Colombo e Leone, i "precari" del parlamento

Senato e Camera s'insediano agli ordini di due presidenti provvisori

Cercansi presidenti di Camera e Senato, il tempo stringe. Mentre gli stati maggiori dei partiti presenti nel nuovo Parlamento cercano di raccapezzarsi fra idee, schemi e nomi utili a comporre il complicato puzzle istituzionale, a Montecitorio e a Palazzo Madama si completano i preparativi per l'apertura della XVII legislatura repubblicana, prevista stamattina alla Camera per le 10.30 e al Senato alle 11.
A Montecitorio la seduta sarà presieduta da Antonio Leone (Pdl), il più votato fra i vicepresidenti rieletti. Al Senato da Emilio Colombo, che data l'assenza di Giulio Andreotti per motivi di salute è il componente più anziano. Nonostante il bicameralismo perfetto (l'identità integrale fra le competenze di Camera e Senato) che da almeno 30 anni si cerca di riformare, i due rami del parlamento italiano hanno regolamenti diversi. Godono, infatti, di un'autonomia che si richiama al principio degli interna corporis acta, il privilegio di insindacabilità che da molti secoli viene attribuito alle norme di funzionamento adottate dagli organi collegiali più importanti.
E come i criteri di individuazione dei presidenti provvisori, quelli della prima seduta, sono diversi da Camera a Senato, così sono diverse le procedure di elezione di quelli definitivi, quelli che si devono sedere sulle prime due poltrone del complicato puzzle istituzionale di cui sopra.
A Montecitorio lo scranno più alto tocca al deputato che nei primi tre scrutini è votato dalla maggioranza dei due terzi e che dalla quarta votazione raccoglie il consenso della maggioranza assoluta (cioè degli aventi diritto) dei colleghi. A Palazzo Madama, invece, la poltrona di presidente (e di capo dello Stato provvisorio in caso di impedimento del presidente della Repubblica) è assegnata al senatore che nei primi due scrutini conquista la maggioranza assoluta o che nel terzo scrutinio, che si svolge il giorno successivo, raccoglie la maggioranza semplice (cioè dei presenti). In mancanza dei numeri previsti, il quarto tentativo prevede il ballottaggio fra i due senatori più votati e l'elezione di quello che conquista più consensi e a parità di voti viene proclamato eletto il più anziano di età.
Nelle sedute successive Camera e Senato eleggono poi i rispettivi vicepresidenti, questori e segretari. Ma oggi stesso, non appena insediati i presidenti provvisori (coadiuvati dai vice altrettanto provvisori), Camera e Senato sospenderanno la seduta per la verifica delle opzioni, ovvero per accertare la scelta dei parlamentari eletti in più di una circoscrizione (come Silvio Berlusconi, capolista al Senato in quasi tutte le Regioni) e assegnare i seggi ai primi dei non eletti nelle circoscrizioni lasciate libere.
L'agenda parlamentare prevede poi che entro lunedì deputati e senatori dichiarino di quale gruppo intendano far parte, che mercoledì i gruppi eleggano i rispettivi presidenti e che entro il 15 aprile alla Camera si riuniscano deputati, senatori e delegati regionali per l'elezione del presidente della Repubblica. Ma prima c'è da trovare un presidente del Consiglio.