Karim picchiò tassista: 18 mesi all'ex tronista

La pena è stata sospesa. Il modello: £Sono sconvolto, chiedo scusa a lui, ai giudici e agli avvocati a cui ho fatto perdere tempo. Ho fatto una sciocchezza"

«Ho fatto una sciocchezza. Ho chiesto scusa al tassista, al giudice, agli avvocati per il tempo che ho fatto perdere». Insomma, ha chiesto scusa un po' a tutti. Non che gli sia servito un granché. Antonio Karim Capuano, infatti, è stato condannato lo stesso. Dopo svariati tentativi di patteggiamento, l'ex tronista del programma televisivo «Uomini e donne» si è preso un anno e mezzo di reclusione con rito abbreviato. Libero grazie alla sospensione condizionale della pena, «ammaccato» per la magra figura. La «sciocchezza», come la chiama lui, risale alla notte tra il 19 e il 20 aprile 2008, quando picchiò un tassista e tentò di portargli via l'auto in viale Abruzzi. Lo arrestarono. Il modello, 33 anni, già in occasione dell'udienza di convalida aveva chiesto scusa per quanto accaduto, sostenendo che forse aveva bevuto qualche bicchiere di troppo. «Ho fatto una sciocchezza. Ho chiesto scusa al tassista, al giudice, agli avvocati per il tempo che ho fatto perdere. È cominciato tutto da un equivoco e io ho fatto una sciocchezza», aveva poi ribadito ai cronisti. Quella notte era salito sul taxi insieme ad altre due persone per andare in un night club. Dopo aver sussurrato qualcosa nell'orecchio del tassista, aveva improvvisamente cominciato a percuoterlo da dietro, fino a fargli quasi perdere conoscenza e provocandogli un trauma cranico. Aveva poi trascinato la vittima per la giacca fuori dal taxi, si era messo al volante e aveva percorso cento metri prima di fermarsi in viale Abruzzi. Accusato inizialmente di violenza privata, lo scorso 11 giugno Capuano aveva proposto tramite il suo legale un patteggiamento a 7 mesi di reclusione con la condizionale, che però era stato rigettato dal giudice delle direttissime Elisabetta Canevini che aveva ritenuto di non poter applicare le attenuanti generiche senza il risarcimento del danno al tassista e indicando la riformulazione del capo di imputazione tentata rapina. Il processo era dunque proseguito davanti a un altro giudice, Manuela Cannavale della quarta sezione penale. Nei mesi successivi, i difensori hanno poi dimostrato al pm Mario Venditti di aver risarcito la vittima con 8mila euro, avevano concordato con il magistrato un nuovo patteggiamento a un anno con la condizionale e il modello era tornato in libertà dopo quattro mesi di presentazione quotidiana alla polizia. Tuttavia il 14 novembre il patteggiamento era saltato perché in udienza si era presentato un altro magistrato, il pm Edi Pinatto, secondo il quale le imputazioni andavano riformulate in lesioni personali gravi e rapina consumata con la recidiva generica semplice perché l'imputato aveva già alle spalle un patteggiamento a 4 mesi per altri reati. Il giudice non aveva potuto far altro che disporre un ulteriore rinvio. Il 4 marzo, dopo un'altra udienza interlocutoria, l'imputato aveva chiesto e ottenuto di procedere con il rito abbreviato condizionato all'espletamento del suo esame, che si è tenuto oggi. In quell'occasione, tra l'altro, i legali del tassista hanno depositato la remissione della querela perché il risarcimento era stato più che raddoppiato con l'aggiunta di altri 10mila euro attraverso una transazione stragiudiziale, ma il processo è continuato d'ufficio. Oggi, infine, la sentenza di condanna a un anno e mezzo di carcere e a 2mila euro di multa.