Quando Grillo faceva la guerra a Google

Il sito Frontedelblog scopre un video nel quale il leader M5S spara a zero contro il motore di ricerca. Che però oggi lo rende milionario grazie ai banner del suo blog

C'è una maledizione che perseguita il leader del Movimento Cinque Stelle: è la pubblicità. Chi ha seguito l'evoluzione del comico genovese da folletto del piccolo schermo a Masaniello del XXI secolo sa che il suo successo elettorale, costruito in anni di proclami sul web, spettacoli comico-politici in giro per l'Italia e una sapiente regia «politica», sa che Grillo in questi hanno ha regalato mirabili perle di saggezza sul malcostume italiano e sulla deriva di questo Paese. Che però oggi fanno a pugni con i suoi proclami più recenti. Il problema è che, a differenza degli italiani, la Rete non dimentica. E non perdona.
L'ultima perla l'ha raccolta il sito www.frontedelblog.it, che è partito da un articolo del Sole24Ore sui guadagni del comico per scovare una vera e propria chicca. Scrive Edoardo Montolli, ideatore del blog. «Nei giorni scorsi il Sole24Ore ha fatto i conti in tasca al blog di Beppe Grillo, stimandone i possibili introiti provenienti da Google Adsense... tra i 5 e i 10 milioni di euro all'anno». Un calcolo di cui si era occupato anche «il Giornale», non senza scatenare mille polemiche (leggi l'articolo). A queste entrate, sottolinea Montolli, dovrebbero essere tuttavia aggiunte «le campagne pubblicitarie del blog www.beppegrillo.it fatte dalla concessionaria Adsolutions, che propone sponsorizzazioni in tre fasce: sotto i 5mila euro, tra i 5mila e i 10mila e sopra i 10mila euro. Il tutto spalmato sull'intera rete di Grillo: «Blog, La Rete del Grillo, La settimana, Social Network (YouTube, Facebook, Twitter)» e addirittura con «promozioni per diversi profili di utenti».

Peccato che Grillo, qualche anno fa, avesse detto peste e corna di Google, e in generale del meccanismo della pubblicità. «Dopo aver incassato i soldi per essere stato testimonial dello yogurt Yomo - si legge su frontedelblog - dal 1993 al 2004 Grillo imbastì vere e proprie "crociate" contro la pubblicità sia all'interno dei suoi spettacoli, dove rappresentava un tema fondamentale verso cui scagliarsi, sia nelle interviste rilasciate ai giornali. Arrivò perfino a proporre gratis alla Rai un suo show purché non andasse in onda, né prima né dopo lo show, la pubblicità. La risposta della Rai, ovvia, fu un secco no. (le sue frasi più celebri le trovate qui http://www.frontedelblog.it/grillo-dixit-le-sue-battaglie-contro-la-pubblicita-prima-che-sponsori zzasse-il-suo-blog/)
E proprio Google fu oggetto di un pesantissimo affondo durante un suo spettacolo, ancora visibile su YouTube: «Questa è democrazia diretta. Io scambio con te un'informazione, la mandiamo a un terzo, non ci deve entrare nessuno. Se ci entra qualcuno è regime. E tentano... siamo pericolosi... diventiamo pericolosi... ecco perché i governi si stanno muovendo. Se io prendo il motore di ricerca Google e ci metto sopra "Tibet", mi escono 1milione 250mila pagine sul Tibet, io lo posso fare. Se lo fa un cinese e mette su Google "Tibet" gli esce una mano...e non gli esce nulla. Perché? Perché il governo cinese ha pagato Google. Google... erano due ragazzi di 17 anni che hanno scoperto una delle meraviglie del mondo... un motore di ricerca. A 17 anni. Ora hanno la mia età, sono stramiliardari e sono quotati in borsa. E si fanno comperare... Questo è spiacevole. Però mi tira su il morale una cosa: che ci saranno sempre due ragazzi di 17 anni in un garage che inventeranno qualcosa per fargli un culo così a quelli di Google».

Come ricorda Frontedelblog, la verità è che Google non si è fatta «comprare» ma ha tentato di aggirare la censura cinese spostando i server ad Hong Kong. «Una battaglia che ha perso, come ha scritto nei giorni scorsi «Il Fatto quotidiano» (leggi l'articolo).

Ma se cercate su Google le parole «Grillo si scusa» non le troverete.