Scontri con la polizia alla Sapienza Bloccata la frontiera a Ventimiglia

Roma, bombe carta e cariche degli agenti in università. Azienda travolta dalla crisi: militante suicida in Veneto

Di tutto e di più. All'insegna del caos e dei tafferugli la quarta giornata della protesta del movimento dei Forconi, scatenata contro l'oppressione fiscale e i privilegi della casta politica, che anche ieri, in tutto il Paese, è stata caratterizzata da blocchi stradali, cortei, presidi e manifestazioni. Sollevazioni spontanee o programmate che, trasversalmente, hanno unito, ancora una volta, agricoltori, autotrasportatori, operai, disoccupati e studenti. Con ore ad altissima tensione, come quelle che si sono vissute all'università la Sapienza di Roma durante la protesta degli studenti contro la conferenza nazionale sulla Green economy in aula magna. I ragazzi hanno sfondato le transenne e lanciato bombe carta, salendo poi anche sul tetto della facoltà di Fisica. Ci sono state cariche della polizia e sono stati fermati due giovani. Tutto ciò mentre la capitale era sotto scacco anche per le proteste dei «forconisti» e degli operai della Fiom che sono sfilati in varie parti della città.
Tafferugli tra manifestanti e forze dell'ordine anche al confine con la Francia per liberare la strada di accesso alla frontiera di Ventimiglia. La polizia ha sparato lacrimogeni per allontanare i manifestanti che si erano radunati, fin dalle prime ore del mattino, mettendo di traverso alcune auto lungo la statale Aurelia e impedendo ad ogni mezzo, nella zona della frazione Latte, a Ventimiglia, di raggiungere la frontiera di Ponte San Ludovico e quella di Ponte San Luigi. Tensione anche a Torino dove la polizia è intervenuta per sgomberare il presidio del movimento dei forconi in Piazza Derna, che stava bloccando il traffico nella zona nord della città. Sono state identificate 15 persone. Nel frattempo, un gruppo di dimostranti che stava per invadere la tangenziale entrando dall'interporto di Orbassano è stato disperso e altre 38 persone sono state identificate dalle forze dell'ordine. In centro città è rimasto invece attivo e particolarmente affollato il presidio di Piazza Castello. La Procura di Torino ha aperto anche un' indagine sugli episodi avvenuti nel corso della protesta dei forconi a Nichelino, alle porte del capoluogo piemontese. E a Milano nonostante il corteo non sia stato autorizzato dalla Questura anche ieri il movimento dei Forconi ha continuato la protesta in piazzale Loreto. Oltre un centinaio i manifestanti che si sono radunati su un marciapiede del piazzale. E ogni venti minuti circa il corteo ha occupato entrambe le carreggiate della strada. Al gruppo dei Forconi si sono accodati anche una cinquantina di studenti delle scuole superiori provenienti dal presidio di Rho-Fiera che continua ad venire alimentato da piccoli drappelli di contestatori.
Tolti o non tolti? Solidarietà o non solidarietà della polizia e dei carabinieri ai manifestanti? Il giallo dei caschi è stato finalmente risolto. «Ho dato io l'ordine agli agenti e ai militari in piazza di togliere i caschi. Non c'era più alcuna esigenza perché li tenessero indosso. Quel gesto è stato anche un modo di comunicare con le persone che stavano sfilando e trasmettere loro un senso di tranquillità». Con queste parole Massimo Maria Mazza, questore di Genova, è intervenuto ieri sulla manifestazione dei «forconisti» di lunedì scorso a Genova e ha chiuso così le polemiche per il gesto di carabinieri e dei poliziotti che si sono sfilati i caschi. In ogni caso a Genova sono almeno 200 i manifestanti del movimento che rischiano di finire nei guai per le manifestazioni di piazza dei giorni scorsi. La Questura ha cominciato l'identificazione di queste persone che verranno denunciate per aver bloccato i binari alla stazione di Brignole, occupato l'ingresso della Sopraelevata e procurato disagi alla circolazione stradale.
In serata si è saputo che uno dei militanti veneti, Claudio Dalla Valle, si è impiccato nella sua azienda che si occupava di giardinaggio e che è stata travolta dalla crisi. «Uno di noi si è ucciso», l'urlo dei suoi compagni di lotta al casello della A4 di Montecchio Maggiore. E domani la protesta può sbarcare a Roma.