Keenleyside, alberi e boschi di una natura immaginata

Lo Studio Cannaviello ospita la prima personale del giovane pittore inglese

Elena Pontiggia

Simon Keenleyside è un giovane artista sconosciuto in Italia, dove non ha mai esposto, se si eccettua una sporadica presenza in una collettiva alla Triennale lo scorso anno. Quella che attualmente è in corso allo Studio Cannaviello (via Stoppani 15, fino al 15 gennaio) è la sua prima personale. All'estero invece è già piuttosto affermato, soprattutto a Londra, dove ha studiato e dove ha già vinto precocemente (ha appena trent'anni) alcuni importanti premi. Al di là dei riconoscimenti, comunque, che contano fino a un certo punto, le sue opere catturano per una sorta di realismo magico che le percorre.
Ci spieghiamo meglio. Keenleyside dipinge prevalentemente paesaggi, e paesaggi di un solo genere: cespugli, alberi, intrichi di boschi. C'è, nelle sue opere, il ricordo dell'Essex, dove è nato. L'Essex infatti è una contea a Sud-est di Londra che è una delle regioni più verdeggianti e agricole dell'Inghilterra: una regione dove l'industria è sempre stata quasi assente e ha ceduto il passo alle coltivazioni intensive. Le memorie dell'Essex, però, sono solo un punto di partenza. Sull'esperienza, fortunata, del contatto con la natura, se ne insinua un'altra che per la generazione di Keenleyside è fondamentale: il contatto con il fumetto, i cartoni animati, il cinema degli effetti speciali, il mondo delle play-station, insomma tutto il virtuale che ci circonda.
Mettiamoci anche qualche lettura, qualche sogno, magari un'attitudine un po' visionaria. Mettiamoci anche qualche amore più propriamente artistico: a noi viene in mente il neo-surrealismo di Milan Kunc, ma potremmo sbagliare.
In ogni caso il risultato di tutte queste suggestioni sono paesaggi sostanzialmente fiabeschi, eppure stranamente sobri, delicati, non sgargianti: e questo è il loro aspetto più convincente.
Keenleyside dipinge, per esempio, dei boschi di betulle in cui i tronchi degli alberi, che dovrebbero essere candidi, sono cosparsi come di coriandoli o di caramelline colorate. Dipinge foreste in cui il sottobosco non è affatto verde, ma assume i colori più inverosimili, dalle tinte fragola a quelle rosa e viola. Oppure dipinge dei boschi di notte, dove la luna illumina rami e tronchi che si muovono come le dita di una mano. O, ancora, un corso d'acqua di un giallo intenso che sembra di cera fusa o di oro liquido.
Vuole dirci, forse, che la natura più autentica è quella che sogniamo? Oppure che l'unica natura che ci è rimasta è quella che immaginiamo, perché l'altra, quella che ogni tanto constatiamo con gli occhi, ormai sta morendo? Entrambe le cose, e altro ancora. Quello che conta, comunque, è una pittura carica di seduzioni, dove la precisione del disegno convive serenamente con la fluidità e la libertà della pennellata. E dove le fiabe sembrano proprio vere.