Lo stato lascia il video. Era orail commento 2

di Ah, che bello, quando ci si spostava con i cavalli e non c'era il rischio di finire sotto un treno! Oh, che meraviglia, quando non esisteva internet e per controllare le letture dei figli bastava mettersi d'accordo con l'edicolante! Uh, che tranquillità, quando c'era Lui, che pensava per tutti e certe schifezze non si immaginavano neppure. Ma soprattutto eh, che gioia quando c'era timordiddio, e i preti erano ancora capaci di spaventare con le fiamme dell'inferno ritmando come in un rap ti-toc-chi-do-ve-ti-toc-chi-non-ti-toc-ca-re.
Così sembrano dire le tante associazioni per la difesa del fanciullo dai pericoli - udite - della televisione, raccolte in una pagina di preoccupato allarme sull'Avvenire. Il quotidiano dei vescovi, per il quale l'avvenire dev'essere solo quello eterno, raccoglie spaventi e timori pretecnologici (ovvero antichissimi) a causa di una buona legge appena approvata che dà più fiducia al «filtro familiare», più noto come parental control. Certe protezioni rimangono eccome, con la proibizione assoluta di proiettare in televisione film porno o violenti, se non a pagamento. Ma, invece delle tristemente note «fasce protette», ogni famiglia potrà decidere, con una semplice codice sul telecomando, quali canali o programmi televisivi permettere ai figli.
Che cosa civile.
Non più lo Stato-mamma e censore che decide per tutti, in modo uniforme, piatto e quindi più sbagliato che equo. Al posto dello Stato censore e pedagogo anche nel salotto di casa, avremo la libertà genitoriale di decidere cosa potranno vedere i figli una volta lasciati soli davanti al televisore; a seconda della loro età, sensibilità, intelligenza e formazione. Oppure, per chi non vorrà andare tanto per il sottile, basterà concedere l'accesso ai canali specifici per bambini, che sul digitale terrestre, gratuito, sono ben sei, e sui canali a pagamento addirittura ventiquattro. Insomma, ci è stata restituita una piccola fetta di libertà, di indipendenza di giudizio, di autonomia familiare. Ognuno potrà decidere per sé e per i propri cari.
Controindicazioni? I soliti cultori del sospetto accampano qualche vantaggio nella dislocazione della pubblicità. Quindi aumenterà l'investimento pubblicitario, il guadagno delle reti, la produzione, il lavoro. Voglia il cielo. Ci si duole poi che qualcosa sfuggirà al controllo. Per esempio, non si sentirà più in televisione quella stupida frase, generalmente detta alle 11 di sera, «Si può dire culo? Sì, tanto non siamo in fascia protetta». Come ci fosse in Italia un bambino così sciocco da venire turbato dalla sana e santa parola culo. O un bambino così scemo da guardare delle trasmissioni dove ci si interroga se si può dire o no culo prima delle 11 di sera.
Poi bisognerà pur spiegare alle associazioni pudibonde, che la televisione è uno strumento tecnologicamente un tantino obsoleto, e che temerla per gli scandali che può dare è come temere uno spettacolo di varietà dentro un bordello. Il bordello, ovviamente, è molto più possibile a infanti e a adolescenti in internet, dove con un clic si può trovare di tutto, ma di tutto davvero. È vero che anche in internet sono possibili dei blocchi da parte dei genitori. Ma come si potrà spiegare a dei genitori timorosi - o incapaci - di gestire un filtro televisivo, che dall'iPad ogni bambino di intelligenza medio-bassa è capace di scaricare qualsiasi applicazione, ovvero qualsiasi cosa, e non faccio esempi per non diventare truce. Lo stesso da quei magnifici telefonini detti smart, che ogni mamma, ogni papà è felice di regalare a figli sempre più piccoli, credendo di poterli controllare meglio.
E dunque? Dunque, cari miei, godiamoci la nuova libertà che ci viene concessa, imparando a usarla e a farla usare al meglio ai nostri piccoli. Meno Stato, più individuo, sia il nostro motto.
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