Il Vietnam democratico

Nel Pd è iniziato il tutti contro tutti

Pier Luigi Bersani con Matteo Renzi

È una frana, uno smottamento, un muro che cade. La non vittoria di Bersani sembra una di quelle crepe che si allargano ogni giorno che passa, mostrando tutta la fragilità del Palazzo. Renzi tagliato fuori dai grandi elettori toscani che devono votare per il presidente della Repubblica ha denunciato il boicottaggio romano. «È arrivata una telefonata per sbianchettare il mio nome» e giù un j'accuse contro chi fa la doppia faccia. Bersani che si sente colpito nella dignità e invita l'avversario delle primarie a non sparare cavolate. Il clima nel Pd è sempre più pesante. In tanti rimproverano al segretario di aver buttato al vento una vittoria sicura, con una campagna elettorale surreale, che ha avuto come unica identità la smacchiatura del giaguaro. La sua ostinazione a voler andare a Palazzo Chigi a tutti i costi ha innervosito perfino i giovani turchi e fatto bestemmiare i vecchi dinosauri. Nel partito si aspetta la resa dei conti. Si racconta di gente con le mani nei capelli alla notizia che il Pd sabato andrà a manifestare contro la povertà. I più cinici fanno battute nei corridoi, gli altri semplicemente si vergognano e si chiedono se ci sia qualcuno che venga pagato per partorire queste idee. Renzi per un periodo ha cercato di comportarsi come un militante corretto e disponibile, ma quando ha visto, o ha pensato di vedere, che alle sue spalle brillavano i pugnali, si è chiesto come si dice a Firenze se non stava per caso facendo la figura del grullo. La risposta evidentemente è stata un sì.
Un altro che rischia di fare la figura del grullo è D'Alema. Non è un segreto che Massimo voglia giocarsi la partita per il Quirinale fino in fondo. Il Pdl lo considera uno dei candidati di sinistra ragionevoli. Potrebbe essere una soluzione condivisa. Non la migliore per Berlusconi, ma neppure da scartare al primo giro. Solo che D'Alema gli avversari più agguerriti li ha nel suo partito e tra i suoi vecchi compagni. Soprattutto dopo che i suoi rapporti con Bersani sono diventati tutt'altro che di stima. In realtà il primo missile è arrivato dal Corsera con la storia delle tangenti sulla Serravalle, dove si è inabissato l'ex presidente della Provincia di Milano Penati, ex braccio destro di Bersani. I più maliziosi fanno notare che un uomo forte nella proprietà del Corriere è Bazoli. Bazoli, ossia, il grande sponsor di Prodi, altro candidato di lusso per il Colle. A pensare male si fa peccato...