Intrecci d’acciaio a regola d’arte

Luciana Baldrighi

Gianfranco Pardi, considerato un artista eclettico e talvolta discusso per la sua visione dell’arte, scultore, pittore, scrittore e fotografo ha un suo spazio molto ben distribuito sui tre piani dello Studio Marconi di via Tadino 15 fino al 21 luglio.
Con le sue opere anche quelle di Elisa Sighicelli che indaga il meccanismo della visione e della percezione visiva. Attraverso le installazioni dove l’artista utilizza luci reali e filmati, video e 16 millimetri, ma anche fotografie montate su light-boxes incentrati sulla rappresentazione della luce. Il tutto visibile fino al 28 luglio.
Tornando a Pardi, si ricorda tra i suoi monumenti la scultura «Danza», collocata in piazza Amendola, nel cuore dove nascerà il nuovo quartiere fieristico, scultura donata a Milano da Farma Factoring, legata da tempo all’artista. Il suo carattere insofferente non si rispecchia nei suoi lavori, tutti armonici, gioiosi, ludici, grazie anche ai colori forti con i quali sono dipinti: gialli, rossi e blu. Per lo più si tratta di aste di ferro e d’acciaio intrecciate: elementi che segnano spazi architettonici, da piazze a giardini fino a terrazze sui tetti degli edifici.
La classicità e l’equilibrio delle forme e delle proporzioni che raccolgono l’opera di Pardi si dividono tra modernità e ricerca, tra rigore e innovazione.
Gianfranco Pardi, classe 1933, vive e lavora a Milano e dopo avere esposto dal 1959 alla Galleria Alberti di Brescia, viene accolto da Giorgio Marconi nel capoluogo lombardo e da allora le sue opere sono collocate nei più importanti musei e gallerie del mondo.
I disegni di grande formato, mediamente in grafite e acrilico su carta, richiamano le sue sculture e possono anche essere considerati disegni preparatori. Anche le sculture più piccole come «Obelisco», «Diagonale», «Sistema», riprendono gli stessi schemi dei disegni e delle sculture in quanto prettamente geometrici.
Elisa Sighicelli, che come dicevamo lavora sulla luce, ha realizzato l’opera «Film without film», un’installazione originale di un centinaio di luci che si accendono e si spengono in sequenza dando l’impressione di essere in movimento, come se la luce ruotasse lungo le pareti della Galleria di via Tadino 15.
Il meccanismo è il medesimo della visione ottica, la percezione di un movimento apparente. Così proprio come avviene con le immagini statiche del cinema, messe in sequenza e percepite in movimento. Questo meccanismo percettivo è noto come «Phi phenomenon». Le luci marcano il perimetro della galleria d’arte mentre «Fantasmagoria» è un gioco di cerchi luminosi concentrici girato in 16 millimetri. Le luci colorate accendendosi e spegnendosi creano come illusione cerchi di luce uno diverso dall’altro che il nostro occhio cerca di fissare ipnotico.
Le nuove light-boxes hanno come soggetto il retro di insegne pubblicitarie luminose, ribaltando l’abituale punto di vista; la fotografia registra i dispositivi che costituiscono i messaggi pubblicitari veicolati dal cartellone luminoso. Le luci pubblicitarie sulla facciata di un edificio (Edificio Phi) sono proiettate da un video «Phi Building».
Il contrasto tra illusione e realtà è evidenziato dalla luce che ha la capacità di trasmutare tutte le cose. (Apertura da lunedì al venerdì).