Italtel, sui fondi neri Siemens tangenti per 100 milioni l’anno

I manager ai pm: ecco i conti su cui transitava il denaro per ottenere appalti dall'estero. I magistrati tedeschi cercano l'archivio segreto dei destinatari delle mazzette. <a href="/a.pic1?ID=172883"><strong>&quot;In Italia si trattava solo con l'Iri&quot;</strong></a>

Monaco - I manager della Siemens, arrestati per tangenti lo scorso 14 novembre in Germania, non sono rimasti in silenzio davanti alle domande dei magistrati di Monaco sulla vicenda Italtel, ovvero sulle somme pagate per aggiudicarsi nel 1994 la società del gruppo Iri-Stet. Hanno invece puntato l’indice su alcuni dirigenti del gruppo e rivelato l’esistenza di un conto corrente su cui finora non si sapeva nulla. Un conto definito «primo palcoscenico», sul quale sarebbero transitate tangenti per somme fino a 100 milioni di euro all'anno. Un sistema chiuso nel 2001 quando vennero sostituiti i canali di pagamento, introducendo quello delle cosiddette «consulenze offshore» sulle quali sta ora indagando la procura di Milano.

Dalle confessioni dei manager, in particolare Wolfgang Ernst Keil Von Jagemann e Herbert Reinhard Siekaczek, emerge un quadro inquietante. Le somme transitate fanno infatti impallidire qualsiasi vicenda di corruzione scoperta finora in Europa. Il sistema di conti venne aperto alla Raiffeisenverband di Salisburgo e, sempre secondo le confessioni dei manager, era gestito dal collega Wolfang P. Rudolph. I due manager, che ora collaborano, sostengono che le tangenti oscillarono tra i 690 e i 900 milioni di euro, erogate per far vincere Siemens con appalti, acquisizioni e sbaragliare qualunque concorrente al mondo.

Alla Siemens era quindi attivo una sorta di ufficio dei «fondi neri» con manager che erano anche titolari di sistemi di conti correnti occulti. Ne faceva parte sicuramente lo stesso Von Jagemann risultato intestatario di diversi depositi di fondi neri: due alla Bayrische Hypotheken und Wechsel Bank ag di Monaco e uno acceso alla Raiffeisen Landes Bank di Innsbruck (c/c n. 227.959).
Proprio da quest'ultimo conto partirono i 9,7 milioni di marchi destinati nel 1995 al mediatore Giuseppe Parrella, ex boiardo di Stato, considerato personaggio chiave nell'operazione Italtel. Del giro faceva evidentemente parte anche Rudolph, all'epoca superiore diretto di von Jagemann, che avrebbe gestito il conto della Raiffeisenbank di Salisburgo con movimentazioni ben più significative di quello di Innsbruck. Su quest'ultimo infatti transitarono in tutto «solo» 76,4 milioni di euro di tangenti tra il 1994 e il 1999.

L'ufficio dei «fondi neri» aveva quindi un rapporto diretto con la direzione di Siemens che veniva aggiornata sulle attività e sulle conseguenti movimentazioni di denaro compiute. Come, i prelievi e le triangolazioni bancarie compiuti alla Dresdner Bank di Monaco per alimentare il sistema occulto. L'autorità giudiziaria di Monaco sta cercando anche l'archivio segreto di questo ufficio nel quale lavoravano Von Jagemann, Rudolph e Michael Kutschenreuther. Diversi manager hanno infatti messo a verbale che per ogni pagamento veniva compilata una scheda con le coordinate dell'operazione e il Paese interessato. La procura di Bolzano, da parte sua, sta cercando di sequestrare quelle che hanno riguardato le attività illecite di Siemens in Italia. Per tornare invece ai destinatari delle somme, Von Jagemann sostiene di non conoscere i beneficiari ma ha indicato i nomi di chi ne era a conoscenza, a iniziare da alcuni membri della direzione generale, come lo stesso Kutschenreuther. Tra l'altro, alcuni dei nomi indicati dai manager di Siemens come i dirigenti che autorizzavano il pagamento delle tangenti, sono gli stessi ritrovati nelle agende e nella documentazione sequestrata negli anni all'ex direttore generale dell'azienda dei telefoni di Stato, Giuseppe Parrella. Quest'ultimo negli anni aveva realizzato una fitta ragnatela di rapporti amicali e professionale con i vertici di Stet. Gli inquirenti infatti hanno trovato numerose tracce dei suoi rapporti con Ernesto Pascale, Biagio Agnes e Admiro Allione detto Miro, consigliere dell'azienda, scomparso nel 2005. È bene sottolineare che nessuno di loro risulta indagato dalla procura di Bolzano.

I Pm, prima di sciogliere le ultime riserve, attendono infatti l'esito di alcune rogatorie internazionali avviate proprio per scoprire se i dirigenti delle aziende di Stato avessero percepito somme di denaro per dare parere favorevole o accelerare l'operazione. La posizione dei manager italiani era infatti importante per chiudere l'operazione. Lo dimostra sia la corrispondenza tra il presidente di Siemens Ulrich Von Pierer e personaggi di primo piano come l'allora presidente dell'Iri Romano Prodi e il cancelliere tedesco Helmut Kohl, sia i numerosissimi report riservati sequestrati nel luglio scorso in Siemens e risalenti ai mesi decisivi per l'operazioni. Report in cui viene prodotta una «mappatura» delle varie posizioni, dai sindacati ai politici, dai manager Italtel ai dirigenti di Iri e Stet.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it