Giallo kazako, ecco le altre teste che rischiano di cadere

Dal prefetto Valeri al questore Della Rocca, i funzionari che potrebbero essere sacrificati

Il pasticcio kazako ha fatto rotolare la prima testa. Già lunedì sera ha dato le dimissioni Giuseppe Procaccini (nella foto), il capo di gabinetto del ministro dell'Interno Angelino Alfano. Altre rischiano di cadere a cominciare dal livello più basso e debole della catena. Non è escluso, però, il terremoto totale, che depenna i vertici a cominciare dal prefetto Alessandro Raffaele Valeri, capo del dipartimento di Pubblica sicurezza e lo stesso questore di Roma, Fulvio Della Rocca.

La prima testa a rotolare è stata quella di Procaccini, che fino alla nomina dell'attuale capo della Polizia, Alessandro Pansa, sembrava il più accreditato successore dello scomparso Manganelli. Napoletano, classe 1949, era a capo de gabinetto del ministro dell'Interno dal 2008 con il leghista Maroni. Lo hanno confermato al suo posto sia Anna Maria Cancellieri del governo Monti, che Alfano. Procaccini faceva parte della vecchia squadra di Gianni de Gennaro e qualcuno sospetta che il pasticcio kazako possa tornare utile per far fuori altri sodali dell'ex capo della Polizia. Secondo questa logica rischierebbe il posto anche Valeri. Procaccini mandò da lui l'ambasciatore kazako che premeva per la cattura del latitante Ablyazov. Alla fine è stato Valeri a far eseguire l'ordine del fallito blitz chiamando il questore di Roma. Non solo: Procaccini e pure Valeri fra un anno andranno in pensione e sacrificarli non avrebbe conseguenze sulla carriera giunta comunque al capolinea.

Un altro funzionario top coinvolto è Alessandro Marangoni, che a fine maggio ricopriva l'incarico di capo della polizia pro tempore. Il ministro Alfano ieri al Senato ha dichiarato di aver chiesto al nuovo capo, Pansa, di riorganizzare l'intera struttura coinvolta in maniera tale che non si verifichino più casi del genere. Non è chiaro se questo significherà il taglio delle teste ai livelli alti, oppure, come è probabile, si troverà l'agnello sacrificale più debole.

Il questore di Roma, che prima era a Ravenna, Pisa e Venezia, aveva ordinato alla Mobile comandata da Renato Cortese di eseguire il blitz. Cortese è stato promosso in maniera straordinaria per la famosa cattura di Bernardo Provenzano. La Mobile ha chiesto rinforzi alla Digos guidata da Lamberto Giannini da 22 anni nella capitale e da dieci a capo del delicato ufficio. Una volta fallito il blitz perché il pesce grosso, Mukthar Ablyazov, oligarca, dissidente e ricercato non c'era gli uomini di Cortese e Giannini si sono chiamati fuori. La patata bollente della moglie Alma Shalabayeva e della figlia di 6 anni è rimasta nelle mani di Maurizio Improta, direttore dell'ufficio immigrazione della Questura di Roma e figlio di un funzionario storico della Polizia. Nella lettura in Senato della relazione del capo della polizia, Alfano si è soffermato sull'unica dichiarazione virgolettata di un funzionario coinvolto, quella di Improta, che suona come un epitaffio. Il primo dirigente di polizia racconta come il consigliere Kassem dell'ambasciata kazaka lo avesse informato della possibilità di un volo privato per evitare un fantomatico attacco a Mosca degli uomini del marito per liberare moglie e figlia. Poi Improta aggiunge di non aver comunicato ai superiori l'anomalia del jet privato «non avendo alcuna possibilità di comprendere che fosse stato noleggiato per l'occasione». Pansa, estensore della relazione fa notare che l'anomala situazione dell'attivismo kazako doveva far scattare un campanello d'allarme. Un collega di Improta è convinto «che avrà informato almeno il questore».

I servizi segreti si sono chiamati fuori. L'Aisi non è stato coinvolto nell'operazione. Lo ha riferito ieri al Copasir, comitato parlamentare sui servizi, il generale Arturo Esposito. Il legale di Alma Shalabayeva, la donna kazaka deportata, continua a sostenere che le autorità «avevano gli elementi per sapere chi fosse» e che è stato «impossibile presentare una richiesta d'asilo». Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha annunciato che convocherà l'ambasciatore kazako. Il caso non è chiuso.
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Commenti
Ritratto di barbara.2000

barbara.2000

Mer, 17/07/2013 - 09:25

la signora kazaka non dica balle , tutti , edico tutti , quelli che arrivano in barcone chiedono asilo politico , cara signora non offenda i nostri uomini della polizia , carabinieri , eccetera e si vergogni non dico molto , ma un tantino . voleva restare in italia per fare la guerriglia ?

cicero08

Mer, 17/07/2013 - 14:11

Ma la Polizia abbia finalmente un moto di dignità e si comporti diversamente da quanto ci ha abituato in altre scabrose vicende. C'è da difensedere l'onore dell'intero corpo della Polizia di Stato dove non si dovrebbero accampare protezioni politiche ma solamente meritocratiche.

Raoul Pontalti

Mer, 17/07/2013 - 14:15

Dalla ricostruzione provvisoria fornita da Pansa si deduce che:a) Alfano sapeva che dal Khazakhstan a mezzo di intervento diretto sul ministro da parte di diplomatici si voleva la cattura di un pericoloso latitante; b) i mangiapane a tradimento del Viminale non si sono curati di capire perché i Kazakhi fossero così interessati al latitante e nemmeno chi fosse in realtà e quindi che era coperto da asilo politico in GB; c) sfuggito il latitante, ed è solo di questo che fu riferito al ministro, i deficienti a stipendio pubblico se la sono presi con la moglie e la figlia compiendo un'autentica infamia oltre che una serie di abusi e cappelle. Il passaporto africano della Shalabayeva non era contraffatto ma autentico come stabilito il 5 luglio scorso dalla magistratura: di qui la revoca dell'espulsione. In questa vicenda sto con Alfano che ha detto che vuole fare pulizia al Viminale. Sono d'accordissimo: è una vita che predico che coloro i quali venivano promossi dopo ogni cappella (De Gennaro...) e sotto tutti i governi devono essere rimossi e non promossi. Che sia la volta buona?