Marò senza pace: a Roma scoppia la guerra del palco

Il ministro Ornaghi accusa: "Non è sicuro, dev'essere smontato". Ma il sindaco Alemanno lo sfida: "L'evento si svolge lo stesso"

Roma - Veto politico o impuntatura burocratica? Scoppia il putiferio tra Campidoglio e governo, a poche ore dalla manifestazione di solidarietà ai due marò detenuti in India, indetta dal sindaco Gianni Alemanno.

Tutto è pronto a Roma per spegnere le luci alle 20 su Colosseo e Fori imperiali e protestare contro l'«ingiustizia internazionale» che subiscono i fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, quando arriva al Comune la lettera per bloccare l'iniziativa scritta dalla Soprintendenza ai Beni archeologici, in accordo con il ministro Lorenzo Ornaghi .
«Il palco di fronte al Colosseo non è autorizzato -afferma la soprintendente Mariarosaria Barbera-, nè alcuna proiezione sulla facciata, nè lo spegnimento dell'illuminazione». Insomma, per motivi di sicurezza e di tutela del monumento, la manifestazione non s'ha da fare. E il Campidoglio deve rimuovere al più presto il palco.
Secondo le agenzie di stampa, nel pomeriggio al Comune si presentano addirittura i carabinieri per notificare allo staff del sindaco e ai vigili urbani il provvedimento di rimozione. Ordine di sgombero che viene inviato anche al prefetto di Roma, alla Questura e al Comando dei Vigili del Fuoco.
La bomba è scoppiata e inizia un clamoroso braccio di ferro. Con Alemanno che non recede fino a sera, negando di aver ricevuto alcuna notifica: «Con tutto il rispetto per il Mibac andiamo avanti e non vogliamo sentire storie». Per lui si tratta dell'«ennesima e inutile impuntatura burocratica» della Soprintendenza, «che chiude gli occhi davanti al valore umano e civile» dell'iniziativa.

Il primo cittadino spiega che «non c'è alcun palco, ma una piccola pedana di 80 centimetri, quindi nessuna copertura del Colosseo». E poi, che problema possono creare all'anfiteatro «delle proiezioni molto semplici, per qualche ora»? É vero, sì, che per motivi «d'urgenza» non sono state seguite tutte le procedure, con la richiesta 60 giorni prima del parere della Soprintendenza. Ma «non è la prima volta che facciamo manifestazioni istituzionali senza il preavviso», sottolinea il sindaco. Va a controllare di persona e poi assicura che tutte le strutture sono esterne alla fascia di rispetto. «Non c'è alcun pericolo per l'incolumità dei cittadini e per me è più importante ricordare questi due cittadini che rispettare il formalismo burocratico». Il sovrintendente capitolino Umberto Broccoli ricorda che gli accordi con il Mibac prevedono eventi del genere nell'area: «Forse, un caso di distrazione della Soprintendenza».

Intanto, i toni della polemica diventano incandescenti, con il centrodestra che difende il sindaco e il Pd che l'attacca. «É l'ennesimo atto di arroganza - dice il responsabile Cultura Pd Matteo Orfini- e dimostrazione di mancanza di senso delle istituzioni di Alemanno». Paolo Gentiloni, candidato alle primarie, ironizza in un tweet:«Dopo 5 anni neanche le procedure giuste per un comizio sui marò». E il segretario del Pd capitolino, Marco Miccoli: «Con Alemanno Roma ha fatto l'ennesima figuraccia planetaria».
Sull'altro fronte non sono da meno. Giorgia Meloni, di Fratelli d'Italia, scrive su Twitter:«Poco tecnica e molto politica la nota Mibac sumanifestazione marò. Ricordo a Ornaghi che abusivo è il governo di cui faparte». L'altro fondatore del partito, Ignazio La Russa, annuncia: «Palco o non palco, sarò alla manifestazione». Come Alemanno che, mentre si fa strada tra centinaia di persone riunite al Colosseo e salire sul famigerato palco, dice: «Se ci saranno problemi , siamo pronti adifendere i nostri diritti».