IPERBOREA Leggere ispirati dal vento del Nord

Come fosse una saga nordica, si tramanda che a traghettare Emilia Lodigiani, la «Dama della Stella Polare», sulle sponde della letteratura del Grande Nord siano stati i libri di J. R. R. Tolkien, uno scrittore che rielaborando miti e antiche leggende ha inventato un Mondo letterario che ha molto in comune con Hyperborea, la terra «al di là del Nord» identifica nei secoli, da Erodoto in poi, ora con l’Islanda, ora con l’estremità settentrionale di Atlantide, ora con Thule...
Hyperborea per noi, invece, è Iperborea, la casa editrice fondata a Milano da Emilia Lodigiani nel 1987, vent’anni fa, quasi come divertissement ma diventata in breve una missione: quella di far conoscere all’Italia, che fino ad allora verso questi temi era particolarmente «fredda», gli autori e la letteratura del Nord Europa: dalla Scandinavia ai Paesi Bassi, dall’Islanda all’Estonia. In quel momento, un azzardo. Oggi, un successo. La casa editrice Iperborea ha attualmente in catalogo oltre 160 titoli, moltissimi long-seller e una mezza dozzina di libri-culto, a partire da quel L’anno della lepre del finlandese Arto Paassilinna che, uscito nel 1994, ha superato le 100mila copie vendute, fino al “piccolo” caso letterario La vera storia del pirata Long John Silver dello svedese Björn Larsson, apparso in sordina nel 1998 (con una anomala e bellissima introduzione di un poeta esperto di pirateria come Roberto Mussapi) e diventato un must dopo che Massimo D’Alema, allora premier, nel corso di un viaggio all’estero ad alcuni giornalisti che gli chiedevano che libro stesse leggendo, citò appunto quello di Larsson. Che da allora andò a vele spiegate.
Figlia di una Milano che non ha mai amato e di un padre celebre ingegnere piacentino che ha aperto cantieri in tutto il mondo, Emilia Lodigiani decise di aprire la sua casa editrice quando tornò in Italia dopo aver vissuto dieci anni a Parigi, dal 1975 al 1986. Laureata in Letteratura inglese con una tesi su Tolkien poi diventata un saggio per Mursia nell’82, innamorata delle saghe e dei poemi del medioevo scandinavo, conquistata dalla narrativa della danese Karen Blixen e reduce da lunghe frequentazioni della «Bibliotéque Nordique» in Place du Panthéon, Emilia Lodigiani si convinse, una volta a casa, che si poteva tentare. Tentare di far conoscere e amare anche ai lettori italiani quello che lei conosceva e amava, la letteratura del Settentrione del Mondo.
E così, anno 1987, si insedia nei sotterranei di uno splendido palazzo in via Palestro, chiede consigli ad altri piccoli editori, parla con librai, distributori e tipografi per cercare di imparare il mestiere, si convince che la forte specializzazione può davvero diventare (come è stato) la carta vincente, sceglie per i suoi libri un formato (in parte copiato dall’editore parigino Actes Sud) e una grafica (colori pastello e opere di pittori nordici in copertina) fortemente caratterizzanti, cerca i migliori traduttori sul mercato e molla gli ormeggi. Lentamente ma con ostinazione (otto titoli l’anno e basse tirature) inizia a pubblicare i “suoi” autori: i maggiori scrittori contemporanei scandinavi (da Per Olov Enquist a Cees Nooteboom), i grandi classici (Jacobsen, Ibsen, il Nobel norvegese filonazista Knut Hamsun finalmente letto in chiave letteraria e non politica), veri e propri outsider destinati a diventare autori con la A maiuscola, come l’iraniano profugo in Olanda e scrittore in lingua nederlandsese Kader Abdolah o lo svedese Mikael Niemi, che con il suo romanzo Musica rock da Vittula ha superato le 700mila copie in patria e da noi macina riedizioni su riedizioni, sull’esempio di Morte di un apicultore di Lars Gustafsson o L’Imperatore di Portugallia di Selma Lagerlof o Pellegrino sul mare di Par Lagerkvist, scrittori la cui difficoltà a pronunciarne il nome è direttamente proporzionale all’eleganza dei loro libri.
Come quella di Emilia Lodigiani, aristocratica delle Lettere, amante di Chagall, carattere non a caso algido, un forte senso degli affari, la fortuna riservata a pochi di trasformare la passione in lavoro. Nel 1996 gli accademici di Svezia, in nome del re Carlo Gustavo e del Parlamento, l’hanno insignita del titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella Polare. Il punto di riferimento migliore per la navigazione.