Mazzata da un miliardo per le imprese

L'aumento della Tasi deciso dal governo Renzi metterà in ginocchio le aziende. E Forza Italia insorge

RomaSi fa presto a dire «la volta buona» quando si usa Twitter, si fa ancor prima ad affermare che con la nuova guida di Palazzo Chigi l'Italia possa cambiare verso, ma la cruda realtà è che il nuovo esecutivo inizia laddove aveva terminato la propria opera quello precedente: le tasse. È infatti, in arrivo, una stangata da almeno un miliardo di euro per le imprese in seguito ai provvedimenti presi dal Consiglio dei ministri di venerdì scorso.
L'incremento della Tasi (la tassa comunale sui servizi indivisibili che prende il posto della vecchia Imu), ricorda la Cgia di Mestre, infatti graverà soprattutto sulle aziende. «Le difficoltà finanziarie di molte amministrazioni comunali - osserva il segretario degli artigiani mestrini, Giuseppe Bortolussi - costringerà molti sindaci ad applicare un'aliquota sugli immobili strumentali ben superiore a quella base». E per i 4,4 milioni di unità immobiliari ad uso produttivo non ci sarà scampo. Quel miliardo di prelievo fiscale aggiuntivo potrebbe addirittura raddoppiare.
Per comprendere l'entità della mazzata basta un semplice calcolo. L'aliquota Imu media applicata nel 2012 (ultimo anno per il quale sono disponibili le statistiche) è stata del 9,33 per mille. Da venerdì l'aliquota massima potrà raggiungere l'11,4 per mille. I Comuni, quindi, avranno a disposizione due strade: un aumento minimo dell'uno per mille che produrrà l'incremento di gettito da un miliardo, stimato pure dal Tesoro. Occorre tuttavia considerare che la Tasi assorbirà la maggiorazione Tares versata dai contribuenti nello scorso dicembre, perciò - secondo il ministero dell'Economia - andrebbero sottratti dal complesso degli aumenti i 300-400 milioni ascrivibili alle abitazioni. La batosta per le aziende pertanto, dovrebbe fermarsi a quota 700 milioni se le previsioni fossero esatte. Ma se i sindaci dovessero optare per l'aliquota massima (2,07 per mille pari alla differenza tra l'11,4 e il 9,33 per mille), l'aggravio potrebbe superare quota 2 miliardi.
È un conto salato e anche molto triste. Con l'aumento dell'un per mille, infatti, i capannoni produrrebbero un gettito aggiuntivo di 649 milioni con un prelievo medio di 557 euro. A seguire negozi e botteghe (188 milioni e 97 euro in media) e la categoria «uffici e studi privati» (124 milioni e 192 euro di media). «Si tratta di una cifra imponente che rischia di mettere in ginocchio molte attività, soprattutto quelle di piccola dimensione», si lamenta Bortolussi denunciando la discrasia tra le promesse di Renzi formulate nel discorso per ottenere la fiducia (pagamento dei debiti della pa, riduzione dell'Irap e fondo di garanzia per l'accesso al credito) e il primo provvedimento preso una volta messo piede a Palazzo Chigi.
La scusa del governo «con gli aumenti si finanziano le detrazioni per i meno abbienti» non regge. Per l'opposizione è un gioco facile tracciare il fil rouge che accomuna gli ultimi tre esecutivi. «Sulla casa è tassa continua. Spiace che Renzi scelga il solito andazzo», ha chiosato Daniele Capezzone (Fi) presidente della commissione Finanze della Camera. «Con Monti, Letta e Renzi la patrimoniale c'è già e grava sulle case degli italiani», aggiunge Maurizio Gasparri. «È finita la prima settimana del Governo Matteo Renzi: aumento Tasi, aumento benzina, decreto Salva Roma. Addirittura peggio di Enrico Letta», ha twittato il governatore della Lombardia, Roberto Maroni (Lega). Altro che «cambiare verso».