Troppi prestiti negati: così 4 aziende su 10 finiscono sul lastrico

L’allarme della Cgia di Mestre: nel 2011 i mutui erogati alle imprese  calati del 2,4%. <strong><a href="/interni/nessuno_aiuta_imprenditori_aumentano_suicidi_debiti/11-03-2012/articolo-id=576661-page=0-comments=1" target="_blank">Nessuno aiuta gli imprenditori: aumentano i suicidi per debiti</a></strong>

Le banche chiudono lo sportello del credito in faccia alle aziende e alle famiglie. L’iniezione di liquidità erogata dalla Bce al sistema bancario si è tradotta per lo più in redditizi - per gli istituti, naturalmente - acquisti di titoli di Stato, anziché nel promesso sostegno all’economia italiana, che invece soffoca nella morsa del «credit crunch». Un termine ormai tristemente familiare a tutti i settori, dal commercio all’agricoltura.

Mai negli ultimi 14 anni, ricorda la Cgia di Mestre, i prestiti bancari erogati alle imprese hanno registrato una contrazione negativa così decisa: - 2,4% per le imprese e -1,6% per le aziende familiari. Allarme anche dalla Confesercenti, che in un’indagine segnala che per quattro piccole e medie imprese su dieci nel 2011 la stretta sul credito si è fatta più dura. Il 37% delle aziende denuncia «maggiori difficoltà» nell’accesso al credito da parte delle banche rispetto al 2010. Il 28,7% degli intervistati dice che le difficoltà sono da ricondursi a richieste di maggiori garanzie e all’aumento dei tassi di interesse. Che suonano come una campana a morto per troppe imprese e, peggio ancora, anche per troppi imprenditori.

«Di fronte ad una situazione diventata ormai eccezionale bisogna rispondere con strumenti eccezionali - commenta il segretario degli artigiani mestrini, Giuseppe Bortolussi - i suicidi dei due piccoli imprenditori di Venezia e di Taranto sono la punta dell’iceberg. Il sistema delle micro imprese rischia di non reggere l’urto della crisi. Spesso - sottolinea - questi imprenditori decidono di compiere un gesto estremo perché si vedono rifiutare dalle banche richieste molto modeste che non superano i cinque o seimila euro. Per interrompere questo bollettino di guerra, chiediamo al governo Monti di istituire un fondo a sostegno di questi casi estremi: probabilmente con un plafond di qualche decina di milioni di euro si potrebbe affrontare con successo questa drammatica situazione». E qui il ruolo dei Consorzi Fidi sarebbe indispensabile: «Grazie al loro radicamento sul territorio potrebbero garantire l’80% e, nei casi più disperati, addirittura il 100% dei prestiti richiesti».

Inoltre «ci appelliamo anche al governo Monti - conclude Bortolussi - affinché intervenga in tempi rapidissimi e recepisca la direttiva europea contro i ritardi dei pagamenti. Dobbiamo mettere fine a questo malcostume tutto italiano che sta gettando sul lastrico tantissimi piccoli imprenditori artigiani che si trovano a corto di liquidità anche perché non riescono a recuperare i propri crediti».
Se l’impresa piange, la campagna non ride: «Nel 2001 - sottolinea Coldiretti - sono aumentate di un terzo le aziende del settore agricolo e agroalimentare in sofferenza nel far fronte al pagamento di mutui, mentre si è fatta sempre più drammatica la stretta creditizia che fa venire meno la possibilità di garantire liquidità». Con un’eccezione, «i consorzi fidi che continuano a sostenere le imprese attraverso il rilascio di forme di garanzia». Anche Coldiretti, dunque, condivide il giudizio della Cgia di Mestre sull’opportunità di rafforzare il ruolo di questi strumenti di finanziamento dedicati alle piccole imprese.

Ma resta aperto l’interrogativo: perché le banche non utilizzano i cospicui finanziamenti ricevuti dalla Bce per sostenere il sistema produttivo italiano, come si erano impegnate a fare? «Useremo questa liquidità per finanziare imprese e famiglie», aveva dichiarato Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi, davanti ai parlamentari della commissione Bilancio della Camera, il 29 febbraio, quando la Bce ha immesso 139 miliardi di euro, al tasso dell’1%, al sistema creditizio italiano. Che si sono aggiunti alla prima tranche di 116 miliardi, sempre all’1%, erogati a dicembre dall’istituto di Francoforte. In tutto, 255 miliardi, che avrebbero dovuto trasformarsi nell’attesa riserva d’ossigeno per il mondo produttivo e le famiglie: ma così non è accaduto, anzi, si è verificato esattamente l’opposto.

Commenti

cicero08

Dom, 11/03/2012 - 08:30

Ma non ci doveva essere una sorta di vigilanza da parte delle Prefetture?

duxducis

Dom, 11/03/2012 - 09:05

Le banche non prestano soldi alle aziende perché lo Stato le sta spolpando e non saranno mai in grado di ridare indietro il prestito. Quindi le banche prestano soldi solo allo Stato che si sta appropriando indebitamente di tutta la ricchezza di aziende e persone attraverso la più alta tassazione del MONDO. Se non ci credete fatevi i conti. Il problema è che lo Stato invece di dimagrire tagliando tutte le spese non giuste e improduttive persegue una politica parassitaria. Con un parassita cosi' grosso e potente, nessuna classe media e nessun sistema produttivo è in grado di sopravvivere. L'unico modo è chiudere baracca e burattini e aspettare che lo Stato collassi per troppi debiti e la classe dirigente attuale venga incarcerata e/o giustiziata. Ci siamo abbituati a sentire cifre enormi sui giornali e ci sembrano normali, ma la realtà è che se ci sono voluti 60anni per fare duemilamiliardi di debito, ce ne vogliono 400 per ripagarli.

gpl_srl@yahoo.it

Dom, 11/03/2012 - 09:10

Banche: non solo non fanno il loro lavoro ma addirittura suicidano molti loro clienti: è una vergogna, sacrosanta vergogna

Ritratto di gzorzi

gzorzi

Dom, 11/03/2012 - 09:19

Succedeva anche quando mister B governava, ora è tardi.

Ritratto di gian td5

gian td5

Dom, 11/03/2012 - 09:49

Negli anni del boom, il sistema funzionava benissimo con gli assegni posdatati, chi si trovava in momentanea carenza di liquidità emetteva tale tipo di assegno e risolveva i suoi problemi, era una specie di mutuo soccorso, oggi a me, domani a te. Poi le banche vollero speculare anche sulla povertà, magari momentanea, e questo è il risultato. Bertold Brecht affermava "è più criminale fondare una banca che rapinarla", che avesse ragione?

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Zago

Dom, 11/03/2012 - 10:02

Oltre a non elargire i prestiti a che ne ha bisogno, praticano dei tassi insopportabili nonostante la banca europea abbia loro dato tanti miliardi per dare ai cittadini al tasso dell'1%, mentre loro praticano il 9,75, oltre a circa 300 euro di istruttoria, così il tasso passa il 10%, da considerarsi quasi strozzinaggio. E' ora che intervenga qualcuno perchè la gente si toglie la vita e loro se ne stanno impassibili con i soldi in cassaforte.

lunisolare

Dom, 11/03/2012 - 11:39

Il mondo del lavoro è avversato da un sistema bancario che ha preso una svolta d'investimenti finanziari che esclude imprese e famiglie, quindi le teorie del bocconiano riguardo al mercato del lavoro immobile per presunta mancata flessibilità è una scusa deplorevole che tende a colpevolizzare e penalizzare la classe operaia. Il Monti non da giudizi su questa situazione che si è creata, il lavoro da riformare sulla pelle dei deboli e il sistema bancario favorito nelle sue speculazioni, complimenti.

Ritratto di 02121940

02121940

Dom, 11/03/2012 - 11:51

Ribadisco che mentre il sistema della produzione boccheggia, mentre le imprese muoiono e gli imprenditori si sparano, magari perché le amministrazioni dello Stato non li pagano (ma Fini intanto mette in un fondo di bilancio gli aumenti per ora negati), mentre il paese è sull’orlo del baratro, le banche invece ricevono dall’Europa montagne di quattrini all’1% e li investono quasi esclusivamente nell’acquisto di titoli ad alto rendimento. Se e quando concedono qualche finanziamento lo fanno con criteri clientelari come mi risulta da qualche caso conosciuto. Mi pare che il destino del Paese sia segnato. Monti non vuole andare oltre la funzione di dragare soldi nelle tasche dei soliti noti e si guarda bene dal riprovare a tagliare i costi dello Stato, avendo avuto chiare indicazioni che la Casta, tutta la casta indipendentemente dal suo colore, non lo consente. Per noi il futuro è quello della Grecia solo che con noi finirà l’Europa e la Merkel trionferà con il suo marco vincente.