"L'Agenzia delle entrate manda in rovina l'Italia"

Il funzionario pentito: "Spara accertamenti a caso, perde il 50% delle cause e uccide l'economia per ingrassare i tributaristi"

Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle entrate, 304.000 euro di stipendio annuo, ha annunciato che entro fine mese andrà in pensione. Avrei qui pronto il sostituto (non d'imposta, bensì umano): Luciano Dissegna. Costo per i contribuenti: zero euro. Sì, lo farebbe gratis. Il curriculum è ragguardevole. Per 30 anni leale servitore dello Stato, che lo assunse per concorso nel 1977, Dissegna ha lavorato negli uffici del registro di Montebelluna e Borgo Valsugana, nell'ufficio Iva di Trento, nell'ufficio imposte dirette di Bassano del Grappa, all'ispettorato compartimentale imposte dirette di Venezia, all'ispettorato dell'Agenzia delle entrate di Trieste. Infine è stato dirigente in Friuli Venezia Giulia e direttore a Thiene, Montebelluna e Schio della medesima agenzia.

C'è un solo problema: Dissegna si è dimesso nel 2009 per protesta, accettando il prepensionamento con otto anni di anticipo, perché ritiene d'aver constatato di persona come l'Agenzia delle entrate sia un carrozzone pachidermico e inefficiente, in una parola inutile. «Procura più danni che vantaggi alla nazione. Peggio: arriva a comportamenti che rasentano il falso, la minaccia, la violenza, la ritorsione e persino l'estorsione, come documentato in un esposto indirizzato da un mio assistito alle autorità preposte e rimasto lettera morta. Più che quella delle entrate, se fossi Matteo Renzi io istituirei l'Agenzia delle uscite per mettere sotto controllo la spesa pubblica, il vero cancro di questo Paese».
Dissegna, 64 anni, vicentino, è un tributarista, una via di mezzo fra l'avvocato e il commercialista. «Ma non posso dire d'essere passato dall'altra parte della barricata. Semplicemente resto sempre dalla stessa: quella dei più deboli, i contribuenti. Contro le vessazioni dell'erario e contro gli esperti a gettone che lucrano sulle disgrazie di chi non sa come difendersi dallo Stato sanguisuga». Con il primo dei suoi quattro figli, penalista a Milano, assiste aziende e privati nei contenziosi con l'Agenzia delle entrate. Lo fa da novello Robin Hood, cioè gratis nel 95 per cento dei casi. Per esempio con un rimborso di 700 euro per una consulenza che uno studio professionale voleva farsi pagare 130 volte tanto.

Se gli chiedi ragione di questo comportamento, Dissegna ti spiega che i 3.200 euro netti di pensione e l'attività della moglie bastano e avanzano e ti mette con noncuranza sotto gli occhi la foto a colori, stinta dal tempo, di un ragazzo vestito da chierico: «Dagli 11 ai 18 anni sono stato in seminario dai Fatebenefratelli. Volevo diventare prete e lavorare negli ospedali. Poi mi sono accorto che esistevano le donne e ho avuto una crisi religiosa. L'inclinazione ad aiutare il prossimo ce l'ho nel sangue. Di quattro fratelli, sono l'unico che ha potuto studiare e laurearsi. Di giorno costruivo blocchi di cemento con mio padre, un ex contadino; di sera rimanevo curvo sui libri fino a quando non crollavo dal sonno. Ciò non toglie che mi senta un privilegiato. Qualcosa devo restituire».

Dissegna è arbitro della Consob, uno dei 600 in Italia ammessi per titoli ed esami a dirimere le controversie in materia societaria e borsistica. Di concorsi pubblici ne ha vinti ben 10 nella sua vita. È stato advisor societario e fiscale della Bastogi. Dal 1995 al 1999, dopo la bufera di Tangentopoli, i concittadini gli hanno messo in mano la scopa, eleggendolo sindaco di Romano d'Ezzelino, il paese della provincia di Vicenza dove abita, e lui s'è distinto per aver varato l'unica giunta comunale d'Italia che andava da Forza Italia a Rifondazione comunista.

Che cosa non funziona nella lotta all'evasione fiscale?
«Dati alla mano, è una delle principali cause del crollo dell'economia nazionale. Tutto parte dal fatto che l'Agenzia delle entrate accerta ogni anno 30 miliardi di maggiori imposte, che con l'aggiunta di sanzioni, interessi e aggi esattoriali salgono a 70. Circa due terzi di essi, diventano oggetto di contenzioso. Per difendersi, i ricorrenti devono farsi assistere da tributaristi, avvocati e commercialisti, tutta gente che costa un occhio della testa. Nei primi due gradi di giudizio, quindi senza tenere conto del terzo in Cassazione, imprese e cittadini sopportano costi pari al 10 per cento dell'accertato: miliardi di euro. Se invece “definiscono”, come si dice in gergo, cioè pagano subito per evitare sanzioni e rischi del contenzioso, devono comunque rassegnarsi a grosse parcelle calcolate sul “risparmiato”. In pratica i professionisti si fanno dare almeno un 10 per cento».

Vediamo se ho capito bene. L'erario pretende da me 100.000 euro senza motivo. Il mio tributarista lo convince ad accontentarsi di 10.000 e poi mi chiede 9.000 euro di parcella per avermene fatti risparmiare 90.000?
«Esatto. È come se lo Stato pagasse una pletora di dipendenti che vanno in giro con una mazza a fracassare le gambe della gente per dare lavoro agli ortopedici. L'Agenzia delle entrate conta più di 33.000 dipendenti, il 7-8 per cento sono addetti al contenzioso. Uno spreco inaudito. Aggiunga gli incalcolabili costi in termini di giornate lavorative perse, malattie, stress. Un'azienda su tre chiude a seguito di una verifica. Quando non si arriva al suicidio del titolare. E non basta».

Il suicidio non basta? Che altro c'è?
«I contribuenti sospettati di evasione vincono il ricorso nel 50 per cento dei casi. Risultato: dei 70 miliardi accertati, l'Agenzia ne incassa appena 7 l'anno. Quindi i costi sostenuti da cittadini e imprese per tutelarsi superano di gran lunga gli introiti della lotta all'evasione. Una follia. Così va a picco il Paese. È in corso un mastodontico trasferimento di risorse dall'economia reale, rappresentata dalle aziende, a quella virtuale, rappresentata dai professionisti che assistono la gente trascinata in giudizio».

Un momento, mi perdoni, ma studi legali e commercialisti non danno forse da mangiare a tante famiglie?
«Ah, perché lei pensa che questo fiume di denaro venga utilizzato nell'acquisto di beni strumentali o nell'assunzione di nuovi dipendenti? Andiamo! Non crederà che i vari Giulio Tremonti, Victor Uckmar, Vittorio Emanuele Falsitta - per citare alcuni tributaristi di grido - comprino un computer al giorno o arruolino un'impiegata a settimana? È già tanto se lo fanno ogni 10 anni. Ergo, i soldi finiscono soprattutto nei loro conti correnti. Ma, dico io, siete tutti bravissimi, perché non vi date all'imprenditoria? Diventereste di botto altrettanti Armani, Ferrero, Barilla, Caprotti, Squinzi».

Come fa l'erario a perdere il 50 per cento delle cause? È assurdo.
«Per forza: spara accertamenti iperbolici a casaccio. L'aggravante è che martella le piccole imprese, andando in cerca di quattrini dove non ci sono. Perfino Befera è stato costretto ad ammettere che “esiste l'evasione di sopravvivenza”. Quindi, anche quando l'accertamento va a buon fine, i soldi che cerca di riscuotere non li trova: l'evasore li ha già spesi per campare. Insomma, l'Agenzia tartassa i contribuenti sbagliati e così porta a casa solo 1 euro su 10. E questo nonostante disponga di strumenti da regime poliziesco. Ti blocca tutti i beni al sole: casa, terreni, conti correnti, auto, barche, quadri, tappeti, mobili. Può persino, grazie a recenti sentenze della Cassazione, spremere i soci di una Srl, obbligandoli a rispondere in solido di un'evasione compiuta dalla società. Non se n'è accorto nessuno, ma di fatto la responsabilità limitata è stata abolita».

Lei ha denunciato pratiche estorsive da parte dell'Agenzia delle entrate. Mi pare un'accusa gravissima.
«Stia a sentire che cos'è accaduto. Un mio assistito di Treviso ha un'azienda che produce insaccati. Gli intimano, a capoccia, di pagare 2,3 milioni. Presento ricorso alla commissione tributaria provinciale: vinto. Il mio cliente non ha evaso alcunché, quindi al fisco non deve niente. A quel punto, se non fosse mio amico, potrei chiedergli il 10 per cento su quanto ha risparmiato: quindi 230.000 euro. Invece se la cava con 3.000, le spese vive. Ebbene: lei non crede che, pur di sottrarsi all'incubo di dover sborsare 2,3 milioni di euro, egli non sarebbe stato disposto a versarne senza motivo almeno 800.000, come l'Agenzia era arrivata a proporgli dopo una spossante trattativa? E questa che cosa sarebbe stata se non un'estorsione? Nell'esposto il mio assistito ha documentato una quarantina tra falsi, abusi, violenze, minacce».

Documentati come?
«Registrando di nascosto tutti i suoi colloqui con i funzionari del fisco. I quali hanno riconosciuto che il loro accertamento era “spannometrico”. In un dialogo, il capo dell'ispezione, avendo fallito nel suo intento vessatorio, ha ringhiato che sarebbe scoppiato “un casino della madonna”. E infatti due giorni dopo è stato aperto un secondo accertamento su un'attività marginale, di tipo filantropico, che il mio assistito ha in corso».

Una ritorsione.
«Già. Non bastava che gli avessero contestato 1,19 milioni di ricavi in più. Al che il malcapitato ha obiettato: scusate, stiamo parlando di prodotti a base di carne, estremamente delicati, perché non avete allertato i Nas, denunciando che la mia azienda starebbe smerciando in nero il 95 per cento degli insaccati? E i veterinari che vengono due volte a settimana a controllare e che hanno libero accesso alle celle frigorifere che cosa sono, miei complici? Risposta, testuale, del funzionario dell'Agenzia delle entrate: “Io mi ricordo di aver visto certi filmati di Striscia la notizia dove se ne vedevano di cotte e di crude sui bovini”».

Ma non c'è un direttore provinciale che sorvegli questo funzionario?
«Certo che c'è. E sa che cos'ha risposto per iscritto costui quando gli abbiamo contestato i comportamenti del suo sottoposto? “Normale rapporto fisco-contribuente”. Come dire che minacce e abusi rientrano fra i metodi usuali dell'Agenzia delle entrate. Non basta: il professor Aldo Rossi, ordinario di tecnica e gestione dei sistemi industriali dell'Università di Padova, ha riscontrato “grossolani errori, logici e di calcolo, finalizzati a gonfiare, in modo approssimativo, maldestro, arbitrario e perfino assurdo i ricavi della società verificata”».

Lei che rimedi consiglierebbe?
«L'Agenzia dovrebbe “accertare” solo se è sicura al 100 per cento, applicando il principio “In dubio pro reo”. Quando fui nominato direttore, dissi ai miei impiegati: guai a voi se mi presentate un accertamento che non sia sostenibile in giudizio al 101 per cento. Sa quanti ne stracciai per manifesta infondatezza?».

Perché lo faceva?
«Per impedire che le imprese foraggiassero i professionisti del nulla. E per non dare troppo potere a me stesso e agli accertatori. In ogni contenzioso privo di fondamento la corruzione è in agguato: ti chiedo tanto, trattiamo, ti faccio pagare poco, adesso sgancia qualcosa per averti aiutato. Mi sono spiegato?».

Perfettamente.
«Da quel momento crollò il contenzioso. Eppure, si tenga forte, fra il 2003 e il 2008 gli uffici diretti da me furono quelli che incassarono di più in tutto il Veneto in proporzione al numero di contribuenti. Semplice: chiedevamo 10 anziché 100 e tutti preferivano versare le tasse anziché stipendiare i tributaristi».

Invece altrove che accade?
«Lo Stato bussa alla porta dei poveracci. Tartassa l'idraulico con tre figli da crescere anziché il ginecologo con un Rolex d'oro per polso. La pesca a strascico costa meno fatica e qualcosa consente sempre di tirar su. Mentre quella selettiva richiede pescatori professionisti».

L'Agenzia delle entrate non ne ha?
«Ne ha. Ma le nomine nella pubblica amministrazione sono quasi sempre connotate da metodi clientelari, mafiosi. E l'erario non mi pare un'isola felice».

Gli accertatori riscuotono provvigioni in busta paga?
«Altroché. I dirigenti sono premiati con soldi e promozioni in ragione del gettito conseguito. E gli accertatori si mettono sulla loro scia per progredire nella carriera pure loro. L'80 per cento degli incarichi interni all'Agenzia delle entrate non sono conferiti per concorso, bensì assegnati in forma totalmente discrezionale».

Come se ne esce?
«Bisognerebbe tassare i redditi in misura inversamente proporzionale al rischio di perderli. Basta schiacciare un bottone: vediamo subito quanti perdono l'impiego nel pubblico e quanti nel privato. Dopodiché il primo lo tassiamo il doppio del secondo. Sarebbe una riforma epocale: frotte di nullafacenti aprirebbero all'istante una partita Iva, si dedicherebbero a lavori umili, andrebbero a sgobbare nei campi per pagare meno tasse, e addio pubblica amministrazione faraonica. Ma lei crede che Matteo Renzi possa metter mano a una roba del genere? Campa cavallo».

(702. Continua)

stefano.lorenzetto@ilgiornale.it

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Commenti

canaletto

Dom, 18/05/2014 - 10:10

L'HO SEMPRE DETTO CHE SONO DEI MASCALZONI FARABUTTI. PIU IN PICCOLO E' SUCCESSO A ME. MI FANNO COMPILARE QUEL DEMENZIALE DOCUMENTO DOVE DICO CHE NON HO YACHTS, CAVALLI, AEROPLANI ECC.,A QUEL TEMPO AVEVO UNO STIPENDIO DI 1000 EURO E MI FANNO UN ACCERTAMENTO DOVE MI IMPUTANO UN REDDITO NON DICHIARATO DI 15000 EURO ANNUI DA UNA PARTITA IVA INESISTENTE, DICO INESISTENTE PER CUI FRA MULTE AD USURA, SOPRATTASSE AD USURA E INTERESSI AD USURA SI ARRIVA AD UN TOTALE DA PAGARE DI CIRCA 55000 EURO CHE MI CI VUOLE 3 ANNI PER INCASSARE. FECI RICORSO, OVVIAMENTE PERSO, CONFERMANDO IL REDDITO DELLA PARTITA IVA INESISTENTE. QUEI MALEDETTI GIUDICI FISCALI E L'AGENZIA DELLE ENTRATE NON SANNO NEMMENO RICONOSCERE UNA PARTITA IVA FASULLA DA UNA AUTENTICA. OVVIAMENTE NON HO PAGATO MAI NULLA PERCHE' SONO NULLATENENTE, SOLO L'AVVOCATO PER FARE RICORSO E A SUO TEMPO MANDAI UNA DIFFIDA AL BEFERA, AL PREMIER, AL CAPO DELLO STATO, A QUEI MALEDETTI DI EQUITALIA A ROMA, NESSUNO RISPOSE PERCHE' SONO TUTTE PERSONE FASULLE. POI FANNO GLI SCOOPS DI CORTINA ED ALTRE SONE, MA CHI VERAMENTE EVADE, PRODI, MONTEZEMOLO, BENETTON ECC. ECC. NON LI TOCCANO, TUTTA GENTE CHE DICHIARA IN PROPORZIONE MENO DI ME, PIENI DI SOLDI ALL'ESTERO E BASTA. E' UNA VERGOGNA BISOGNA IMPICCARLI TUTTI ALTRO CHE IL DASPO DI RENZI PER I CORROTTI, E' UNA BUFFONATA

vince50_19

Dom, 18/05/2014 - 10:15

«La nomina di Befera al Catasto serve a nascondere le magagne sulle vendite-alienazioni del patrimonio dello Stato (demanio) regalato agli amici degli amici ed ai Banchieri del mondo, nonché la svendita del patrimonio immobiliare degli Enti Previdenziali, venduto senza preventiva sdemanializzazione, da parte degli Intendenti di Finanza, gli unici Dirigenti dello Stato Abilitati a tale delicatissima funzione esplicata in sintonia con le norme sulla " Contabilita di Stato "norme dove si prevedeva che cui ricavato della vendita doveva venire utilizzato esclusivamente per l'abbattimento del Debito Pubblico». Il è tutto spiegato e documentato dall'ex Ministro del Tesoro Barucci nel suo libro intitolato:" Le privatizzazioni in Italia " Ed. Carocci. Leggetelo: è molto "istruttivo". A sorvegliare tali "arditi" meccanismi c'è un personaggio che fa parte ella massoneria controiniziata che straparla e da ordini subliminali ai suoi lacchè..

Ritratto di navigatore

navigatore

Dom, 18/05/2014 - 10:23

egregio direttore, non sono certo che avrai ilcoraggio di pubblicare questa mia,in quanto è dettata da rabbia, ho sempre lavorato e lo faccio tutt' ora a 71 anni, con 1490 euro di pensione , ed una fam a carico, leggere che un BEFERA metta in tasca 308.000,oo euro all' anno andando in culo al poplo italiano, ' sol vergogna, non ho paura della galera, ma se lo incontro per stada sparagli in bocca , stile BRIGATE ROSSE , non avrei alcun scrupolo, lui e molti suoi ruffian, gabellieri moderni, questa sarbbe il vero inizio di una sana rivoluzione, non di destra o sinistra ma di diritto a vivere onestamente, conclusione, se vado in galera , lo stao parassita mi deve mantenere, dandomi cio' che molti italiani non hanno, allogggio, vitto, ass, sanitaria e pure internet , libri e TV,presto incomincerà questa, senon si cambia, poi non gridate al terrore.....la mia defunta madre, diceva- PER FARE UN ORDINE , CI VUOLE PRIMA UN DISORDINE,

m.m.f

Dom, 18/05/2014 - 10:27

In un paese che rappresenta lo schifo in europa,che rappresenta il peggio del peggio in qualunque settore queste sono cose normali. Tra il 2012 e il 2013 6500000,00 italiani censiti sono delocalizzati all'estero. Tra il 2014 e il 2015 questo numero è in aumento ,nel 2020 la popolazione italiana sarà più che dimezzata,le imprese sparite. Darsela a gambe levate da questo paese è l'unica soluzione prima di morirci dentro per gli abusi e sopprusi che lo stato esercita sui propri cittadini tutti i giorni.

gianrico45

Dom, 18/05/2014 - 10:29

Sulla stessa riga di Mare Nostrum ci vorrebbe una Terra Nostra con lo stesso scopo umanitario del primo e con la stessa tempestività di intervento.Quando una persona si trovasse impossibilitata di poter pagare la cartella esattoriale, invece di sequestragli la casa o l'impresa,gli dovrebbero sospendere il pagamento e rimandarlo a tempi migliori.Il principio umanitario per essere tale deve valere per tutti.

squeeze

Dom, 18/05/2014 - 11:09

@m.m.f: Correzione: non è il Paese ad essere lo schifo in europa, ma è uno dei (realmente ed, in parte, potenzialmente) migliori e più belli al mondo. Ha una sola vera, grande, incredibile pecca: incapacità totale di darsi dei governi (non importa il colore o la posizione) in grado di pensare (totalmente) alla Nazione. Qualcuno in grado di controllare l'allegra gestione burocratico-parassitaria, infrastrutture fatte partire e mai arrivate alla fine per i vari movimenti NO-qualcosa (NO-vino, NO-acqua, NO-Carne, NO-Pesce). A testimonianza della grandezza degli italiani esistono imprese ancora in grado di campare (e prosperare in qualche caso) nonostante tutto, senza trucchi. Ma, purtroppo, spero solo per il momento, continuano a valere le parole di una persona molto pragmatica: "Ho votato di tutto, ma ogni volta mi sono trovato a lavorare di più per guadagnare di meno".

Zizzigo

Dom, 18/05/2014 - 11:13

Dal 1982 conosco e pago personalmente la "onestà" della Agenzia che, da allora, continua a fornirmi generosissime "dimostrazioni" di "integrità" e "professionalità"... e scusate tutte le virgolette, ma, oltretutto, in Italia non si può più scrivere "...".

leo_polemico

Dom, 18/05/2014 - 11:28

Al riguardo di "Equitalia" vorrei raccontare la mia disavventura. Abito in centro storico. gli scarichi delle grondaie della casa vanno a finire nelle fogne. Qualche anno fa arriva la cartella del consorzio di bonifica del Burana di circa 16 euro, importo ridicolo minimo della tassa, ma NON dovuto. Chiaramente la contesto facendo ricorso. Nessuno si degna di rispondere. Lo stesso accade per gli anni successivi con ricorso e nessuna risposta. In compenso il totale da pagare arriva a ben centoventi euro: A questo punto equitalia mi fa il fermo amministrativo dell'auto. Dopo aver parlato con alcuni esperti mi è stato consigliato di pagare. L'esborso è così salito a circa 350 euro per la cancellazione dell'ipoteca e i nuovi documenti dell'auto. Ovviamente ho ottenuto dall'ufficio tecnico del comune (che però se ne frega) i disegni degli scarichi ma anche i cosidetti sindacati e le associazioni di consumatori, bravi solo a tutelare se stessi o gli immigrati, ti guardano con un sorriso di superiorità dicendoti che ci vuole un avvocato ecc. Per soli 16 euro annuali in effetti conviene pagare. Preciso che già si paga con la bolletta dell'acquedotto la tassa di depurazione. Nel mio caso si è trattato di importi relativamente bassi, e poi ci si meraviglia se gli uffici e gli impiegati di questi uffici di strozzini legalizzati sono oggetto di ribellioni. Se qualche lettore ha un consiglio da darmi, è inutile dirlo, è molto ben accetto. ..

Ritratto di Izdubarino

Izdubarino

Dom, 18/05/2014 - 11:51

Una riforma tributaria vera deve partire dalla riforma della Pubblica Amministrazione. Finché questa non sarà fatta, i vari governi metteranno solo delle pezze alle varie normative tributarie, il più delle volte in forma peggiorativa. Perché il principio base sottostante è sempre il solito: FARE CASSA sulla pelle dei più deboli. Pensate che gli americani hanno fatto la loro rivoluzione perché imbufaliti dall'ennesimo balzello, una tassa sul tè.

diegom13

Dom, 18/05/2014 - 13:00

Caro Loenzetto, grazie per l'ennesima bellissima intervista. Ci trova sempre dei bei personaggi pieni di vita, storia, idee. Nel caso specifico, però, La prego: lo proponga pure al posto di Befera, ché lo farebbe senz'altro benissimo, ma non gli faccia fare la riforma fiscale: "tassare i redditi in misura inversamente proporzionale al rischio di perderli" può andar bene in finanza, ma se si parla di redditi da lavoro significa aumentare la concorrenza e quindi il rischio...

Ritratto di WjnnEx

WjnnEx

Dom, 18/05/2014 - 13:27

Diamo ascolto a un signore che si è fottuto 8 anni in più di pensione????? Smettetela di difendere l'indifendibile cazzo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

giottin

Dom, 18/05/2014 - 13:34

Letto e sottoscritto l'articolo ed i relativi commenti, adesso la domanda è: cosa dobbiamo e possiamo fare NOI????? L'unica risposta è andare negli uffici dell'agenzia delle entrate e sparare, punto!!!!!!

diegom13

Dom, 18/05/2014 - 15:41

@WjnnEx: L'articolo non difende nè l'indifendibile nè il signore in questione, ma ne riporta l'opinione su come funziona il lavoro che faceva - in altre parole: nessuno dice che sia un santo, ma solo che sa come funziona il sistema e quindi ci interessa saperlo -. A parte questo, sul punto che sollevi sei piuttosto ignorante, spari una condanna pregiudiziale... Il prepensionamento è una proposta che in determinati anni è stata e viene fatta dallo Stato ai suoi dipendenti, per ridurre i ranghi della pubblica amministrazione. Chi accetta non ruba niente, sia perché non l'ha chiesto nè imposto a nessuno, sia perché in cambio prende una pensione ridotta.

pietrom

Dom, 18/05/2014 - 16:42

Soluzione: ogni dirigente/accertatore del fisco abbia lo stipendio cosi' composto: una meta' come quota fissa. L'altra meta' in funzione del risultato del suo lavoro. Per ogni contribuente scovato che effettivamente evade guadagni 1000 euro. Per ogni contribuente erroneamente perseguito, sia costretto a pagare 3000 euro di penale. Tutto sarebbe risolto. A costo zero. Quale e' il problema? Siamo in Italia, e all'UCAS (Ufficio Complicazione Affari Semplici) lavorano 24 ore su 24.

odifrep

Dom, 18/05/2014 - 17:37

6 mesi e 5 giorni fa, su quest'articolo ""I dirigenti italiani della P.A. guadagnano il triplo della media Ue"" e su Equitalia, dirigenti indagati per corruzione "Debiti ridotti in cambio di soldi e favori" ho espresso il mio pensiero:""""""" Il vero nemico non è l'evasore ma chi spreca denaro pubblico - Befera, dichiara il contrario di ciò che diceva qualche tempo addietro solo perché è stato assalito da "rimorsi di coscienza". E' giusto quanto asserisce ora, cose che il sottoscritto, ha sempre denunciato quand'era in servizio nella P.A.. Befera, però, se volesse concludere in "bellezza" la sua carriera, dovrebbe presentare un elenco nominativo dal quale risulta che i tali : magistrati; politici; ufficiali delle FF.OO. (militari e civili); vertici di organizzazioni sindacati; dirigenti pubblica amministrazione; professori universitari; presidenti di enti pubblici nonché tutti gli altri di sua conoscenza, sono stati oggetto di accertamento da parte dei suoi uffici territoriali. Non mi capacito del perché Befera debba percepire uno stipendio di tale importo. Non mi venisse a dire che recupera "tot" milioni di euro l'anno, perché scopre "tot" evasori totali. Se da quella cifra recuperata, si detraggono le spese per le forze impegnate e si elencano i contribuenti che inoltrano ricorso alle Commissioni Tributarie, si arriva alla conclusione della non più convenienza da parte dello Stato, ad effettuare i controlli in questione. A dover dire le cose "papale/papale" come suol dire, non è proprio cosa di noi italiani. Allora, è meglio mentire pur sapendo di mentire : "non sono stato mica io a rovinare l'Italia"."""""""".Fin quando avrò voce non mi stancherò mai di dire:"bisogna recuperare il maltolto da questa gente" vero dott. Luciano Dissegna? Io, 25 anni nella G.diF., pentito all'età di circa 44 anni, mi congedai. Ancora oggi pago affitto in case popolari.

Ritratto di Soccorsi

Soccorsi

Dom, 18/05/2014 - 18:28

Non resta più alcuna cosa da mandare in rovina in Italia già fatto tutto, da tempo.

Doc71

Dom, 18/05/2014 - 22:28

Consiglio a tutti di guardare la puntata di Report del 28/04/2014, li è' ben sintetizzato il tutto. Mi stupisco, anzi no,,,, che la magistratura non abbia preso in visione il servizio, ascoltato i testimoni e chiesto spiegazioni allo Sceriffo e ai suoi gaglioffi! Non servono le pistole, i funzionari semplici non hanno alcuna colpa. Bisogna acceder ai "piani alti" e fermare questi killer silenziosi. Renzi, guarda quel filmato, altro che daspo.....

Incazzato_Nero

Gio, 05/06/2014 - 16:28

Leggendo questa notizia, mi vengono solo i brividi. A pensare che loro pensano di stanare gli evasori, ma quali evasori, i poveracci che dichiarano fino all'ultimo centesimo onestamente e li torturano. VERGOGNATEVI. A me è capitato di essere nel mirino di questi qui per una macchina che ho comprato, pagata a rate e in tanti anni di sacrificio e tirando la cinghia. Lavoriamo entrambi come dipendenti statali e la macchina la potevamo permettere, loro dicono il contrario. Morale ora stiamo pagando una cartella salatissima per una cosa che abbiamo comprato per le esigenze della nostra famiglia senza chiedere nulla a nessuno. La gente si sta suicidando e a loro poco importa. Bisognerebbe incazzarsi ma di brutto. Poi vedendo stipendi cosi , non ho parole. Siamo in Italia e mi vergogno onestamente di viverci in questo paese del....hanno distrutto tutto!!! Vergognatevi.

traderino

Mer, 18/06/2014 - 20:21

Io sono uno degli evasori fiscali di cui si nutre l'agenzia delle entrate. Per anni, ho lavorato nel settore automobilistico come venditore per diversi concessionari. Ero il cosiddetto dipendente atipico, ossia: obblighi da dipendente, e tutele zero. Persone come me, costrette ad avere la partita iva per poter elemosinare uno stipendio. Nonostante sia sempre riuscito a vendere parecchio (crisi o non crisi), i miei compensi si sono aggirati per anni intorno ai 1200 - 1500 euro ivati. Per chi non ne mastica di partita iva faccio un piccolo schemino. 1500 ivati - iva 330 euro imps 250 euro (3000 annui/12) irpef 526 euro RIMANENZA MENSILE 395 EURO MESE. Immaginate come ho potuto pagare le imposte "giustamente" a me richieste. Bene, sono iniziate le mie lotte con equitalia e l'agenzia delle entrate. Ovviamente dovro' pagare tutto e maggiorato degli interessi astronomici che mi hanno applicato. Sono un uomo di 41 anni, senza aspettative, che mai potrà possedere nulla, in quanto l'agenzia delle entrate mi tartasserà a vita, fottendosene della mia palese impossibilità di pagare le tasse. Ma come giustamente scritto, è a quelli come me che vengono chiesti i soldi, sapendo dell'impossibilità di difesa. Ma si, tanto questa è l'Italia, oggi ho 8 affitti arretrati, mi hanno staccato il gas, ho un'autovettura con cui rischio la vita e faccio l'agente di commercio, fate voi. Grazie erario che giustamente chiedi a me soldi assurdi fottendotene della mia vita.