Non usate i morti per invocare le leggi pro gay

Il suicidio del 14enne che si sentiva discriminato perché omosessuale: un dramma oscurato dal coro della propaganda

Leggo stupefatto i commenti sul caso del ragazzino di Roma, 14 anni, che nella notte tra mercoledì e giovedì scorso si è dato la morte gettandosi dalla finestra di casa perché incapace di sopportare gli insulti e gli episodi di emarginazione subiti a causa della sua omosessualità. Solo Repubblica ne ha dato, ieri, la notizia.

Non ho letto quasi nessuna parola di dolore, di sconcerto, nessuna lacrima, nessun pensiero sul destino di questo poveretto voluto e amato da Dio nella sua natura di persona unica e irripetibile.

Come nei peggiori momenti degli anni Settanta, quando il motto «tutto è politica» intristiva e insanguinava le nostre giornate, la corsa delle dichiarazioni si è gettata sul tema della Legge sull'omofobia, la cui approvazione come tutti sanno è stata rinviata al nuovo anno sociale.

La legge, la legge! Questo sembra essere il solo problema interessante. E i soliti fiori sul luogo in cui questo ragazzo ha terminato i suoi giorni: i soliti tristi fiori pieni della solita pietà senza speranza.

Ma se tutti i politici e i portavoce dei vari movimenti si fossero dimostrati all'altezza di quei poveri fiori e della loro sconsolata carezza, forse potremmo rallegrarci, o quantomeno consolarci, al pensiero che le loro parole possano somigliare a una mano posata sulla spalla dei disgraziati genitori.
Invece i discorsi erano già pronti, i fucili carichi.

Ora, io (diversamente da alcuni amici) sono moderatamente favorevole alla Legge sull'omofobia. Nonostante alcune passate e ben note nefandezze, credo ancora che le leggi debbano essere a tutela di tutti i cittadini e non solo di una parte di essi, e penso che una buona legge sull'omofobia - una legge che non persegua reati d'opinione inesistenti e che consenta l'espressione di punti di vista diversi sulla natura e il destino dell'uomo - potrebbe sostenere la maturazione della coscienza civile di tutti.

Se però, di fronte a una tragedia come questa, un ringhio (la legge!, la legge!) è tutto ciò di cui si dimostrano capaci coloro che dovrebbero essere i primi a dimostrare un minimo di smarrimento, allora c'è poco da sperare nella buona legge. Qui il disastro è culturale, e di dimensioni spaventose. Perché è chiaro che dell'uomo, dell'uomo in carne ed ossa, di questo-uomo-qui sono ben pochi a dimostrare ancora un minimo d'interesse.

Chi sono io, diceva il Papa in Brasile, per giudicare un gay alla ricerca di Dio? Come sarebbe bello se queste parole, senza turbare le persuasioni di ciascuno, penetrassero nel cuore di tutti quelli che si accingono ad affrontare temi come questi! Personalmente, sono certo che quel ragazzo cercasse, dopo tanti abbracci negati, quello di Chi non potrà mai negargli abbracci e baci.

Ma una piccola riflessione s'impone. Quando frequentavo la quarta ginnasio, nel mio liceo di paese, avevo un compagno chiaramente omosessuale. Questo non produsse alcuna esclusione, anche perché a quattordici anni si è ancora bambini (per fortuna). In seguito ho avuto molti amici gay e la cosa non mi ha mai fatto problema: non perché io fossi anti-omofobo, ma semplicemente perché avevo un'idea chiara di cos'è una persona umana: una realtà non definita da me, unica e irripetibile. Non un'idea, non un'ipotesi, non un progetto, ma un corpo.

La mia domanda è: una volta smarrita questa dimensione inviolabile della persona umana, ciò che (temo per abitudine) continuiamo a chiamare «uomo» non è che una creta infinitamente manipolabile da ogni potere. E allora ci vogliono leggi, sempre più leggi, sempre più avvocati: non per proteggere l'uomo, ma per determinare le aree di potere.

E non escludo che l'ira ottusa che si scatena - oggi molto più di ieri - contro omosessuali, ragazze brutte, studenti scarsi, occhialuti, brufolosi, e via dicendo (perché i ragazzi che si ammazzano per i motivi più diversi sono spaventosamente numerosi) - abbia origine anche in questo legalismo isterico che nega non solo Dio ma anche e soprattutto l'uomo.

Commenti
Ritratto di pipporm

pipporm

Lun, 12/08/2013 - 08:53

Dominelli, diciamoci la verità, la sua è propaganda. La legge contro l'omofobia non è una legge pro gay ma contro chi manifesta atteggiamenti di discriminazione. E' proprio tutt'altra cosa.

Ritratto di pipporm

pipporm

Lun, 12/08/2013 - 08:53

Dominelli, diciamoci la verità, la sua è propaganda. La legge contro l'omofobia non è una legge pro gay ma contro chi manifesta atteggiamenti di discriminazione. E' proprio tutt'altra cosa.

Ritratto di 02121940

02121940

Lun, 12/08/2013 - 08:54

Concordo. Ormai su tutto campeggia la volontà di "legiferare". A volte contro il buon senso. A volte non per giustizia, ma per ideologia. Mala tempora currunt.

alessandro paesano

Lun, 12/08/2013 - 09:51

Non basta che in classe quel suo compagno nessuno lo eslcudesse. L'omonegatività è nell'aria di una scoeità che cosndiera le perosne omosessuali moralmente disordinate e depravate (come fa la cheisa quella che papa Francesco dice che non giudica, invece giudica eccome!) Le altre categoire che lei tira in ballo non sono cinsdierati immorali, malati, che hanno uno sitle di vita disdicevole. Per offendere un ragazzo non gli dai del brufoloso o del somaro gli di ci che è frocio. E' la nostra cultura la nostra societ a essere omonegativa. Che una legge contro l'omofobia non risolva tutti problemi son d'accorod ocn lei. Ma anche se la legge che considerta l'omicidio un reato penale non impedisce che di omicdi se ne commettano questo non suggerisce certo che quel reato venga depenalizzato. Se Roberto si è suicidato è per protestare contro una società omegativa dove lei può concionare su un portato esistenziale che non la riguarda e che lei dimostra di non capire

Luigi Farinelli

Lun, 12/08/2013 - 09:59

Dall'articolo: "Il suicidio del 14enne che si sentiva discriminato perché omosessuale: un dramma oscurato dal coro della propaganda". Quando verrà allora scritto un altro articolo concepito così: "il suicidio di duemila 'barboni' che si sentivano discriminati dalla giurisprudenza divorzista fomentata a colpi di truffe mediatiche come quella sul 'femminicidio' che li aveva buttati sul lastrico avendo la colpa di appartenere al nemico da abbattere nella moderna 'civiltà' ideologica, IDENTIKIT: maschio, eterosessuale, marito e padre?". QUESTI NON SONO DRAMMI (e notate la proporzione numerica: i duemila suicidi cumulati si riferiscono a dati di tre anni fa, ora sono aumentati) OSCURATI (VOLUTAMENTE) DAL CORO DELLA PROPAGANDA (BIPARTIZAN)? Tali articoli non verranno mai scritti perché oggi essere padre, marito, eterosessuale e maschio significa essere discriminato dall'imbecillità ideologica e dalla convenienza politica di politicanti burattini dei diktat europei e laicisti, indegni di occupare gli scranni del Parlamento.

gianfran41

Lun, 12/08/2013 - 10:04

Faccio fatica a comprendere certi titoli di articoli come il suo. Nessuno, almeno lo spero, ha voluto strumentalizzare un siffatto episodio per invocare una legge pro-gay. Anch'io ho commentato, ieri, questa notizia che mi ha fatto stare male perché troppo scarsa è ancora la sensibilità nei confronti di queste persone che, come si evince dal tragico epilogo del quattordicenne, soffrono le pene dell'inferno tra l'indifferenza generale. Ho letto commenti, fatti da alcuni lettori, che definire animaleschi, sarebbe offensivo per gli stessi animali. Non è vero, come sostiene lei, che a quattordici anni si è ancora bambini per capire certe cose. Questa sua affermazione è solo stupido buonismo. Tra i ragazzini, al contrario, c'è molta cattiveria nei confronti del compagno "diverso". Io sono stato insegnante di Liceo e glielo posso garantire senza timore di essere smentito. Quindi se una legge serve per proteggere questi sfortunati ben venga ed in fretta. Pensi solo per un attimo, se il quattordicenne fosse stato suo figlio.

Ritratto di pipporm

pipporm

Lun, 12/08/2013 - 10:23

Dominelli per informare correttamente si informi prima lei. Repubblica ha diffuso la notizia sabato, 10 agosto, e nella giornata di ieri è apparsa su tutta la stampa nazione, Giornale e Libero compresi. Il suo articolo è pubblicato oggi 12 agosto ore 7:43. Dove vive?

Paul Bearer

Lun, 12/08/2013 - 10:27

D'accordo sui diritti per i gay ma niente leggi speciali per loro come per nessuno. Libertà di poter raccontare le barzellette su di loro come si fa per i carabinieri. Libertà di poter criticare Vendola senza rischiare la galera.Il suicidio non è una buona ragione non si suicidano soltanto loro anche se a loro non interessa nulla di tutto ciò che è fuori dalla loro dimensione.

carpa1

Lun, 12/08/2013 - 10:28

Una legge sull’omofobia? Un’idiozia, diciamoci la verità. A che servirebbe? Quali i criteri di giudizio e quali le sanzioni? I problemi sono gli eccessi da una parte e dall’altra: gli uni manifestano un orgoglio (che bisogno c’è? Allora anche etero e bisex dovrebbero dimostrare il loro orgoglio e così si finisce per nascondere il vero problema mettendo in bella mostra solo la propria imbecillità) gli altri li deridono (anche pesantemente, oltre il limite della decenza). Il punto è che pur di offendere il prossimo si è disposti a varcare ogni limite dando sfogo al proprio istinto più che all’uso della ragione. Siamo diventati peggio degli animali ed abbiamo rinunciato all’uso del discernimento che è proprio ciò che dovrebbe fare la differenza. Questo problema esiste anche nei confronti di tante altre categorie, come studenti, lavoratori, militari, ecc., in poche parole ovunque un gruppo di persone si riconosca nel perseguire uno scopo. E’ qui che nasce il problema, dove c’è sempre qualcuno che si arroga il diritto di poter fare ciò che vuole, il “bullismo”. Quindi, se una legge potrebbe essere necessaria, sarebbe quella sul bullismo. Al posto di questa però basterebbe che chi è investito del potere, in quello specifico frangente, lo applicasse con la responsabilità che il suo incarico gli conferisce, altrimenti per le troppe leggi (inutili) la società può anche soccombere (come del resto sta già accadendo). Ricordo episodi in cui, da sottotenente ed in assenza del capitano, mi ritrovavo comandante della compagnia e decisi di proibire la libera uscita a qualche “nonno”. Motivo? Oltre i soliti scherzi, nei quali si poteva ravvisare una buona dose di scherzosa goliardia, in altre occasioni, vuoi per disprezzo vuoi per antipatia verso taluni commilitoni, capitava che il caporale di giornata mettesse appositamente di servizio qualcuno in particolare con il preciso intento di fargli “saltare” la libera uscita. Questo era un chiaro sforamento alle mansioni di sua competenza ergo l’applicazione, da parte mia, della legge del contrappasso: lui consegnato e l’altro in libera uscita. Sarebbe ora che, senza bisogno di leggi che poi come tutte le altre vengono sovente disattese dimostrando quindi la loro inefficacia rimanendo il reo impunito, chi ha un’investitura di responsabilità (genitori in primis, professori, capopopolo, superiori in genere) la facesse valere con garbo e determinazione contribuendo così a riportare, su una strada più consona ad un uomo che ama definirsi tale, questa società che sembra averla smarrita.

Luigi Farinelli

Lun, 12/08/2013 - 10:40

Gentile gianfran41: sono d'accordo su quanto dice, meno sul fatto che occorra una legge per casi come questo che, pur dolorosi, umanamente e cristianamente toccano effetivamente la coscienza quando non ancora inquinata dal veleno del nichilismo che oggi si sta inoculando in dosi massicce nel corpo della società "moderna", in maniera così professionalmente efficace (mainstreaming=lavaggio mentale mediatico) che questa neanche se ne sta accorgendo. Non sarà la legge "contro l'omofobia" a ristabilire le cose poiché lo scopo di tale "legge" è quello di impedire la libertà d'opinione mentre qualsiasi altra legge "positiva" creerebbe (le ha già create) pericolosissime forme di discriminazione "al contrario" (per l'intera società: italiana, europea ed occidentale) delle cui conseguenze distruttive nei paesi d'oltralpe non si fa mai cenno. Inoltre qui (e non per sfruttare il caso doloroso di cui all'articolo) vengo a rimarcare un concetto che avevo posto col mio commento precedente: perché si vuole creare una società di figli e figliastri con la scusa di "sanare certe ingiustizie"? La domanda è retorica e la risposta delle persone non ideologicizzate fino alla lobotomizzazione cerebrale non può essere che una: la ormai certezza che l'ideologia che si vuole imporre ad ogni costo contando sulla mancanza d'attenzione e riflessione dei cittadini sia una cosa creata a tavolino per fini subdoli e malvagi che con la presunta discriminazione degli omosessuali e delle donne e col tentativo quindi di rimediarvi non hanno niente a che vedere.

Luigi Farinelli

Lun, 12/08/2013 - 10:40

Gentile gianfran41: sono d'accordo su quanto dice, meno sul fatto che occorra una legge per casi come questo che, pur dolorosi, umanamente e cristianamente toccano effetivamente la coscienza quando non ancora inquinata dal veleno del nichilismo che oggi si sta inoculando in dosi massicce nel corpo della società "moderna", in maniera così professionalmente efficace (mainstreaming=lavaggio mentale mediatico) che questa neanche se ne sta accorgendo. Non sarà la legge "contro l'omofobia" a ristabilire le cose poiché lo scopo di tale "legge" è quello di impedire la libertà d'opinione mentre qualsiasi altra legge "positiva" creerebbe (le ha già create) pericolosissime forme di discriminazione "al contrario" (per l'intera società: italiana, europea ed occidentale) delle cui conseguenze distruttive nei paesi d'oltralpe non si fa mai cenno. Inoltre qui (e non per sfruttare il caso doloroso di cui all'articolo) vengo a rimarcare un concetto che avevo posto col mio commento precedente: perché si vuole creare una società di figli e figliastri con la scusa di "sanare certe ingiustizie"? La domanda è retorica e la risposta delle persone non ideologicizzate fino alla lobotomizzazione cerebrale non può essere che una: la ormai certezza che l'ideologia che si vuole imporre ad ogni costo contando sulla mancanza d'attenzione e riflessione dei cittadini sia una cosa creata a tavolino per fini subdoli e malvagi che con la presunta discriminazione degli omosessuali e delle donne e col tentativo quindi di rimediarvi non hanno niente a che vedere.

Totonno58

Lun, 12/08/2013 - 10:45

Non si tratta di "usare" i morti...è che NON è più possibile, se davvero amiamo questo benedetto Paese, continuare a mentenere il record di assenza dell'omofobia tra le aggravanti di un reato di violenza e di una legge che riconosca i diritti dei conviventi, etero o gay che siano...e siccome anche nel centrodestra ci sono tanti che hanno smesso di far finta di negare l'assurdità di questa situazione, forse siamo vicini ad una OVVIA legiferazione.

Totonno58

Lun, 12/08/2013 - 10:50

Non si tratta di "usare" i morti ma di sancire l'assurdità dell'assenza in questo paese di un'aggravante, nel reato di violenza, legata al sesso, come pure di una legge che riconosca i diritti dei conviventi, etero o gay che siano...e, caro Doninelli, siccome anche nel centrodestra sono in tanti che hanno smesso di far finta di essere contrari a questa evidenza, penso che siamo vicini alla soluzione!:)

Ritratto di El Presidente

El Presidente

Lun, 12/08/2013 - 11:30

Non capisco il senso di questo articolo. Episodi come quello descritto sono possibili anche perché in Italia non esiste uno strumento normativo che renda adeguatamente perseguibile e punibile gente come quella che ha portato alla disperazione il ragazzino che si è tolto la vita. Lei poi sembra trattare come un pretesto quello che dovrebbe essere una "lesson learned", il prendere atto di ciò che può succedere perché non accada più. Eppure proprio lei ci invita a una "piccola riflessione": "Quando frequentavo la quarta ginnasio, nel mio liceo di paese, avevo un compagno chiaramente omosessuale. Questo non produsse alcuna esclusione, anche perché a quattordici anni si è ancora bambini (per fortuna). In seguito ho avuto molti amici gay e la cosa non mi ha mai fatto problema: non perché io fossi anti-omofobo, ma semplicemente perché avevo un'idea chiara di cos'è una persona umana: una realtà non definita da me, unica e irripetibile. Non un'idea, non un'ipotesi, non un progetto, ma un corpo.". Se è così gliela propongo io una riflessione: e come mai invece oggi (che dovremmo essere più evoluti) per un ragazzino l'essere omosessuale può diventare una tragedia? Forse il mondo è cambiato (in peggio) e se è cambiato è il caso di intervenire, anche duramente, prima che degeneri ancora. Magari anche questo giornale avrebbe qualche riflessione da fare sul modo con cui ha affrontato la questione gay fino ad oggi.

Ritratto di xulxul

xulxul

Lun, 12/08/2013 - 12:08

Ma scusi Doninelli, dove vive? Lei aspetta rispetto per la persona umana da comunisti e massoni? Da coloro che si propongono di distruggere il genere umano alimentando capricci e perversioni? Costoro si oppongono strenuamente al Dio di Gesù Cristo, il solo che avrà avuto compassione e pietà di questo povero ragazzo. Dov'erano i genitori? Che spesso sono i responsabili anche incolpevolmente della genesi dell'omosessualitá? Gli episodi di presunta discriminazione andavano denunciati e non strumentalizzati ora per ottenere fini che non c'entrano nulla col dramma di questo ragazzo. I politici che hanno ancora l'uso della ragione devono affossare questa legge demenziale e liberticida. Una legge folle come questa offrirá da un lato persecuzioni alle opinioni, e, dall'altro, aumenterà il rancore e l'odio verso questa specie protetta, che, a corto di argomenti, ha bisogno del braccio armato della legge per ottenere un diritto di cittadinanza che non potranno mai avere come lobby.

terzino

Lun, 12/08/2013 - 12:18

14 anni e sentirsi emarginato dai suoi compagni. E c'è chi ci ricama sopra, leggi antiomofobe ecc. Ma siete mai stati 14enni?Avete mai avuto il conforto o la confessione dei vostri genitori oppure bisogna dare voce, ma non serve perchè se la prendono da soli, a tutti coloro che reclamano diritti per i gay che non vogliono sentirsi minoranza ma vogliono fare proseliti. 14 anni.......

Ritratto di Feldmaresciallo

Feldmaresciallo

Lun, 12/08/2013 - 12:27

Chi sono io per giudicare un gay? E chi è un gay per giudicare me? Da che mondo è mondo i ragazzini (e non solo) discriminano i grassi, i brutti, chi non sa giocare a calcio, quelli che di vestono male, chi non ha l'iPhone ecc ecc... chi oggi è adulto con grande probabilità sarà stato per un motivo o per l'altro discriminato a suo tempo; se non ci siamo buttati dalla finestra un motivo ci sarà. Forse è perchè -almeno noi- ci accettavamo.

Atlantico

Lun, 12/08/2013 - 12:33

Doninelli, spero che un giorno lei abbia il coraggio di confessare a se stesso: "Mi vergogno di aver scritto quell'articolo sul 14enne che si suicidò".

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Lun, 12/08/2013 - 12:36

@ alessandro paesano: sarebbe interessante leggere una sua risposta al signor Farinelli.

Atlantico

Lun, 12/08/2013 - 12:36

@xulxul, anche lei, come Doninelli, dovrebbe chiedersi dove sta vivendo, sa ? Mi pare sia l'unico che non ha ancora capito che i massoni pullulano nella destra, non certo nella sinistra. A cominciare dal vertice. Purtroppo non posso farle diversi nomi perchè sarei censurato. Si chieda perchè. Saluti.

Mario Binasco

Lun, 12/08/2013 - 12:40

caro Doninelli, tocchi (finalmente!) un punto centrale della faccenda, che non si sente mai notare: è come negli anni '70 del "tutto è politica", il delirio ideologico è lo stesso e i metodi di azione pure. Allora era un discorso universale sulla storia l'economia la politica rivoluzionaria di liberazione dal capitalismo, e c'era il problema di capire che cosa c'entrava il "personale", cioè la vita della persona, con quella guerra (=politica); oggi sono proprio alcuni aspetti del "personale" (le fantasie sessuali, per esempio, che di solito non si sbandierano)a diventare per legge interesse di Stato, per opera di gruppi ideologici che usano dello stato per imporre "diritti" più uguali degli altri (avrebbe detto Orwell), vedi questa legge fascista che vuole penalizzare le reazioni emotive e il pensiero. Nella guerra rivoluzionaria degli anni 70 non si poteva ricordare che gli esseri umani condividevano una comune umanità, ci dovevano essere solo amici o nemici per i quali non valevano gli stessi concetti umani. E che dire di oggi, quando sembra che il gruppo che di volta in volta viene "identificato" coi suoi "diritti" appartenga quasi ad un'altra specie, rispetto alla quale "gli altri" sono alieni, perchè non possono condividere con essa un comune sapere sulla vita e sulla condizione umana? Oggi sono di turno "i gay" - ma che cosa sono poi "i gay" realmente, personalmente,al di fuori del recinto e dell'etichetta che gli ha messo sopra chi vuole fare carriera politica sulle loro spalle? Che cosa sanno questi dei tuoi rapporti di persona con gli amici "gay" di cui parli? Si rendono conto che per legge vogliono trasformare gli omosessuali che non hanno voglia di mettersi sotto le loro bandiere ed esibire il loro "pride", negli omofobi di se stessi (e quindi politicamente, e umanamente nemici)?

Acerbio

Lun, 12/08/2013 - 12:44

L'omosessualità è una malattia psichica, non va disprezzata ma curata. Però di malati mentali ce ne sono tanti... perché si pensa solo a questi??? E' tutta manipolazione mediatica anticristica.

Ritratto di LANZI MAURIZIO BENITO

LANZI MAURIZIO ...

Lun, 12/08/2013 - 13:01

VORREI USARE UN LINGUAGGIO SEMPLICE: UN RAGAZZO DI 14 ANNI PROBABILMENTE NON HA MAI ASSAGGIATO LA TRIFOLA. SIAMO SICURI CHE ERA GAY. E SCUSATE, MA I SUOI GENITORI DOVE ERANO? NON SI SONO ACCORTI CHE IL LORO FIGLIO AVEVA PROBLEMI? NON HANNO NESSUNA COLPA I GENITORI DI QUEL POVERO RAGAZZO? PER UNA VOLTA LE LEGGI ANTI O PRO GAY CHE TUTTI VOGLIONO CREDO CHE IN QUESTO CASO NON C'ENTRINO NULLA. IL PROBLEMA E' MOLTO PIU' GRANDE SE UN RAGAZZINO DI 14 ANNI SI TOGLIE LA VITA.

bastardo

Lun, 12/08/2013 - 13:25

AVANTI IL PROSSIMO!!!!

il gotico

Lun, 12/08/2013 - 13:33

Un ragazzo che decide di togliersi la vita, non prende questa decisione nell'arco di poche ore, meditava da tempo questo gesto e nessuno è corso in suo aiuto. Non discrimino i genitori, oggi soffrono come non mai, accusandosi probabilmente di colpe che non hanno o che solo in minima parte possono addossarsi. Una nuova legge non cambierà la situazione e su questo siamo tutti d'accordo, ritengo invece sia ben più utile insegnare ai nostri figli come guardare con occhio più obiettivo il prossimo, accettare le differenze e far capire loro che il colore della pelle, la religione, la sessualità, non possono essere parametri di ghettizzazione o semplice discriminazione. Sino a quando non daremo loro un esempio tangibile avremo ragazzi che si lasceranno trasportare dalle idee del'amico di turno o del branco. Sino a quando un 14enne sarà punito con 1000 euro di multa o anche 5 giorni di carcere per aver dato del frocio ad un compagno, non avremo fatto un passo in avanti, meglio mandarli in vacanza insieme affinché possano conoscersi e che possano scoprire che in fin dei conti sono due ragazzi come tutti... ma per questo non ci vuole una legge, solo gente di buona volontà che insegni loro cosa sia l'amore per il prossimo.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Lun, 12/08/2013 - 14:28

@ il gotico- Le sue parole indicano quel sano buonsenso a cui tutti dovrebbero ispirarsi,rifiutando le ipocrite e strumentali drammatizzazioni.

Ritratto di bobirons

bobirons

Ven, 16/08/2013 - 09:43

Caro Doninelli, cito dal suo scritto: "Ora, io (diversamente da alcuni amici) sono moderatamente favorevole alla Legge sull'omofobia." Una nuova legge ???? La prego, si rilegga la Costituzione della Repubblica Italiana, Principi Fondamentali, art. 3, 1° comma. Le sembra necessaria un'ulteriore legge per sancire quanto già chiaro ? Allora gli etero dovrebbero chiedere una legge che li protegga da vessazioni qualsiasi, che elimini i vari gay pride in quanto discriminanti verso gli etero. Ma per favore !!!!!!