Oggi al via Controcorrente la kermesse del «Giornale»

Prende il via oggi «Controcorrente», la manifestazione del Giornale che riunisce a Sanremo politici e opinionisti. Al Teatro del Casinò alle 18 il primo faccia a faccia tra il ministro Gaetano Quagliariello e Nicola Porro.

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C'è un mistero irrisolto che aleggia su Controcorrente sin dalla sua nascita, nel 1987 e investe il suo stesso nome. È lo stesso mistero che accompagna il Giornale fin dalla sua nascita, tredici anni prima. Perché un circolo di giovani, un movimento di idee, un giornale d'opinione che si definiscono liberali, debbano considerarsi ed essere considerati controcorrente? Viviamo da decenni in un'epoca liberale, già all'indomani degli anni di piombo, all'apparire della Thatcher e di Reagan sulla scena mondiale e dei filoni loro collegati. Un'epoca che ancor più rafforzò i suoi connotati (...)

(...) liberali con la caduta del Muro di Berlino, poi dell'Unione Sovietica e da noi con la fine dei partiti di tradizione illiberale, come il Pci a sinistra e il Msi a destra. Di rivoluzione liberale hanno parlato tutti o quasi, da D'Alema a Berlusconi, dai seguaci di Gobetti ai seguaci di Einaudi, il pensiero liberale di Berlin e Popper è da anni pensiero condiviso. Da tanti anni la scena politica sembra dividersi tra liberali e liberal, ovvero liberali senza «i», tanto per distinguere la linea progressista dei liberal angloamericani dalla tradizione moderata dei liberali continentali. Insomma c'è stato in questi anni un ecumenismo liberale e le forze che provenivano da tradizione diverse, non solo i comunisti, i socialisti e i fascisti, ma anche i cattolici, i socialdemocratici e i conservatori, hanno dovuto mostrare che avevano la loro giusta dose di liberalismo per rimettersi nel gioco del presente e per sentirsi legittimati dallo Spirito del tempo. Vi è stato perfino chi ha parlato di Pensiero Unico Liberale, dalla nuova sinistra alla nuova destra, e chi si è ribellato alla fine della storia nel segno dell'avvento mondiale dell'età liberale, come scrisse nel 1989 il famoso Francis Fukuyama. Insomma perché in un'epoca liberale, o per dir meglio neo-liberale per distinguerla da quella che si concluse con la prima guerra mondiale, un gruppo di giovani, un movimento di idee e un giornale d'opinione si ritengono controcorrente? La prima risposta naturalmente si collega alla genesi di quella definizione, vale a dire la gustosa, succinta rubrica che Indro Montanelli tenne per vent'anni sulla prima pagina di questo giornale. È da lì che bisogna partire per districare il mistero: Montanelli è stato tante cose, ma se togliamo le sue origini fasciste e poi la coda, ovvero gli ultimi anni quando con l'età perse il dentino finale e si fece liberal senza «e», per dispetto a Berlusconi, ma può davvero dirsi un grande liberale. Certo, un liberale che passò da Longanesi a La Malfa, esprimendo la necessità di votare democristiano. Ma pur sempre un liberale, inteso come anticomunista, moderato, a tratti conservatore. E lì forse ci avviciniamo alla verità. Per concludere su Montanelli dirò che quando nel 1998 fondai un nuovo settimanale, Lo Stato, Montanelli fu il padrino di battesimo al circolo della stampa di Milano e poi nel primo numero del settimanale, elogiando l'iniziativa e il suo promotore, considerandoli liberali. Cosa che francamente non era vera, pur avendo già scritto per anni sul suo Giornale. Ma torno alla domanda: perché «controcorrente» se la corrente prevalente da trent'anni a questa parte si definisce - a destra, a sinistra e al centro-liberale? Perché Umberto Moscato, il ragazzo che fondò Controcorrente e morì in un incidente stradale all'età precoce di 26 anni, si sentiva, come i suoi amici, un liberale controcorrente? Per la stessa ragione per cui un giornale come il Giornale fu considerato come la peste negli anni Settanta, pur professandosi liberale. La ragione è che non era l'aggettivo né il sostantivo liberale a generare emarginazione e scandalo, ma l'anticonformismo che era dentro e che meglio si precisa se ne indichiamo i tratti: controcorrente era un movimento anticomunista, antisessantottino, antisinistra. E in positivo a controcorrente non si rimproverava l'essere liberale ma esserlo dal versante destro, civettando con i conservatori. Per sintetizzare in un nome, Prezzolini. Benchè ostetrico di tante idee e tanti autori antiliberali, Prezzolini fu un liberale doc e fu considerato postmortem da Montanelli come un suo padre o fratello maggiore (dico postumo perché quando era in vita non trovò ospitalità sul Giornale, perchè scriveva sul Borghese e firmava i manifesti della Destra). Prezzolini era liberale ma era anche conservatore e si definiva senza ritrosie di destra. Allora, la «colpa» di Prezzolini come di Montanelli, di Controcorrente e del Giornale, fu quella: sei di destra, sei conservatore, non sei antifascista a babbomorto e sei anticomunista, antisinistra e anti68. Dunque, sei imperdonabile, sei fuori dal giro. Da lì nasce la dannazione a nuotare contro la corrente. L'aggravante ultima del controcorrente fu Berlusconi, da cui l'ultimo Montanelli si salvò, guadagnandosi il paradiso in terra.
Qui giungo a una mia tesi probabilmente controcorrente anche nell'ambito di Controcorrente (ma due contro in questo caso raddoppiano l'anti-conformismo e non si neutralizzano a vicenda): liberale dice poco o nulla in ordine al proprio non-conformismo. Quando vai oltre l'etichetta liberale e specifichi cosa intendi in positivo e in negativo, e quali sono i tuoi nemici, allora ti trovi contro corrente. Oggi che la vera trasgressione è la tradizione, sei controcorrente se sei conservatore, se sei di destra, parola che scivola dal tabù alla scomparsa, senza passare per la vita pubblica. Insomma è l'essere di destra lo scandalo controcorrente, non l'essere liberale. Ma vorrei concludere come ho iniziato, segnando un altro paradosso: i contenuti conservatori, tradizionali, destrorsi di quel controcorrente si oppongono a un potere culturale e mediatico, alla fabbrica del consenso che pretende il monopolio delle idee, insomma all'egemonia del politically correct. Ma spesso esprimono in modo ragionato un sentire comune e popolare assai diffuso che trae origine dall'esperienza dei secoli e delle generazioni, dal senso della realtà e dalla vita vera. Dunque controcorrente non sta per impopolare, settario, utopico. Del resto, dicevano con parole diverse e contenuti affini Fernando Pessoa e Sergio Quinzio, i nuovi conformisti seguono il cinismo con lo stesso automatismo abitudinario con cui i loro padri seguivano la fede, senza pensarci. Le pecore hanno cambiato pascolo, non abitudine. Comunque, «difficile non è nuotare contro la corrente ma salire nel cielo e non trovarci niente» (Ivano Fossati).

di Marcello Veneziani