"Io volontaria, lascio il lavoro. Il cuore mi porta tra le macerie"

Alle 10 squilla il telefonino di Roberta: "Sei pronta a intervenire?".
Il tempo di riempire una borsa: "Sono qui per dare una mano". "Non ho idea di cosa ci aspetta, monteremo subito la tenda per curare i feriti"

«C'è stato un terremoto. Sei disposta a partire?». Sono le 10 del mattino quando squilla il telefono di Roberta Imberti. Il tempo di mollare il lavoro, quello di tutti i giorni da amministratrice condominiale, e preparare la borsa da volontaria della protezione civile Anpas Lombardia. Metterci dentro le prime cose che le sono capitate sottomano. «Tre divise, dieci magliette, due scarponi, un sacco a pelo. Tutto quello che poteva servirmi insomma». E poi mettersi in viaggio per l'Aquila. Trentuno anni, due occhi azzurri che brillano e l'agitazione di chi è stato chiamato a prestare soccorso per una maxi emergenza.
È la prima volta?
«Sì. Dal 2002 faccio la volontaria, ma una cosa è andare in giro la notte con l'ambulanza. Un'altra invece è partecipare ad un evento del genere».
Cosa si aspetta di trovare una volta arrivata sul posto della tragedia?
«Non ho idea. Non riesco ad immaginare cosa ci possa essere. Cerchiamo di andare giù con tutto quello che abbiamo. Ma non solo con i mezzi e gli aiuti, ma anche con il cuore. Proprio così, ci metterò tutto il mio cuore».
Ieri mattina è partita una staffetta per capire dove vi posizionerete per montare il campo. Che tipo di interventi farete?
«Abbiamo un carrello per montare una tenda e inizieremo a lavorare in ambito sanitario all'esterno del campo. Una volta arrivati sul posto capire con precisione come muoverci».
Si sistema la divisa e mostra con orgoglio lo stemma della sua unità operativa. Sono sette anni che fa la volontaria e se tornasse indietro, rifarebbe di nuovo la stessa scelta. Quando si tratta di aiutare qualcuno, non c'è da pensare. Come ieri mattina, giusto?
«Esatto. Non ho avuto un attimo di esitazione. Appena mi è arrivata la chiamata, ho dato subito la mia disponibilità per partire».
Cosa la spaventa di quello che potrà vedere arrivando in Abruzzo?
«Non so cosa aspettarmi davvero. Non riesco a farmi un'idea di quello che ci sarà laggiù. Immagino che sia una tragedia. Mi troverò in una situazione che non ho mai vissuto prima. Niente a che vedere con gli interventi che si fanno quando siamo di turno la sera. Mi auguro che venga allestita al meglio l'organizzazione per far fronte alle emergenze che troveremo».
Mancano pochi minuti prima che la colonna mobile della protezione civile della Regione Lombardia dal Centro Emergenza Protezione Civile della Croce Rossa Italiana di Legnano si metta in viaggio per raggiungere l'Aquila.
Oltre a loro ci sono anche i volontari dell'Aem, A2A, del Niguarda, quelli del Parco del Ticino, l'Associazione Nazionale Alpini, la Federazione italiana Fir-cibi. Un secondo contingente delle province di Milano e Lecco con altrettanti uomini, e forse di più, partirà in serata da Agrate. I volontari dell'Anpas invece sono in nove in totale. Roberta guarda i suoi compagni di viaggio, beve l'ultimo sorso d'acqua. E sorride. «Sono pronta sì. Sarà duro, faticoso. Ma sono pronta. E ci metterò tutto il mio cuore». Parola di volontaria.