«Io, il baby candidato che rilancerà Cremona»

nostro inviato a Cremona

C’è chi lo ricorda giovanissimo vendere auto usate. Chi lo rivede qualche anno dopo pretendere il pedaggio al casello autostradale. E chi, ancora, ne rammenta in giacca e cravatta le promesse da parlamentare. Tutti, comunque, disponibili ad offrire anche un’altra chicca su Giuseppe Torchio, onnipresente esponente del centrosinistra: «Gli è riuscito di affondare Cremona nell’isolamento».
Leit motiv che non fa vivere al meglio all’ombra del Torrazzo e che, dunque, spinge gli elettori a voltare pagina. Come? Scegliendo “la Provincia che cresce“ che è il claim elettorale del candidato Pdl alla presidenza della Provincia Massimiliano Salini. «Chi mi ha voluto? A fare il mio nome è stato Giancarlo Giorgetti. Sì, Giorgetti della Lega. È stato il primo a segnalarmi al presidente Roberto Formigoni. Come mai? Sa che sono sul territorio, che mi occupo delle ex municipalizzate e che voglio dare un valore aggiunto alla Provincia».
Piace Salini anche a chi suo malgrado è costretto a (ri)sorbirsi Torchio. «A nemmeno ventiquattrore dalla mia designazione mi ha chiamato l’onorevole Luciano Pizzetti, ex segretario regionale Ds e oggi responsabile nazionale Pd per il federalismo. Che mi dice? Complimenti a parte, lui e tanti suoi amici sono preoccupati davanti alla sventura di un altro governo provinciale con Torchio and company». Massimiliano Salini spiega naturalmente il perché di questo secco giudizio made in Pd sul suo competitor: «Sanno che dietro il faccione che spunta dai manifesti non ci sono contenuti. Conoscono il modo di governare del mio sfidante, che non ha soluzioni per i problemi».
Virgolettati dettati al cronista da chi - pur essendo il più giovane aspirante presidente di Provincia - sa come le strade della politica siano infinite e come quelle percorse dal candidato del centrosinistra siano davvero poco gloriose. «Evidente sia ai cittadini che ai foresti quanto pesante resta il distacco di Cremona dalla Regione Lombardia. Le polemiche, le tante polemiche locali su infrastrutture, politiche ambientali e agricoltura si sarebbero potute evitare se il nesso tra l’istituzione Provincia e quella regionale fosse stato più fluido». Come dire: «Occorrono risposte più rapide ed efficaci ai problemi del territorio». E di «problemi» Cremona ne ha: «Serve una nuova capacità produttiva per il sistema agroalimentare; occorre realizzare nuove opere e potenziare la rete viaria, ferroviaria e navigabile; bisogna guardare alle persone».
Messaggio chiaro a tutti che Salini declina nelle strade e nelle piazze grazie anche ad un gruppo di amici da sempre impegnati sul fronte della solidarietà e che, ovviamente, vogliono favorire il cambiamento ossia «non ne possiamo più dell’onnipresenza invadente di Torchio e dei suoi pasdaran».
E mentre la «Provincia che cresce» e che il 6 e 7 giugno si stringe attorno a Massimiliano Salini si butta pancia a terra nella campagna elettorale, l’altro candidato continua a giocare sugli equivoci sapendo di non poter più contare sulla compattezza del centrosinistra. Clima ben diverso nel Pdl dove, è sotto gli occhi di tutti, Salini rappresenta tutte le forze della coalizione: «Non devo fare liste civiche o raggruppamenti per affrancarmi in modo equivoco come fa il mio sfidante». Già, quelli che vogliano la “Provincia che cresce“ non vagheggiano ma offrono la certezza che dopo le parole ci sono i fatti.
gianandrea.zagato@ilgiornale.it