Mediaset è il primo contribuente: ogni giorno 750mila euro al fisco

Un contributo di 750mila euro al giorno, cioè 31.250 euro all'ora, cioè 520,8 euro al secondo. Queste sono le imposte pagate nei sedici anni che vanno dal 1996 al 2011 da Fininvest, la società che racchiude tutte le partecipazioni che fanno capo a Silvio Berlusconi, per un totale di 4,381 miliardi di euro.
Il tribunale di Milano di questi numeri non ha tenuto conto nella definizione di una verità conforme alle tesi della Procura. Ma questi numeri esistono e, soprattutto, raccontano un'altra storia, quella di Mediaset. Il primo gruppo televisivo italiano per fatturato (4,2 miliardi l'anno scorso) è soprattutto il primo contribuente privato. Se si escludono i grandi colossi che fanno capo allo Stato come Eni (10 miliardi di imposte versate nel 2011) ed Enel (3 miliardi) e se non si tiene conto delle grandi banche come Intesa e Unicredit che ogni anno versano al fisco oltre un miliardo di euro, in testa alla classifica c'è Mediaset. La società di Cologno Monzese, infatti, dall'anno della sua quotazione in Borsa, il 1996, ha pagato 3,957 miliardi (3,4 circa escludendo il maxi-carico legato allo sbarco a Piazza Affari).
Certo, ai magistrati tutto questo non interessa perché l'obiettivo tutto «politico» è un altro. Non interessa che Mediaset aveva 6.113 dipendenti alla fine dello scorso e non interessa nemmeno la capacità di produrre un utile di 225 milioni in un anno comunque difficile per il settore media visto il calo degli investimenti pubblicitari.
Come detto, in Italia non ci sono - a ben guardare i volumi delle Ricerche & Studi di Mediobanca - altre realtà private che siano in grado di produrre questa massa di imponibile. Anche una realtà di primissimo piano come Edizione, la «scatola» con cui la famiglia Benetton controlla un piccolo impero che va dalla moda fino alle autostrade e agli autogrill, dal 1996 al 2011 ha pagato solo un poche tasse in più della sola Mediaset 4,276 miliardi contro 3,957. Ma anche in questo caso a recitare la parte del leone è Atlantia, la ex Autostrade che versa all'erario circa 400 milioni all'anno.
A voler essere pignoli, Mediaset è più «generosa» anche di Fiat. Non si tratta di irriverenza verso gli Agnelli né tantomeno di una «resistenza» al fisco del Lingotto. È solo che Fiat Group Automobiles (la ex Fiat Auto), la società che raccoglie i marchi automobilistici del gruppo, in un sedicennio ha registrato molte annate in perdita a causa della crisi del settore. E così ha potuto ammonticchiare ben 241 milioni di recuperi di imposta (ha accumulato crediti da scalare sui versamenti, ndr). Anche una presenza «storica» a Piazza Affari come il gruppo Pirelli ogni anno paga oltre 100 milioni di imposte e, quindi, meno di Mediaset.
E il rivale «politico-finanziario» del Cavaliere? L'ingegner Carlo De Benedetti (anche lui beneficiato dalla Procura di Milano di un maxirisarcimento di 564 milioni) con la sua Cofide ha pagato dal 1995 al 2011 oltre 974 milioni di imposte. Il gruppo Espresso, l'editore di Repubblica (primo fustigatore del berlusconismo), ha versato nello stesso periodo 715,6 milioni. Mediaset ha quindi pagato oltre cinque volte e mezzo in più.
Ma se il contribuente si chiama Fininvest o Mediaset non fa testo. Si è cercato con uno sforzo investigativo rilevante di dimostrare «una particolare capacità a delinquere» senza osservare la realtà delle cifre. Se Silvio Berlusconi e le sue società sono riuscite a pagare tutte quelle tasse, è anche perché Mediaset ha raggiunto (fino a tutto il 2010) una redditività del 20 per cento. L'utile prima delle imposte, infatti, era pari a un quinto dei ricavi. Non è semplice creare valore, a volte bastano poche parole di un giudice per distruggerlo.