Quando la mafia si combatte soltanto a parole

Nessuno torcerà un capello a Nino Di Matteo. E la ragione è evidente. La mafia uccide (non solo d'estate) e non annuncia

Nessuno torcerà un capello a Nino Di Matteo. E la ragione è evidente. La mafia uccide (non solo d'estate) e non annuncia. C'è qualcosa di inquietante nell'attrazione per il martirio che induce a dare pubblicità a notizie riservate, ignorate perfino dai ministri dell'Interno e della Giustizia. Invece di agire, si parla. E si diffondono altre parole, da intercettazioni riservate. Rinunciando a tutela e prudenza si praticano proclami e allarmi. La persona minacciata rilascia interviste, stuzzica lo Stato, pretende solidarietà e convocazioni. Se Napolitano tace è perché è il garante dell'innominabile patto Stato-mafia, anzi della «trattativa».

Non lo dice un facinoroso, ma il fratello di un magistrato ucciso dalla mafia, che non conosce limiti e pudori, e tanto meno senso dello Stato. È tollerabile che su un quotidiano nazionale Salvatore Borsellino dichiari: «Napolitano è garante di quella trattativa Stato-mafia sulla quale è oggi in corso un processo che si vuole fermare»? Naturalmente il processo è quello voluto da Di Matteo, che ha comunque ragione perché è stato minacciato. E Borsellino può continuare affermando: «Abbiamo un capo dello Stato che da più di 20 anni copre la congiura del silenzio sui patti scellerati tra Cosa Nostra e le istituzioni».

È possibile accettare queste posizioni senza che nessuno, un altro e diverso Di Matteo, apra un'inchiesta per vilipendio al capo dello Stato? Per una dichiarazione non sua, su un magistrato, il vituperato Sallusti è stato condannato a un anno di reclusione. Borsellino invece può dire ciò che vuole. Io non considero Napolitano garante di alcuna trattativa, ma semplicemente amico del «suo» vicepresidente del Csm Nicola Mancino.

Ma chi minaccia Di Matteo? Il pericolosissimo Totò Riina? E qual è il suo potere reale? Da 20 anni sta in un carcere di massima sicurezza. Ogni sua azione e ogni suo pensiero sono controllati. Chi dovrebbe ascoltarlo e mettere in atto i suoi propositi, i suoi ordini espressi in sfoghi privati che mai non conosceremmo se non fossero stati intercettati e scelleratamente resi pubblici? Gli unici complici che ha Riina sono i magistrati che diffondono i suoi pensieri. Se Riina è reso inoffensivo dallo Stato che lo ha arrestato, perché dobbiamo ritenerlo pericoloso e potente anche in carcere? Perché dobbiamo alimentarne la leggenda? Riina non è, se non nelle intenzioni, nemico di Di Matteo. Nei fatti è suo complice. Ne garantisce il peso e la considerazione. La mafia firma un crimine, non lo annuncia.

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Il rischio della tutela eccessiva dei diritti è il ridicolo. Tra le tante categorie che chiedono attenzione per non essere discriminate viene difficile immaginare che ci siano anche gli «ambasciatori gay». Senza molta diplomazia, alcuni di loro hanno chiesto che a chi, tra gli ambasciatori, ha un compagno omosessuale, venga garantito lo stato di «coniuge». Gli ambasciatori hanno moglie o marito con passaporto diplomatico, assicurazione sanitaria, rimborso delle spese di viaggio, oltre all'indennità per servizio estero, quando, al pari di un coniuge, il «compagno» o la «compagna» non abbiano lavoro autonomo. Che dire nel caso in cui il lavoro fosse di scrittore o giornalista?

press@vittoriosgarbi.it

Commenti

angelomaria

Gio, 02/01/2014 - 17:03

tutto incomincio' quando lo stato e magistratura diventaro la mafia!!!!niente da stupirsi ora d'omerta'' e non ricordo sembra piu'che chiaro per me' ma non perloro che ancora coprono!!!!

vince50

Gio, 02/01/2014 - 17:19

Si combatte soltanto a parole perchè chi dovrebbe combatterla ne è colluso sino all'osso.E in quanto tali combattono senza esclusione di colpe chi mafioso non è,ossia le persone oneste che mandano avanti una nazione parassiti e mafiosi compresi.

Ritratto di giuseppe zanandrea

giuseppe zanandrea

Gio, 02/01/2014 - 17:27

In Italia ci sono solo due cose serie : la Chiesa cattolica e la Mafia. Tutto il resto è Carnevale!!

roberto zanella

Gio, 02/01/2014 - 20:12

me lo son chiesto pure io,Saviano e Di Matteo due attori che recitano i testi che si sono preparati per diventare eroi,falsi...perchè sia per lo scopiazzatore a suo modo se i casalesi o la camorra volevano dargli una lezione,gliela avrebbero già data con un gradiente cheavrebbero deciso solo loro e così con il De Matteo che vuol giocarea fare il Falcone.Dopo Falcone e Borsellino lì ci sono stati solo dei quaquaraqua,tutto toga,cadreghino,successo mediatico,ideologismo di sinistra.Qualcuno deve ancora raccontarci cosa avvenne alla Procura di Palermo prima con Falcone e poi con Borsellino...che poi il fratello,ma lasciamo perdere che è meglio...

Ritratto di navigatore

navigatore

Gio, 02/01/2014 - 22:00

nello stivale Italico la mafia è parte integrante del sistema politico-giudiziari. Garibaldi il mercenario, isbarcato in sicilia chiese aiuto ai nobili e clero (MAFIA) gli amaricani sbarcarono in sicilia con l'aiuto della Mafia, la DC andò al potere con i voti della Mafia, i compagni si adeguarono con la collaborazione del cattocomunista Moro, con l'aiuto della Mafia...la Mafia none esite......gentil Sig. Sgarbi

killkoms

Gio, 02/01/2014 - 22:22

che le cosidette minacce servano a tenere in vita un'indagine,comn annesso processo,defunti fin dall'avvio?