più voti a sinistra cacciamo via prima di tutto le dame di carità comodamente sedute sulle loro poltrone e riprendiamoci la nostra nazione che vogliono distruggere e far diventare la pattumiera d ' europa

bruna.amorosi

Lun, 12/08/2013 - 09:38

la ministra Kyenge dovrebbe portare la sua cultura che ha raggiunto (pagata da noi ITALIANI) nel suo paese e così farebbe capire di aver messo a frutto quello che noi con sacrificio le abbiamo permesso LA CULTURA della SOPRAVVIVENZA NEI LORO PAESI .

LAMBRO

Lun, 12/08/2013 - 09:44

Sig. Ministro!!! FACCIA delle PROPOSTE CONCRETE CHE POSSANO AIUTARE UNA VERA INTEGRAZIONE!!! Non i soliti PROCLAMI e SCHERAMAGLIE!! Mi raccomando UNA VERA INTEGRAZIONE che non può escludere il PRINCIPIO DI RECIPROCITA': CIO'E' PARITA' di DIRITTI e PARITA' di DOVERI!!

Ritratto di 02121940

02121940

Lun, 12/08/2013 - 09:47

I problemi ci sono ed anche gravi. Comunque di certo non potranno essere risolti da una persona impreparata come la Kyenge. Ancora ridiamo per la sua affermazione che lo "ius soli" sarebbe presente nella legislazione della "maggioranza dei Paesi europei, affermazione su cui ha pensato bene di non tornare, pur permettendosi di ironizzare al riguardo.

fantomas

Lun, 12/08/2013 - 09:51

E' chiaro che quello della cittadinanza europea sarà un problema che va affrontato al più presto in quanto è chiaro che non saremo in grado di accogliere i milioni di disperati africani. Sono convinto che una persona che viene in Italia in età adulta non si sentirà mai Italiano,se non per opportunismo,in quanto l'educazione ricevuta nei primi anni di vita ti segna indelebilmente sia nella lingua che nella cultura;mentre ritengo che una persona che ha fatto tutti i cicli scolastici in Italia sia di fatto Italiano e debba avere a 18 anni la cittadinanza.

Ritratto di 02121940

02121940

Lun, 12/08/2013 - 09:51

Forse - grazie a quanto ha appreso in Italia – Kyenge potrebbe essere più utile in Congo ... ma Lei naturalmente sta meglio con noi, specie con il foraggio offerto da Camera e Senato, più alto di tutti quelli goduti nei parlamenti degli altri stati europei (compresi i tedeschi, contrariamente a quanto vogliono farci credere i nostri "eletti").

handy13

Lun, 12/08/2013 - 09:58

...Brunetta NON deve preoccuparsi di queste cose,..tanto fra qualche anno quando la sx sarà al governo da sola farà tutte le leggi che vorrà..!!!

Aristofane etneo

Lun, 12/08/2013 - 10:00

No! non ci siamo. 1- un'Italia con un drammatico tasso di disoccupazione giovanile non può permettersi questi "sofismi"; 2- Diritto di reciprocità tra Nazioni: il loro disagio sociale viene su barconi (o navi, o aerei) in Italia, gli Italiani possano fare altrettanto in Congo, Tunisia, Marocco, Cina, USA, ecc.); abolizione della doppia e tripla cittadinanza (come in Cina); legge ferrea sulla schiavitù economica cui si assoggettano questi disperati che per sopravvivere accettano di venire privati della loro dignità.

Mercutio

Lun, 12/08/2013 - 10:01

Finché Renato Brunetta sarà uno dei pensatori del PDL, il centrodestra avrà sempre problemi. La mia opinione personale, naturalmente!

gneo58

Lun, 12/08/2013 - 10:02

per Francesca da Roma - con "pattumiera d'europa" ha centrato il termine esatto e pure il progetto politico in atto - io ormai non vado piu' a votare, sono tutti uguali ma ho capito che chi vuole puo' fare qualcosa, sara' una goccia nel mare ma come si dice "anche il poco si conta" - se ognuno di noi facesse qualcosa prima o poi i risultati arriverebbero. Chiarisco con un esempio, sono iocontro la globalizzazione delle multinazionali non compro prodotti tipo coca cola, yogurt della nestle' ecc ecc. se invece di 10-100-1000 fossimo 1-2-3 milioni l'effetto si sentirebbe.

Ritratto di 02121940

02121940

Lun, 12/08/2013 - 10:03

Finalmente una persona che mostra di conoscere i problemi e li spiega in maniera adeguata, evitando lo "stile Kyenge". Mi soffermo sulla considerazione fatta da Brunetta secondo cui la maggior parte delle persone che hanno ottenuto di recente la cittadinanza italiana sono residenti all'estero, quindi "cittadinanza" intesa come "passaporto". Perché non concedere una cittadinanza "condizionata" a tutti gli immigrati clandestini? Sarebbe un ottimo metodo per consentire il loro trasferimento in altri paesi comunitari in grado di dare lavoro, evitandone la permanenza in Italia, "costosa" per noi e per loro.

titina

Lun, 12/08/2013 - 10:11

X Francesa 9:22 Chiarissimo e verissimo.

Aristofane etneo

Lun, 12/08/2013 - 10:16

Ho versato 3000 euro di IMU per appartamenti ereditati e che non riesco a vendere; leggo di pensioni da 90.000 euro (novantamila euro); so di pensioni da 450 euro; abbiamo un apparato Istituzionale costoso, ingordo e ostile alle imprese che dovrebbe servire con gratitudine; quando sento di migliaia di immigrati accolti dalle nostre numerose Polizie penso a quanto ci costano di benzina, materiali, centri di "accoglienza", ospedali, problemi sociali, carceri ... e concludo che si tratta di PURA E SEMPLICE INVASIONE della nostra Nazione voluta da Potentati stranieri con la complicità dei nostri politici: senza sparare un solo colpo di pistola. E sento un grande senso di impotenza.

schwarzer_adler

Lun, 12/08/2013 - 10:45

L'immigrazione l'abbiamo SEMPRE subita.Mai stata decisa a volonta' di popolo. Mai controllata e tantomeno selezionata.La cittadinanza e' una cosa seria e la sua concessione non si puo' ne' regalare ne'agevolare. La legge cosi' come e' va bene.Se si deve modificare lo si faccia in maniera piu' restrittiva (e controllare bene i passaporti dati dal 1990 in poi),con buona pace dell'Europa.L'Italia e' stufa di avere immigrati,lo volete capre si o no? Un immigrato a cui viebe dato il passaporto italiano restera',nel 99% dei casi un "estraneo"(per fattori culturali,religiosi,di costume ed etnici).Mettiamocelo in testa.

Paul Bearer

Lun, 12/08/2013 - 10:48

Sterilizzazione.

Ritratto di 02121940

02121940

Lun, 12/08/2013 - 10:53

@Aristofane etneo- Concordo. Cordialità

Nadia Vouch

Lun, 12/08/2013 - 11:20

Penso che ogni provvedimento in tema di immigrazione vada preso in sintonia con gli altri Stati europei. Occorre, in sostanza, una normativa europea uniforme, più che non una normativa solo italiana. A tal fine, è indispensabile che tutti gli Stati europei si mettano "a un tavolo". Altrimenti, all'Italia, per salvare la propria integrità territoriale e sociale, non resterà altro da fare che sfollare gli arrivi lasciando "fuggire" i migranti. Qui allora dovremo iniziare a ragionare con egoismo?

Ritratto di Feldmaresciallo

Feldmaresciallo

Lun, 12/08/2013 - 11:43

Ma il Sig. Brunetta si è accorto che oggi non è il primo di aprile? L'ha capito che gli italiani non ne vogliono più sapere di immigrati, che sono stufi di mantenerli e di avere oltretutto meno diritti di loro? Gliela do io una bella idea caro Sig. Brunetta: riparazione IMMEDIATA dei barconi in arrivo da parte di personale ITALIANO (sfiga vuole che si rompono sempre in prossimità delle coste Italiane), rifornire quel tanto che basta e rispedire al mittente chi ci sta invadendo... e alla prima occasione vediamo di far fare una bella crociera pure alla Kyenge che ha certo bisogno di riposo.

petra

Lun, 12/08/2013 - 12:13

........"il nodo dell'acquisizione della cittadinanza come scelta meramente strumentale ad una successiva emigrazione in altro paese". Non si illuda il ministrio Brunetta. Alcuni Stati nord-europei, hanno già preannunciato di mettere mano al trattato di Schengen, onde evitare appunto questo trucchetto. Inoltre, prima di mettere mano in casa nostra alla Legge sulla Cittadinanza, risolviamo, equiparandola anche questa agli Stati medesimi, il problema della Clandestinità: 1. nessun diritto sociale per i clandestini. (solo la CR e Caritas se ne occupano in casi estremi, p. es.malattia. Nessun onere a carico dello Stato centrale), 2. Obbligo di segnalazione per le autorità con conseguente arresto, 3. immediato oggligo a lasciare il Paese. Questo si fa nel nord-Europa. A questo punto si potrà anche iniziare a parlare di cittadinanza per quelli in possesso di documentazione valida. In quanto ai rifugiati, va negoziata con l'Europa la presa in carico equamente distribuita.

gillette

Lun, 12/08/2013 - 12:14

Provocazione per tacitare i buonisti: ma se questi immigrati pagano 1500 dollari per "navigare" sino in Italia rischiando la pelle, non sarebbe meglio se li andiamo a prendere direttamente (dicono che sulle spiagge libiche ce ne siano 25000 in attesa), e avremmo così da poterli sfamare e rimandare al loro paese "VIVI" senza rimetterci nessuno?

petra

Lun, 12/08/2013 - 12:26

02121940 Non funziona. Mi dispiace che lei si sia perso qualcosa, e sì che era su tutti i giornali. Non la conosce la storia di quei 500 immigrati libici giunti in Germania, ad Amburgo, provenienti dall'Italia, con 500 euro in tasca e un permesso di soggiorno provvisorio rilasciati dall'Italia? E' nata una querelle e accuse pesantissime da parte della Germania, che ha costretto Letta a riprenderseli indietro.

BTrac

Lun, 12/08/2013 - 12:35

In Italia ci sono già troppi immigrati. Una riduzione dei tempi necessari per chiedere la cittadinanza è una cosa folle. L'Italia sarebbe presa di mira da milioni di persone che vogliono venire in Europa. Una scelta giusta e saggia sarebbe portare da 10 anni a 15 anni (sarebbe meglio però a 20 anni) il periodo di residenza ininterrotta in Italia per poter chiedere non la cittadinanza, ma un "permesso di soggiorno permanente". La cittadinanza Italiana sia acquisibile solo ed esclusivamente tramite Ius Sanguinis, per nascita da cittadini Italiani.

marcus57

Lun, 12/08/2013 - 12:51

Ma che delusione professor Brunetta. Parte da un presupposto corretto, ossia che noi stiamo subendo una inutile immigrazione da offerta, che lei giustamente ha rilevato sta già provocando non poche preoccupazioni tra gli italiani, poi chiosa so come si potrebbe dare, a suo dire in modo assai più razionale, la cittadinanza italiana ai figli degli emigrati, e agli stessi migranti. Ovvero a chi non è sostanzialmente produttivo, ne probabilmente mai lo sarà, per se e per la collettività d'arrivo. Anzi molto probabilmente la loro permanenza si tradurrà in un costo aggiuntivo per il paese d'accoglienza, sottraendo di fatto risorse ad una popolazione autoctona già sofferente per la crisi economica che non vede sbocchi; tanto più che questi “nuovi italiani” giungono a noi in misura crescente da aree, non solo sottosviluppate, ma con un divario culturale ed anche religioso alquanto marcato, il che implicherà ulteriori costi per dare corso alla loro integrazione, magari senza successo, com'è successo in Francia o nei paesi scandinavi. Dunque ulteriore ricchezza nazionale, già ridotta a seguito della crisi mondiale sottratta agli italiani. Da un esponente del centro-destra mi sarei aspettato proposte di soluzioni simili a quelle realizzate in Australia; loro sì che sanno come risolvere in modo efficace la cosiddetta migrazione da offerta. Lei è un economista vero? Beh come valuterebbe il tentativo di un produttore di ghiaccio di vendere la sua merce agli esquimesi? E se questi spazientiti per l'insistenza dell'imbonitore mettessero alla fine mano alle loro fiocine, giusto perché non dispongono da quelle parti di forconi, lei li biasimerebbe?

Ritratto di 02121940

02121940

Lun, 12/08/2013 - 13:00

Circa il mio commento delle 10:03 chiarisco che voleva essere una provocazione.

Nadia Vouch

Lun, 12/08/2013 - 13:09

Concordo con #marcus57. In Australia, quando ormai quasi quaranta anni fa hanno visto che l'immigrazione incontrollata stava iniziando, sottolineo iniziando, a deteriorare l'economia e la convivenza civile, sono subito corsi ai ripari. Ciò non ha salvato l'Australia dall'avere comunque disoccupazione e delinquenza, anche alimentate dagli autoctoni. Ma almeno c'è un contenimento. Non si chiedono miracoli, ma fatti reali.

Fracescodel

Lun, 12/08/2013 - 14:30

Brunetta, due considerazioni: Gli italiani non sono razzisti! Se ad arrivare e' Michael Jordan, saremmo tutti felici...quindi quella del razzismo e' una scusa vigliacca ed ipocrita per imbavagliare le sacrosante proteste! Due: le sue proposte andavano bene 10 anni fa! Oggi, purtroppo l'immigrazione ha gia' destabilizzato e serve risanare, fermare, rimpatriare...ma soprattutto rivedere cosa vuol dire "immmigrazione da domanda/offerta"; oggi non servono e sono controproducenti anche immigrati lavoratori non qualificati e soprattutto di culture contrastanti alla nostra. Oggi serve immigrazione che porta capitali, genio, investimenti, educata!!!! Quest'immigrazione ricca e qualificata esiste e la si deve incentivare. Queste sono le proposte e le idee facilmente inquadrabili; le altre sono sconcerie promosse da chi in mala fede o di poco spessore. Non ci sono scuse!!!

igiulp

Lun, 12/08/2013 - 14:40

Dico che se viene assodato che i cosiddetti "migranti" arrivano comodamente via nave per poi essere sbarcati su carrette, in vista delle nostre coste, si deve parlare non di disperati che si aggrappano alla prima barcarola utile, per disperazione, ma di gente deportata da "organizzazioni" come avveniva un tempo con gli africani verso l'America. Sarebbe quindi una vera e propria "TRATTA DEGLI SCHIAVI". A questo punto, cosa ci stanno a fare l'ONU, le ONG, l'Europa, la Chiesa e chi più ne ha più ne metta ? Perché non impedire con la forza una simile attività ?

Ritratto di mario bonetti

mario bonetti

Lun, 12/08/2013 - 14:57

@Aristofane etneo, Francesca da Roma e altri: per capire chi, perchè e come si vuole "ripopolare" il continente europeo, cercate il "piano kalergi" sui motori di ricerca internet. L'autore del libro che svelò questo diabolico piano, già negli anni novanta venne perseguitato da diversi stati come la Germania, la Spagna e infine giustiziato e incarcerato dalla magistratura austriaca. Il suo reato consiste nell'avere pubblicato questi piani raccapriccianti ed abominevoli. Il suo nome è Gerd Honsik, cittadino austriaco, nato a Vienna nel 1941. Vi prego di approfondire quest'argomento. Sapere è potere, dice un vecchio detto...E l'unità fa la forza. Forza Italia e Italiani! Un saluto da buon patriota ai miei connazionali! M. Bonetti

Fracescodel

Lun, 12/08/2013 - 15:19

@mario bonetti: Ottima indicazione la sua. E' importante che la gente abbia riferimenti per ampliare la propria informazione, purtroppo storpiata dalla propaganda dei media in mano all'establishment. Piu' informazione a 360 gradi apre le menti promuovendo il pensiero critico. Un libro che non mi perdero' di leggere.

petra

Lun, 12/08/2013 - 17:47

igiulp. Sì con la piccola differenza che gli schiavi a vederla bene siamo noi. Loro 30 euro gg senza dover lavorare + cell + sigarette + assistenza sociale al completo. Ai nostri poveri e diseredati assolutamente nulla. Se va bene un pranzo alla Caritas.

giuliana

Lun, 12/08/2013 - 17:53

Non immigrazione offerta, ma invasione imposta perchè strumentale al folle piano Kalergi. Fuori subito dall'europa e guardie armate ai confini!!!! Siamo in mano a dei pazzi criminali, leggetevi il piano e controllate a chi è stato dato il premio Kalergi: Merkel (2010) van Rumpy (non so come si scrive) nel 1012. Prof. Brunetta, ho sempre avuto stima di Lei, ma a questo punto mi sto chiedendo se anche Lei sia una pedina al servizio dei pazzi burocrati europei. Prenda il coraggio a due amani e ci racconti finalmente la verità. La nostra fine è stata programmata a tavolino senza che nessuno parlasse chiaro e soprattutto chiedesse il nostro parere. Stiamo aprendo gli occhi, si unisca a noi!!!!

tre

Dom, 27/10/2013 - 22:31

Milioni di persone vorrebbero immigrare in Europa. Quali dovremmo accogliere? O meglio, quali stiamo accogliendo? Stiamo accogliendo solo quelli che si possono permettere di pagare i trafficanti di uomini, e gli altri? quelli che non possono permetterselo perché più poveri e più bisognosi? quelli sono i dimenticati, nessuno li nomina. Stiamo accogliendo (anzi li andiamo a prendere (non "a soccorrere" come dicono in tv) addirittura al limite delle acque territoriali Italiane con grande gioia dei trafficanti di uomini che possono così dare maggiori garanzie e acquisire nuovi clienti paganti. Nuovi immigrati che appena sbarcati pretendono diritti e assistenza e che se insoddisfatti devastano i centri di accoglienza, si scontrano con le forze dell'ordine bloccano le strade del paese che li ospita li nutre li cura con le tasse dei cittadini. Smettiamola con questo buonismo farisaico, cosa pensiamo che facciano in Italia? Lavoro e benessere per tutti loro? Glielo ha garantito la Kienge? Non mi risulta, risulta invece che gli extracomunitari (dati ufficiali) delinquono dieci volte più degli Italiani (in rapporto alla popolazione) Di che categoria di persone stiamo facendoci carico? Utili alla società? Ci pagheranno le pensioni di domani? Con quali versamenti? Mi basterebbe che pagassero i mezzi pubblici - per tornarsene a casa, magari accompagnati dalla Kienge.