Il circo Palazzaccio, tra tv e curiosi

Il ricorso del Cav, il numero 7, in mezzo ad abusi edilizi e multe non pagate. In aula vietati telefonini e telecamere

Roma - Comincia con una passeggiata a Villa Borghese la giornata del professor Franco Coppi, il principe degli avvocati cassazionisti arruolato dal Cavaliere per convincere la Suprema Corte che il processo per i diritti Tv non si sarebbe mai dovuto celebrare. Una veloce lettura dei giornali, poi a piazza Cavour per la lunga maratona.
L'aria che si respira al Palazzaccio è quella delle grandi occasioni. Anche se il Pg lo dice in apertura del suo intervento che le enormi aspettative che si sono create intorno a questo caso giudiziario devono rimanere fuori dall'aula, è viva la sensazione che l'esito di questo processo avrà conseguenze importanti non solo per l'imputato principale. L'ingresso è assediato da un plotone di teleoperatori e fotografi, le testate accreditate sono più di cinquanta, molte sono straniere, ci sono anche inviati di Al Jazeera, Bbc, France 24, Bloomberg. Li attende una lunga giornata sotto il sole, al riparo dei pochi alberi che offre la piazza o di tende montate per rendere più confortevole l'attesa. Le telecamere potranno entrare soltanto alla lettura del dispositivo, nel frattempo si devono accontentare di riprendere il via vai di avvocati e di ficcanaso, oltre alle discussioni che si accendono qua e là tra i supporter di Berlusconi e quelli che fremono per la sua condanna. L'aula è affollata. Non ci sono solo i difensori degli imputati e i giornalisti, ma tanti curiosi e legali estranei al processo che si piazzano lo stesso nei banchi riservati. Non ne vogliono sapere di alzarsi e si sciroppano per ore prima la tecnicissima relazione introduttiva poi quella del Pg. Alcuni rimangono in aula da mezzogiorno fino alle sette, senza un perché. Il servizio d'ordine è rigidissimo, i giornalisti sono guardati a vista da un massiccio e immotivato dispiegamento di forze, carabinieri e polizia sono dappertutto, i cellulari devono essere tenuti spenti, guai a toccare un Ipad o un registratore. Due telefonini suonano lo stesso, ma guarda caso sono di due carabinieri.
Il ricorso di Berlusconi è il settimo ad essere trattato, ultimo tra altri di tutt'altro spessore che infatti filano via velocissimi: abusi edilizi, alimenti non pagati, violazioni del codice della strada. A mezzogiorno si comincia. L'avvocato Ghedini sceglie con cura uno dei molteplici bavagli tutti uguali che tiene riposti in una cartellina, questioni di scaramanzia forse. E si siede in prima fila accanto a Coppi. Il relatore prende la parola, dice che cercherà di essere breve anche se sarà difficile. Infatti parlerà per due ore e mezzo di fila, leggendo. Una cantilena che farà assopire anche il presidente. Uscire per la pausa pranzo è un'impresa per Coppi e Ghedini, l'assedio di giornalisti e operatori mette in difficoltà il servizio d'ordine, anche al termine dell'udienza. Forse nessuno si aspettava una tale ressa.