Jean Nouvel, la rivoluzione dell'ufficio "spazio di libertà"

L'architetto francese presenta il "Progetto: ufficio da abitare" con cui ribalta il concetto di spazio standardizzato e totalitario. Al SaloneUfficio un "quartiere" mette in mostra nuove visioni del lavoro possibile e l'interazione casa-ufficio

"Fra 30 o 40 anni saremo stupiti di constatare quali condizioni invivibili propongono la maggior parte degli uffici di oggi, cloni caricaturali, standardizzazione, totalitarismo, non potranno mai suggerire il minimo piacere di vivere in un ufficio…". Jean Nouvel, uno dei grandi dell'architettura, Pritzker Prize 2008, spiega con queste parole uno degli eventi più importanti e significativi del Salone Internazionale del Mobile (9 al 14 aprile a Fiera Milano, Rho) al quale Cosmit ha commissionato un importante progetto che interpreta le profonde trasformazioni che hanno contraddistinto, negli ultimi anni, il mondo dello spazio da abitare e dello spazio di lavoro e le trasformazioni in atto. "Mi hanno chiesto uno sguardo, ma è una carta bianca - aggiunge -, ho scelto di non avere una direzione perché i modi lavorare si differenziano sempre di più. Vorrei presentare un progetto di libertà, provare a opporre alla segregazione urbana e allo zoning altri luoghi per lavorare".

Così in un'area speciale, all’interno del padiglione 24 dedicato al SaloneUfficio, Jean Nouvel esplorerà le possibilità attuali del "costruito" per ribaltare la filosofia della "normalizzazione dell'ufficio, progettato non si sa per chi deve andarci, senza sapere niente di chi lo occuperà", come dice Nouvel che percorrere la strada del rifiuto di spazi clonati, chiusi e ripetitivi e suggerisce alle aziende espositrici nuove formule di aggregazione per affrontare con maggiore forza il mercato interno e quello internazionale.

Una strada intrapresa alla fine degli anni Ottanta quando l'architetto francese concepisce il suo primo edificio per uffici, l’agenzia pubblicitaria Clmbbdo nella banlieue di Parigi, sviluppando la sua personalissima visione dello spazio di lavoro: mobilità, convivialità, piacere, gioco, apertura tanto verso l’interno quanto verso l’esterno. E sono proprio la nozione del piacere del vivere in un ambiente di lavoro, la ricerca di nuovi materiali e di nuove tecnologie per realizzare soluzioni confortevoli, efficienti e rispettose dell’uomo e dell’ambiente quelle che "Progetto: ufficio da abitare" vuole far emergere. Abitare gli uffici come si abita la propria casa, la propria città, perché si abitano i luoghi dove si lavora tanto quanto dove si vive e ognuno ha diritto a piccoli piaceri – la regolazione della luce, le inquadrature, le viste – e a esprimersi attraverso i propri mobili od oggetti. Ma la casa che è diventa ufficio e muta funzionalità d'uso e arredi di cui anche le aziende dovranno tener conto progettando e realizzando mobili ad hoc per questa doppia funzione.

"Non si lavora esclusivamente in ufficio. Si può lavorare e lavoreremo sempre di più in un appartamento, il nostro, in un magazzino riconvertito - spiega -. E se lavorassimo in un grattacielo per uffici, bisognerebbe inventare spazi impregnati di generosità, che accolgano universi e personalizzazioni di ciascuno".

Il "Progetto: ufficio da abitare" presenta situazioni di lavoro in antitesi con la segregazione urbana e la clonazione funzionale degli uffici standardizzati. Il ruolo dell’architetto – usando le parole di Jean Nouvel – è quello di interpretare le mutazioni tecniche, culturali e sociali contemporanee proponendo "un linguaggio poetico, un progetto di libertà". Al centro di SaloneUfficio ci sarà un un monolito con quattro video- ritratti dove un regista, un filosofo, un artista e uno scrittore esprimono si interrogano sul mondo del lavoro e sui suoi cambiamenti.

Seguendo poi un percorso libero nel "quartiere" voluto da Nouvel, si scoprono inedite situazioni di lavoro che evidenziano come il modo di lavorare di oggi è superato.Un appartamento classico ristrutturato interamente come luogo di lavoro e arredato in chiave ultra moderna è la prima "scena": lo spazio è a misura d’uomo, ogni stanza è unica, gli uffici risultano più umani e piacevoli rispetto a quelli ripetitivi e standardizzati. È la strategia del "cocooning", ricreare il proprio nido anche nel luogo di lavoro per sentirsi rassicurati.
Seconda ambientazione, uffici contigui caratterizzati da un razionalismo generoso: pareti scorrevoli, porte pieghevoli, luce e intimità dosate e regolate mediante l’uso di persiane, accessori che possono essere appesi o rimossi dalle pareti a piacere. Così l'ambiente di lavoro si chiude o si apre sui vari uffici a seconda delle esigenze e dei desideri.
E ancora, ecco le potenzialità di un capannone, riconvertito in ufficio, per ottimizzarne il potenziale spaziale e una rappresentazione delle interazioni obbligatorie tra spazio domestico e di lavoro, riflesso della sempre più consolidata abitudine di lavorare da casa. L'ultimo scenario svela l'eterogeneità possibil la chiave dell’ultimo scenario: piani e scaffali da accatastare e impilare, si è tentati di scalarli, di sistemarsi su di essi per lavorare in modo diverso, "paesaggio" come una sagoma di città. L’eterogeneità contamina anche i materiali, dall’alluminio al legno, cuoio e plexiglas e accoglie altri mobili, altre estetiche. Spazi senza regole tradizionali, quindi, dove in primo piano viene messo il piacere di lavorare, dove ognuno compone il proprio spazio secondo le proprie esigenze, tra giochi di luci e riflessi.

Alla luce viene dedicato un laboratorio, un progetto teorico in cui ciascuno gestisce la propria luce e l’intensità luminosa, in antitesi con l’illuminazione standardizzata.
L’evento prevede anche una piccola antologia di arredi e architetture di grandi architetti, un modo di rendere omaggio ai maestri di Jean Nouvel, e una vip lounge dove sono stati invitati quattro importanti designer, amici dell’architetto: Ron Arad, Michele De Lucchi, Marc Newson e Philippe Starck.