Istituzioni e cittadini, tutti uniti per battere i rom

(...) cerca di fare il Comune, non modificano il loro comportamento.
Le autorità romene, per quanto imbarazzate dalla cattiva nomea che il loro Paese si sta facendo da noi, non sono molto cooperative, perché con tutti i problemi che hanno in casa loro, sono in realtà abbastanza contente di liberarsi di questi cittadini scomodi, che creano solo problemi e non danno il minimo contributo alla crescita economica. La situazione è destinata a peggiorare, perché i rom già presenti in Italia, che rispetto al loro Paese d’origine hanno trovato una specie di America, continuano a richiamarne altri, e il serbatoio cui attingere è ancora molto vasto. Quando poi, nel 2007, la Romania entrerà a far parte a pieno titolo della UE, anche quei pochi controlli che oggi sono ancora possibili verranno meno.
Questo, in sintesi, è oggi il principale problema che si trovano ad affrontare le forze dell’ordine milanesi: un problema che, a rigor di logica, potrebbe essere attenuato, se non proprio risolto, tenendo sotto chiave tutti coloro che commettono reati passibili di detenzione, e soprattutto i moltissimi recidivi. Mantenerli a San Vittore costerebbe un po’ di soldi, ma sempre meno dei danni che fanno quando sono in libertà. Ma le cose, in Italia, non sono così semplici. Il carcere preventivo, in attesa del processo, non è contemplato per molti reati, e anche dopo la condanna in primo grado difficilmente restano in carcere.
I magistrati sono tenuti ad applicare anche a questi individui le norme, tutto sommato generose e permissive nei confronti di chi delinque, del nostro codice penale, e spesso lo fanno con uno zelo degno di miglior causa. Il risultato è che anche chi - per i suoi precedenti - costituisce un vero e proprio «pericolo pubblico» è a piede libero, e che accade spessissimo che individui vengono arrestati oggi, rimessi in libertà provvisoria domani, e ricomincino a delinquere dopodomani. Se a questo aggiungiamo la cronica mancanza di posti nelle nostre carceri, per cui spesso è difficile detenere anche chi in cella dovrebbe starci davvero, il quadro diventa proprio desolante.
È il caso di approfittare del clamore suscitato dagli stupri di gruppo per affrontare il problema con la massima energia, pur con tutti i limiti imposti dalle leggi. Il nostro governo potrebbe, per esempio, chiedere a Bucarest di essere un po' più restrittivo nella concessione dei passaporti.
L’opinione pubblica potrebbe pretendere dai giudici un maggiore rigore. I cittadini dovrebbero prendere esempio dalla ragazza violentata di via Chopin, che con grande coraggio e determinazione ha collaborato all'individuazione e all'arresto dei suoi seviziatori e fornire a polizia e carabinieri la massima collaborazione. Se si creerà il clima giusto, le forze dell’ordine avranno maggiore facilità a togliere dalla circolazione almeno gli elementi più pericolosi.